Agorà

Cinema. Fuga in treno dall’apocalisse

Alessandra De Luca venerdì 28 febbraio 2014
Immaginate una nuova Arca di Noé, questa volta un lunghissimo treno però, che accolga i sopravvissuti a una nuova glaciazione provocata dai tentativi maldestri dell’uomo di fermare il riscaldamento globale. In un futuro non troppo lontano, ed esattamente nel 2031. Immaginate però che al posto di Noè ci sia un autoritario sistema di governo che riproduce sui convogli la stessa gerarchia sociale che esiste nella realtà, con i poveri ammassati nelle vetture di coda trasformate in una sorta di prigione e i ricchi comodamente sistemati in testa. Ognuno deve stare al suo posto, questa è la regola, e infatti da quasi due decenni il corpo sociale in movimento sulle rotaie è immobile al suo interno. Per raccontare la nuova catastrofe che ha colpito il genere umano il coreano Joon Ho Bong si è ispirato al fumetto francese Transperceneige di Benjamin Legrand, Jacques Lobe, Jean-Marc Rochette e ha arruolato un nutrito cast di attori occidentali, tra cui un’irriconoscibile Tilda Swinton, Jamie Bell, Octavia Spencer, Ed Harris, John Hurt. Da 17 anni il treno rompighiaccio con a bordo i sopravvissuti spinto da un motore a moto perpetuo compie il giro del globo, ma nei bassifondi ferve la rivolta contro le ingiustizie sociali perpetrate dalla classe dei privilegiati in prima classe. Curtis, giovane leader dei vagoni di coda, attende il momento giusto e poi dà inizio a un’asprissima ribellione che porterà i miserabili sfruttati e oppressi fino alla sala macchine governata dal misterioso Wilford, tra colpi di scena che si susseguono numerosi come in un videogioco che ti consegna ai successivi livelli dell’avventura.Obiettivo del regista, che con l’apocalittico Snowpiercer ha realizzato il suo primo lavoro in lingua inglese e film più costoso mai prodotto in Corea unendo le esigenze del cinema commerciale di genere con quelle del cinema d’autore, era  esplorare la natura e le sorti dell’essere umano in situazioni estreme e di riflettere filosoficamente su disparità sociali attualissime nonostante il film sia ambientato in un fantascientifico futuro e su un treno, versione compatta del mondo intero, ultimo bastione di civiltà, microcosmo dove le speranze di salvezza e cambiamento sono ridotte al minimo. La disumanità dell’uomo braccato e tormentato è al centro della riflessione, ma un raggio di speranza illumina il finale di questo claustrofobico apologo spesso appassionante, a volte cerebrale, che guarda a quei film di fantascienza che hanno lasciato il segno nell’immaginario di tutti noi come Blade Runner, Strage Days, BrazilThe Matrix.