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Rimini. "Fede a strisce" premia il fumetto su Lucille Teasdale

Paolo Guiducci venerdì 28 luglio 2023

L'immagine di copertina di "Lucille degli Acholi" di Ilaria Ferramosca e Chiara Abastanotti

“Essere medico non è una professione, ma una vocazione, un modo di dedicarsi alle persone. E se lo fai, perché non farlo per chi ne ha maggior bisogno?”. Così, semplicemente, Lucille Teasdale ha sintetizzato i suoi quasi 40 anni trascorsi in Uganda, nei quali ha trasformato il piccolo ospedale di Lacor in quello che, ancora oggi, è uno dei maggiori centri sanitari no profit dell’Africa equatoriale, dedicando l’intera esistenza ai suoi pazienti, occupandosi di loro con dedizione e fondando la prima scuola per infermieri.​

Di questa chirurgo canadese, Rita Levi Montalcini ha detto: “Lucille rimane il più fulgido esempio di dedizione all’attività medica svolta con eroismo sino alla fine del suo percorso”. Eppure, nonostante l’apprezzamento del premio Nobel, quella di Lucille Teasdale resta un’esistenza di cui poco si conosce. Un’opportunità poco “togata” per avvicinare la prima specializzata in Chirurgia degli anni Cinquanta (quand’era considerata una professione di appannaggio maschile), è Lucille degli Acholi, il volume a fumetti di Ilaria Ferramosca e Chiara Abastanotti (editrice Il Castoro) che si è appena aggiudicato il “Fede a Strisce 2023”, il premio che viene attribuito a Rimini per il fumetto con elementi religiosi. Unico in Italia, il riconoscimento è indetto dal festival Cartoon Club, ed è intitolato alla memoria della famiglia santarcangiolese Ramberti (1928-1995), terziari francescani attivamente impegnati per le persone diversamente abili ed emarginate.

Una tavola di "Lucille degli Acholi" di Ilaria Ferramosca e Chiara Abastanotti - editrice Il Castoro

Il Premio che da vent’anni dimostra come il Mistero abiti anche sulle nuvolette, è stato assegnato dalla giuria presieduta dall’esperto padre Stefano Gorla, ad “Una bella biografia di una donna tenace e coraggiosa che diviene una storia collettiva di persone che hanno speso la vita incarnando valori evangelici al servizio dei più poveri, con fiducia nell’uomo e in Dio, con gesti che realizzano giustizia e pace. – si legge nella motivazione - La narrazione con delicatezza accompagna il lettore senza brandire i valori che comunica”.​ Decisivo per Lucille l’incontro con quello che sarebbe diventato suo marito, il pediatra italiano Piero Corti; con lui, infatti, si trasferisce in Uganda nell’ospedale dove lavorerà per 34 anni, eseguendo circa 13000 interventi chirurgici.

A questo ruolo coniugò l’opera di educazione della popolazione autoctona, istruendo le madri della tribù acholi (da qui il titolo del volume) ed emancipandole dalla superstizione e dall’ignoranza nella cura delle infezioni. Morirà, piegata dalle sofferenze causate dall’infezione dell’HIV contratta durante un intervento, a Besana in Brianza, dove si è trasferita nell’ultimo periodo, il 1º agosto 1996.

La menzione speciale del Premio è andata invece ad Abbà Padre della giovane editrice .neo, un bell’esempio di come si possa fare un fumetto religioso senza essere catechetici. Quella di Roberto Battestini è una intensa storia autobiografica “che regala una riflessione sulla figura paterna, sul senso della genitorialità e sul significato dei rapporti tra generazioni, che anche nel segno iconografico è coinvolgente e mai banale”.