Agorà

Scenari. Crescerà mai un albero digitale della conoscenza del bene e del male?

Vincenzo Ambriola venerdì 30 settembre 2022

«E Dio disse: Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra» (Gn 1, 26). Il sesto giorno della Creazione fu molto impegnativo per il Signore, avendo creato un’entità destinata a dominare il mondo. Ma fu la decisione successiva a essere ancora più importante: dopo aver creato il giardino in Eden, fece germogliare l’albero della vita e l’albero della conoscenza del bene e del male. Adamo ed Eva colsero da quest’albero la mela e si accorsero (ebbero la consapevolezza) di essere nudi. Ciò che seguì è storia nota. L’uomo si distingue dalle altre specie animali per il fatto di avere una coscienza, ovvero la consapevolezza di sé (coscienza sensoriale) e degli altri (coscienza morale). Interpretando molto liberamente la Genesi, si può pensare che la coscienza sia formata da una stretta relazione tra intelligenza e amore. L’intelligenza permette all’uomo di sopravvivere nell’ambiente in cui vive, adattandosi a esso e dominandolo. L’amore fa sì che l’uomo esplichi pienamente il “possesso di sé”, dando senso all’istinto innato di sopravvivenza. L’amore è anche la spinta a interagire con gli altri esseri, animati e inanimati, met-tendo l’uomo in condizione di distinguere ciò che è bene da ciò che è male. Subito dopo aver mangiato la mela, Adamo ed Eva diventarono esseri senzienti. La Costituzione italiana è entrata in vigore il 1º gennaio 1948. Da allora ha guidato e ispirato la vita politica e sociale del nostro Paese. Da un punto di vista giuridico si può affermare che la coscienza morale degli italiani derivi direttamente dalla Costituzione, poiché essa stabilisce i “Princìpi fondamentali” e, nella parte prima, i “diritti e doveri dei cittadini”. Secondo una “libera” interpretazione, la Costituzione può essere considerata un articolato sistema razionale di concetti che consentono ai cittadini di distinguere il bene dal male, fornendo loro una coscienza morale. Cambiamo argomento. Tempo fa si diffuse molto rapidamente il gioco del Sudoku. Incuriosito dalla novità iniziai a giocare e a completare “quadrati magici” sempre più impegnativi. Dopo un po’, essendo un informatico, decisi di scrivere un programma in grado di giocare a Sudoku e di completare i quadrati che mi mettevano in difficoltà. Rispolverando alcuni concetti di programmazione e usando un semplice algoritmo che procedeva “per tentativi” ottenni quanto desiderato. Non ero soddisfatto del risultato, poiché risolvere un problema per tentativi significa sfruttare la potenza di un calcolatore e non l’intelligenza, in questo caso la mia. Recentemente, dopo aver riletto il codice di quel programma l’ho riscritto, cercando di imitare i ragionamenti che facevo per giungere alla soluzione. Come temevo, però, il nuovo programma non riusciva più a completare i quadrati magici che mi avevano messo in difficoltà. La mia creatura, il nuovo programma, non riusciva più a superarmi, come faceva agevolmente quello scritto anni prima, ma dimostrava i limiti della mia intelligenza. Come me, questo programma era cosciente dei suoi limiti? Provava le mie stesse emozioni, quando in passato avevo deciso di usare un algoritmo che non ritenevo intelligente? Negli ultimi anni il tema della coscienza digitale, ovvero della coscienza dei sistemi digitali informatici, è stato affrontato da filosofi, neurologi, teologi e informatici. La ragione di questo nuovo interesse è dovuta ai progressi dell’Intelligenza artificiale e, in particolare, alle tecniche di apprendimento automatico basate sulle reti neurali. Il successo dell’applicazione di queste tecniche a problemi considerati “molto difficili”, se affrontati con i tradizionali approcci computazionali, ha posto numerose domande sulla presunta, o possibile, natura “umana” dei sistemi digitali basati sull’Intelligenza artificiale. E su questa linea si è aperto un vivace dibattito che intreccia valori morali con potenza computazionale, algoritmi con etica. In particolare, sono in discussione temi che spaziano dalla pervasività delle reti sociali alla diffusione degli strumenti di sorveglianza di massa, dalle promesse della medicina e dell’agricoltura di precisione alle discriminazioni di varia natura riscontrate in tanti sistemi digitali. Tante domande non hanno ancora una risposta, ma alcune colpiscono per la loro semplice formulazione. È possibile realizzare un sistema digitale che abbia una coscienza morale confrontabile con quella umana? Basandosi sui princìpi fondamentali della Costituzione, è possibile definire una teoria logico-matematica e usarla per realizzare un sistema digitale dotato di una coscienza morale? Ancora di più, se questo sistema digitale riuscisse a “imitare” perfettamente il comportamento (e l’amore) umano, sarebbe lecito riconoscergli i diritti e i doveri previsti dalla Costituzione? Oggi non si può rispondere con certezza a queste domande, perché sistemi digitali così complessi non sono stati ancora realizzati. Ma il progresso tecnologico non si ferma e l’intelligenza umana non ha limiti. Arriverà un giorno in cui, novelli creatori, costruiremo un giardino digitale in cui crescerà l’albero digitale della conoscenza del bene e del male? E gli abitanti digitali di questo giardino potranno decidere di cogliere il frutto proibito? «Vanità delle vanità, dice Qohelet, vanità delle vanità: tutto è vanità».