Agorà

I Giochi. Daniela rinata dall'acqua, doppio oro alle Olimpiadi dei trapiantati

Massimo Iondini sabato 1 luglio 2017

E' la più giovane dei Giochi, Daniela De Rossi, insieme a una tredicenne britannica e a una statunitense. È l’aurea pluripremiata mascotte azzurra della 21ª edizione dei World Transplant Games, le Olimpiadi dei trapiantati, su cui ieri sera è calato il sipario con la cerimonia di chiusura dopo otto giorni di gare e di sfide. Sfide comunque vinte a priori, da chi nella vita ha prima perso e poi ricevuto un cuore, un rene, un fegato. Soprattutto se poi il medagliere ufficiale degli azzurri segna il miglior bilancio di sempre, forte di dieci ori, dodici argenti e undici bronzi.
Medaglie appuntate sul petto e nell’anima di campioni come, tra gli altri, il ciclista 56enne Ermanno Manenti (ha bissato i due ori conquistati nelle precedenti edizioni con una sonante vittoria per distacco nella 30 km su strada, condita con due bronzi nelle crono 5 km e a squadre), il collega Walter Uccheddu (oro e bronzo), il nuotatore e lunghista Roberto Cantoni (oro e argento), la tennista Marta Nizzo (oro nel singolo femminile e bronzo nel doppio misto con Marco Corgnale), la marciatrice Theresia Braun (oro nella 3 km femminile, ma anche nel ten-pin bowling) o Marco Rigo (oro nel tennistavolo).


Medaglie che brillano tutte di una luce speciale proprio come gli ori conquistati a bracciate (nei 50 metri dorso juniores e nei 100 stile libero, oltre a un argento nei 50 farfalla e a un bronzo) dalla piccola grande Daniela De Rossi. In Spagna la nuotatrice azzurra ha vissuto le sue prime Olimpiadi da trapiantata filando come un missile nella più simbolica delle acque rigenerative, forte di quel “nuovo” rene donatole da mamma Monica grazie al trapianto effettuato poco più di un anno fa, il 16 febbraio 2016.
«Non riesco a esprimere la mia felicità – ci dice al telefono da Malaga la giovane campionessa romana –. A settembre porterò queste medaglie a scuola perché sono un po’ anche dei miei compagni e delle maestre che mi sono sempre stati vicino negli anni della malattia e della dialisi».


Daniela è vittima di una rara malatttia autoimmune che si chiama glomerulo sclerosi focale segmentale, riscontrata nel 2012 in seguito a degli esami medici sportivi che le dovevano dare l’ok per l’attività agonistica. Invece arrivò un drammatico stop, non solo sportivo. «La sentenza fu choccante – spiega la signora Monica –, la malattia era già in stato avanzato, non restava che sperare nel trapianto. Che però in quel momento non era possibile affrontare: cuore, fegato e tutti gli organi vitali erano quasi compromessi a causa del malfunzionamento dei reni. Daniela ha fatto due anni di dialisi peritoneale: 12 ore al giorno, tutti i giorni. I medici sono riusciti a ristabilizzarla per poterla avviare al trapianto di rene da vivente. Nel frattempo io e mio marito Angelo abbiamo fatto tutti i test. Risultavamo entrambi idonei, ma sono stata scelta io».

Così l’anno scorso Daniela è nata per la seconda volta grazie a sua madre, autentica donatrice di una nuova esistenza. «Purtroppo c’è il rischio di recidiva con il rene trapiantato – spiega Monica –, ma non vogliamo proprio pensarci. Mia figlia è stata forgiata dalla sofferenza ed è abituata ad affrontare i sacrifici e le fatiche». «Mai avrei immaginato di essere campionessa olimpica – dice Daniela, che in vasca aveva conquistato 9 titoli regionali e uno nazionale già prima del trapianto –. Tra due anni voglio tornare ai Giochi (si terranno a Newcastle, in Inghilterra, dal 17 al 24 agosto 2019, ndr) e magari puntare a 4 ori. Il nuoto mi ha dato tanta forza per affrontare la malattia e tornare a vivere come prima».