Agorà

Cannes. Dolan e Mungiu raccontano drammi familiari

ALESSANDRA DE LUCA venerdì 20 maggio 2016
CANNES Idrammi familiari esplodono sugli schermi di Cannes che ieri hanno visto in competizione due tra gli autori più coccolati del Festival, il giovanissimo canadese Xavier Dolan, scoperto alcuni anni fa proprio sulla Croisette, e il rumeno Cristian Mungiu, già vincitore di una Palma d’oro. Potendo contare su un cast d’eccezione composto da Gaspar Ulliel, Marion Cotillard, Lea Seydoux, Vincent Cassel, Nathalie Baye e sulla piéce teatrale di Jean-Luc Lagarce, Dolan mette in scena nel suo Just la fin du mond, un inferno domestico scatenato dal ritorno a casa dopo dodici anni di Louis, divenuto nel frattempo un famoso scrittore. Il giovane deve annunciare alla madre, alla sorella, al fratello e alla cognata la sua morte imminente, ma il momento giusto per quella dolorosa confessione non arriverà mai. Le tensioni esplodono, tutti hanno qualcosa di inutile da dire e da urlare in faccia all’altro, mentre l’unico che dovrebbe parlare resta in silenzio, a drenare la rabbia e il rancore degli altri, tentando di fuggire con lo sguardo e la mente perduti in ricordi lontani. Il regista mette dunque in scena un claustrofobico, concitatissimo, straziante kammerspiel scandito dai primissimi piani degli attori, dialoghi serratissimi che assomigliano a feroci duelli, frasi spezzate o ripetute, improvvise aperture a momenti musicali che alleggerisco il peso di tutto ciò che non viene detto. Non è il miglior film di Dolan, che ci ha abituato a lavori narrativamente più coraggiosi e linguisticamente più sorprendenti, ma il ragazzo ha talento da vendere e il tema, tra i più frequentati dalla settima arte, è uno di quelli che non lascia indifferenti. «La famiglia di Louis – dice il regista – parla di tutto fuorché delle cose essenziali, che restano non dette. Nessuno ascolta davvero l’altro, ci si interrompe a vicenda e i silenzi del protagonista, che deve reagire al clima isterico dei parenti, finiscono per essere più eloquenti delle parole». Frana anche la famiglia raccontata da Mungiu in Baccalauréat, in cui Eliza, figlia di un medico di una cittadina della Transilvania, alla vigilia di un esame necessario per frequentare un’università inglese, subisce un tentativo di violenza. Suo padre cerca in tutti modi di impedire che questo “incidente” pregiudichi l’impegno scolastico e il futuro di Eliza, ma negli stessi giorni l’uomo, in piena crisi esistenziale, dovrà fare i conti con molti altri problemi legati al suo infelice matrimonio e al lavoro. Sullo sfondo di un Paese ancora sfaldato nonostante la ritrovata democrazia, il regista mette in scena un’intensa odissea urbana ottimamente scritta e costruita con lunghi piani sequenza durante i quali i personaggi, e il pubblico con loro, trovano il proprio ritmo. « Baccalauréat è un film sui principi e i compromessi ai quali siamo costretti – dice Mungiu – su scelte e decisioni, sull’opposizione tra individualismo e solidarietà, ma anche sulla famiglia, sull’educazione dei figli e sulla vecchiaia che si avvicina mentre la terra ti trema sotto i piedi». © RIPRODUZIONE RISERVATA Xavier Dolan