Agorà

OPERA. Dal web alla Scala: i giovani di Carmen

Pierachille Dolfini sabato 5 dicembre 2009
Un’idea – e ben chiara – ce la siamo fatta della Carmen di Daniel Barenboim ed Emma Dante. Ma ancora non possiamo dirvela. Lo impone, con garbo, il Teatro alla Scala. Poche righe date ai giornalisti che ieri sera hanno seguito l’anteprima dell’opera di Bizet che lunedì inaugurerà la nuova stagione del teatro milanese. La prima di Carmen è la serata del 7 dicembre e nel rispetto anche istituzionale del calendario di stagione non sono attese recensioni o descrizioni dettagliate dello spettacolo fino almeno alla mattina dell’8 dicembre. Nell’anteprima protagonista è il pubblico dei "giovani". Protagonista, soprattutto, alla fine con dieci minuti di potenti applausi. Per il resto, non possiamo qui dirvi dunque se, come ci ha detto in un’intervista la regista palermitana, al suo debutto nella lirica, sul palco del Piermarini, c’è una Carmen «laica», che fa paura, «martire contemporanea di un Paese bigotto». Possiamo dirvi che l’essenzialità delle scene è piaciuta, per esempio, a Rossano: «Aiuta a seguire la storia». Ma che i rumorosi movimenti hanno disturbato Lucia: «Troppo fastidiosi, tanto che a volte la musica si fatica a sentire». Possiamo poi raccontarvi l’emozione dei ragazzi tutti rigorosamente sotto i 30 anni: lo hanno dimostrato con alla mano oltre al biglietto le loro carte d’identità. Giuseppe, 20 anni, siciliano, per la prima volta entra alla Scala. «E mi sono sentito un po’ a casa, vedendo sul palco un po’ della mia Sicilia» racconta. Emma Dante spazza via la Siviglia del libretto per fare spazio ad un «sud dell’anima» dove le emozioni sono forti, la stessa intensità che Barenboim mette nella sua lettura. «È un grande» dice Paola, 15 anni, bergamasca. «L’altra sera l’ho visto in tv su Raitre – le fa eco Enrico –. Forte! Ma sopratutto bravo a spiegare un mondo, quello della musica classica, che noi giovani spesso guardiamo con sospetto». E a Che tempo che fa di giovedì sera, con Barenboim, Abbado e Pollini ospiti di Fabio Fazio, ieri sono giunti persino i complimenti del presidente Napolitano.Prima che le luci si abbassino, il direttore appare in proscenio e saluta con un «benvenuto a tutti!». Parte l’applauso e lui si diverte a dirigerlo, chiedendo con il gesto della mano di aumentare o diminuire l’intensità. Poi si fa serio e spiega che l’interprete di Carmen è una giovane di 25 anni da poco diplomata all’accademia della Scala, Anita Rachvelisvili. Avverte che il tenore Jonas Kaufmann è malato e lo sostituirà un  altro giovane uscito dalla fucina della Scala, Riccardo Massi, alto e robusto, che prima di studiare canto lavorava come guardia del corpo. Emozionatissimo. Anche di cantare accanto alla sua fidanzata che, guarda caso, è proprio Anita Rachvelisvili. «Quasi una favola» dice il sovraintendente Stéphane Lissner, che poi confida: «Questa per me è la serata più importante, la vera prima». Lo avverti quando le luci si abbassano e il silenzio è totale. Poi parte la musica. «Ma questo non è il preludio di Carmen» sussurra Angelo, 22 anni, studente in conservatorio. Infatti, dopo il rullo di tamburi, ecco l’Inno di Mameli. Lunedì ci sarà Napolitano, e i musicisti provano la parte. I ragazzi scattano in piedi. Luca fatica a tenere ferme le mani quando Barenboim attacca il preludio: «Batterei il ritmo. Ma non si può: siamo alla Scala». E siamo all’opera, dove basta poco per passar dalla felicità alla tragedia. Lo hanno notato Roberto e Sara che, mano nella mano, si aggirano per il foyer. «Ci è piaciuta – spiegano – la direzione di Barenboim perché ha saputo raccontare una varietà infinita di sentimenti, che sono poi gli stessi che viviamo anche noi oggi, semplicemente attraverso la musica di Bizet».