Agorà

Arte e fede. Dopo 32 anni il reliquiario di san Galgano torna a Siena

Gianluca Scarnicci lunedì 26 aprile 2021

L’arcivescovo Augusto Paolo Lojudice e Roberto Riccardi, comandante dei Carabinieri – Tutela Patrimonio Culturale, presentano il reliquiario ritrovato

Dopo 32 anni è stato restituito alla Chiesa senese il reliquiario di san Galgano insieme ad altri preziosi reperti che erano stati trafugati nella notte tra il 10 e l’11 luglio 1989 dal Museo dell’arcidiocesi di Siena-Colle di Val d’Elsa-Montalcino. Il celebre reliquiario, proveniente dall’antica ed omonima abbazia, è un prezioso manufatto, in rame dorato e smalti, dell’oreficeria senese del primo ’300, celebre in tutta Italia in quel periodo, tanto da ricevere commissioni da parte della corte pontificia, come il calice di Niccolò IV per la basilica di San Francesco in Assisi e il reliquiario del Corporale per la cattedrale di Orvieto.

Per celebrare questo “ritorno” è stato organizzato nell’arcivescovado di Siena un vero e proprio evento al quale hanno preso hanno preso parte l’arcivescovo Augusto Paolo Lojudice, il ministro della Cultura Dario Franceschini, Roberto Riccardi, comandante dei Carabinieri – Tutela Patrimonio Culturale, e Barbara Jatta, direttore dei Musei Vaticani. Dieci degli undici pezzi trafugati dal Museo Diocesano trentun anni fa sono stati restituiti ai legittimi proprietari grazie a un’attenta e accurata indagine del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Palermo dell’Arma dei Carabinieri coordinato dal Tribunale di Catania.

Il reliquiario di san Galgano, purtroppo, ha subito importanti traumi, probabilmente nel tentativo di porlo sul mercato non nella sua interezza. Lo stato di degrado dei manufatti più preziosi ha subito reso evidente l’urgenza di un intervento di restauro. Il 23 febbraio scorso, l’arcivescovo di Siena ha chiesto e ottenuto dal Governatorato della Città del Vaticano la possibilità di restaurare i preziosi oggetti presso i Musei Vaticani, che hanno affidato il progetto al Laboratorio di Restauro metalli e ceramiche.

«Quando viene violata una proprietà privata c’è sempre un grande dolore – ha osservato l’arcivescovo Lojudice –. Quando viene violato un luogo sacro è ancora più doloroso. Questi oggetti erano nel Museo Diocesano e la violazione fu fatta non solo alla Chiesa di Siena, ma a un pezzo di storia. Gli oggetti non sono idoli, ma alcuni oggetti sono segni di tradizioni vive, di vite di persone, non solo di chi li ha realizzati, ma di coloro per i quali hanno un significato particolare. L’arte è un patrimonio di tutti, oggi celebriamo la restituzione di questi oggetti non solo alla loro integrità, ma alla fruibilità di chiunque voglia, perché siamo tutti parte di un unico popolo, che cammina insieme e in cui ognuno fa la sua parte».

«È bello – ha commentato il ministro Franceschini – celebrare oggi la fine di questa storia, sebbene dopo una lunga attesa. Questi oggetti tornano finalmente dove sono stati rubati e questa vicenda dimostra una volta di più quanto le comunità locali siano orgogliose e legate ai propri simboli, anche oltre il valore religioso. Un particolare ringraziamento ai nostri Carabinieri della tutela del patrimonio culturale sono un’istituzione nota in tutto il mondo, con un’esperienza pluri-decennale che si rinnova ogni giorno».