Agorà

L'omaggio. Fracci, una vita tutta sulle punte

Pierachille Dolfini giovedì 28 ottobre 2021

Una scena del film “Carla”, proiettato ieri in anteprima al Teatro ala Scala: dall’8 al 10 novembre nelle sale e il 5 dicembre su Rai 1

«Sono felice. Soprattutto per Carla». La voce rotta dalla commozione di Beppe Menegatti risuona al Teatro alla Scala. Rai Fiction e Anele presentano Carla, il film dedicato a sua moglie, a Carla Fracci, scomparsa a Milano il 27 maggio scorso a 84 anni. «Oggi questo diventa un omaggio alla memoria, ma il nostro film racconta la vita» riflette Emanuele Imbucci, regista della pellicola che, dopo l’anteprima di ieri sera al Teatro alla Scala, che per Carla è diventato per la prima volta un set cinematografico, arriva nelle sale dall’8 al 10 novembre. Per approdare poi in prima serata su Rai 1 il 5 dicembre.

«Sarà un preludio alla diretta della serata inaugurale scaligera del 7 dicembre con il Macbeth di Giuseppe Verdi» anticipa Maria Pia Ammirati, direttore di Rai Fiction, spiegando che il film tratto dall’autobiografia di Carla Fracci Passo dopo passo (curata da Enrico Rotelli e pubblicata nel 2013 da Mondadori), «non è solo un ritratto dell’artista, ma è soprattutto il racconto della vita di una donna straordinaria che scegliendo di diventare madre nel pieno della sua carriera ha sconfitto il pregiudizio che un’artista non possa essere anche pienamente donna».

Un pregiudizio che «persiste ancora oggi nonostante Carla sia stata una pioniera nella sua decisione di avere un figlio quando la maternità era un tabù per le ballerine perché poteva voler dire interrompere la carriera» dice con amarezza Alessandra Mastronardi che sullo schermo interpreta con commovente e impressionante immedesimazione Carla Fracci. «Io che non avevo mai messo un paio di scarpette ho fatto lezioni di danza via zoom usando un’asse da stiro come sbarra» racconta l’attrice trentacinquenne napoletana che ha avuto come controfigura nelle scene di danza (ottimo il montaggio di Marco Rizzo) Susanna Salvi, étoile del Teatro dell’Opera di Roma.

«Da subito abbiamo trovato una simbiosi perfetta per dare corpo sullo schermo alla signora Fracci». Milano 1970. La ballerina, indosso il suo inconfondibile abito bianco, è su un taxi che la porta al Teatro alla Scala. Dove ballerà nello Schiaccianoci. Serata che segna il suo ritorno in scena dopo un anno dalla nascita del figlio Francesco. L’ha convinta a tornare Rudolf Nureyev (lo interpreta Lèo Dussolier) che in cinque giorni le ha insegnato la sua (complicatissima) coreografia del capolavoro di Cajkovskij. E durante quel breve viaggio davanti agli occhi di Carla passano (in un lungo flash back che è il film con la sceneggiatura di Graziano Diana e Chiara Laudani) i ricordi di una vita.

L’infanzia durante gli anni della Seconda guerra mondiale sfollata in campagna con la nonna (Carla bambina è Elisa Proietti, scelta tra 400 allieve di scuole di danza di tutta Italia), il primo giorno alla Scuola di ballo della Scala dove la direttrice Esmee Bulnès (l’attrice Euridice Axen) la prese perché «la g’ha un bel facin», i sacrifici di mamma Santina (Maria Amelia Monti) e del papà tranviere Luigi (Pietro Ragusa), le invidie delle compagne (riassunte nella figura, completamente inventata, di Ginevra Andegari, interpretata da Paola Calliari, mentre Claudia Coli è l’insegnate “cattiva” De Calboli).

«Abbiamo voluto raccontare anche l’evoluzione culturale e sociale di Milano, che Carla ha osservato e attraversato. Una Milano di ieri che ha gettato le basi per la Milano di oggi» spiega Gloria Giorgianni, produttrice del film girato tra Milano, Roma e Orvieto (dovrebbe essere proiettato prossimamente all’Expo di Dubai), distribuito nel mondo da Rai-Com che edita, con Curci Edizioni, anche la colonna sonora originale di Carla con le musiche di Pasquale Catalano. E poi il passo d’addio nel 1955 sul palco della Scala con Lo spettro della rosa (lo ricostruisce, come tutte le coreografie del film, Paul Chalmer, lo balla Gabriele Rossi che interpreta Mario Pistoni) andato in scena la stessa sera della Sonnambula con Maria Callas (le offre il volto Paola Lavini), l’avventura londinese con Anton Dolin al Royal festival ballet, la tournée in America con Erik Bruhn (che sullo schermo è Alan Cappelli Goetz).

E l’amore, tenero, commovente (ingrediente perfetto per il pubblico di Rai 1) con Beppe (un intenso Stefano Rossi Giordani) che sino all’ultimo è stato accanto a Carla. «Una vita ricca di eventi e di incontri, troppi per fare un racconto cronologico» spiega Imbucci ricordando il primo incontro a Milano con la Fracci per illustrarle il progetto del film. «Avevamo le mascherine, ma nei suoi occhi ho visto il suo grande amore per la danza. E ho scelto allora, la via dell’emotività. Tornare alla dimensione umana dell’artista». Che si vede sullo schermo, nei «dietro le quinte» della vita della ballerina.

«Siamo abituati a vedere Carla che danza con il sorriso, ma non abbiamo mai visto le sue lacrime. Per questo ogni scena che ho girato – racconta la Mastronardi –, l’ho girata per lei. Perché voleva che raccontassimo la sua forza di volontà, la serietà della preparazione. Me lo ha detto nell’incontro che abbiamo avuto via zoom in pieno lockdown. Poi è venuta sul set, alla Scala. I set sono sempre pieni di rumore, ma quando arrivò lei ci fu silenzio. Tra una ciak e l’altro a un certo punto si avvicinò ad un carrello con un macchinista e appoggiandosi si mise a fare la sbarra. Ci ha conquistati tutti. L’unico rammarico è che non abbia potuto vedere il nostro film». Carla, dice, sicuro Beppe Menegatti, «avrebbe pianto di gioia».