Agorà

Proiezione nella sala Paolo VI. Clochard invitati per il film su Papa Francesco

Alessia Guerrieri martedì 1 dicembre 2015
Lo stupore lo si legge negli occhi. Molti entrano in sala Paolo VI tenendo il naso all’insù, come si fa ogni prima volta in un luogo finora conosciuto solo per sentito dire. Fissano prima le luci del soffitto, poi quel che trapela, da dietro il maxischermo, del grande Cristo della Resurrezione di Pericle Fazzini. Infine, si guardano intorno un po’ sperduti, quasi ad essere rassicurati dai compagni di fragilità. Migliaia di clochard, volontari, donne e bambini ospitati nelle case famiglia del Lazio che Papa Francesco ha voluto invitare questo pomeriggio alla prima mondiale in Vaticano del film sulla sua vita, diretto da Daniele Lucchetti: Chiamatemi Francesco. Ad accogliere gli ospiti speciali è infatti l'elemosiniere, monsignor Konrad Krajewski,  a cui il Papa affida la realizzazione di tutti i "doni" per i più bisognosi: "Benvenuti a casa".  "Sono curioso di vedere cosa facesse l'arcivescovo Bergoglio a Buenos Aires prima di venire a Roma", dice il sessantenne Felice, che da qualche giorno vive nel dormitorio voluto dal Papa ad ottobre proprio in via dei Penitenzieri, a due passi dal Vaticano. "Ci hanno raccontato che anche lì aiutava i poveri, girando di notte per le strade – continua frettolosamente, prima di sparire per andare a prendere posto nelle prime file – come sta facendo dall’inizio con noi qui". Una donna se ne sta seduta in angolo della sala Nervi con in mano il biglietto d'ingresso. "Me lo hanno dato nella mensa di poveri di piazza Santa Lucia, dove vado ogni sera da quando ho perso il lavoro". Dolores è una equadoregna arrivata dodici anni fa in Italia per fare la badante. "Invitare noi che non abbiamo certo i soldi per andare al cinema - sono le sue ultime parole prima che le luci si abbassino - è il più bel regalo che il Papa potesse farci per il Giubileo".