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Televisione. “L’amore strappato”, così la “giustizia” spezza una famiglia

Giuseppe Matarazzo domenica 31 marzo 2019

Enzo Decaro, Sabrina Ferilli, con Elena Minichiello e Christian Monaldi nella serie tv di Canale 5, “L’amore strappato”,

Da stasera su Canale 5 “L’amore strappato”, la serie diretta da Simona e Ricky Tognazzi sulla drammatica storia (vera) di Angela, “rubata” ai genitori da clamorosi errori in tribunale. «Però la realtà supera la fiction» «Mamma e papà lo sanno dove mi porti?». È il 24 novembre 1995, un’assistente sociale e due carabinieri prelevano Angela, una bambina di sei anni, dalla sua classe, nella scuola di Masate nel Milanese, per affidarla a una comunità. In quella fredda giornata di apparente normalità la giustizia italiana rapisce Angela, la allontana dai suoi genitori, Raffaella e Salvatore, e dal fratello Francesco, e la risucchia in un lungo tunnel dal quale uscirà soltanto dopo undici interminabili anni. Il tribunale dei minori è convinto che il padre della bambina abbia abusato di lei e della cugina quattordicenne, con disagi psichici, da cui sono partite le accuse. Che Angela non pensasse affatto questo e adorasse il suo papà e la sua famiglia non importava a nessuno. I test psicologici, gli esami, il calvario degli interrogatori nei primi mesi al Centro di affido familiare tentano di estorcere, e ci riescono, l’orribile confessione che per i periti sta in un disegno, un fantasma, arrivato dopo che Angela ha colorato infinite bambole e le Barbie con i vestitini che stavano nella sua cameretta. Un disegno, che probabilmente manifestava la paura che viveva Angela in quel momento, con i pianti di mesi passati a capire perché non potesse tornare a casa, perché mamma e papà non venissero a prenderla. Il papà, condannato in primo grado, resterà in carcere a San Vittore per 2 anni, 4 mesi e due giorni, prima di venire poi assolto in appello e in Cassazione con formula piena, perché «il fatto non sussiste». Ma l’assoluzione non fermerà la “giustizia” minorile: per il tribunale è troppo tardi e la bambina verrà data in adozione a una nuova famiglia. Un assurdo. Di Angela i genitori perderanno tutte le tracce. La ritroveranno su una spiaggia di Alassio dieci anni dopo. Angela, pochi mesi prima di diventare maggiorenne, nel 2006, riuscirà ad abbracciare la sua vecchia famiglia. E uscire finalmente da quel tunnel.

Un calvario che Angela Lucanto ha raccontato passo dopo passo, con estrema lucidità, come una liberazione e un riscatto, nell’emozionante libro scritto nel 2009 con i giornalisti che si erano occupati del caso a “Panorama”, Caterina Guarneri e Maurizio Tortorella, che del settimanale è stato vicedirettore: Rapita dalla giustizia. Come ho ritrovato la mia famiglia (Rizzoli, pagine 210, euro 12, in libreria in una nuova edizione). Ora queste pagine straordinarie di ingiustizie e vita vera hanno liberamente ispirato L’amore strappato, la serie tv in sei episodi coprodotta da Rti e Jeki Production che Mediaset propone da stasera, per tre domeniche, alle ore 21.20, su Canale 5. Una produzione diretta da Simona e Ricky Tognazzi (che per la prima volta firmano con lo stesso cognome) con protagonisti Sabrina Ferilli ed Enzo Decaro. Si parte da Angela Lucanto, da questa incredibile vicenda, ma il film segue poi i suoi binari: non è ambientato a Milano, ma a Roma; diverse sono le circostanze in cui si svolgono i fatti; diversi i nomi dei protagonisti. Rocco (Enzo Decaro), Rosa (Sabrina Ferilli), Ivan (Christian Monaldi) e Arianna (Elena Minichiello) sono uniti e felici.

Li conosciamo mentre fervono i preparativi per il festeggiamento del compleanno di Ivan e della recita a scuola di Arianna. Ma poco prima del suo ingresso in scena, la bambina viene prelevata da un carabiniere e da una psicologa. E il calvario comincia, anche in tv. «Una storia talmente assurda che questa volta la fiction ha dovuto quasi “contenerla”», confessa il regista Ricky Tognazzi. Frenando la tentazione e il rischio «di essere manichei e di accanirsi su operatori, magistrati, forze dell’ordine: perché accanto all’episodio incredibile che narriamo e ad altri casi di errori e ingiustizie che purtroppo avvengono, ci sono storie di quotidiana professionalità e bambini strappati ad abusi e realtà disumane. Non era il caso di Angela. A lei è stato strappato l’amore di una famiglia felice». La sceneggiatura di Simona Izzo (con Vinicio Canton, Giancarlo Germino e Maura Nuccetelli) si concentra sul ruolo della madre che lotta contro le ingiustizie che si abbattono sulla famiglia: difendere il marito da un’accusa infamante e lottare per riavere la sua bambina, con un altro figlio da crescere. «È l’amore di una madre a cui viene strappato l’amore della sua vita – continua Tognazzi –. Un amore nei confronti del marito, a cui continua a credere, sempre. Lei non viene mai attraversata dal dubbio, non tentenna neanche quando è “ricattata” dalle autorità: se non ammetti le sue colpe, non potrai vedere neanche tu tua figlia. Ma lei non cede. Non sta al gioco, non accetta compromessi, anche a rischio di perdere tutto».

Simona Izzo e Ricky Tognazzi leggono insieme questa storia sconvolgente. «Non credevamo ai nostri occhi. Sembrava scritta da un abile e perfido sceneggiatore. Invece era tutto vero. Parafrasando il filosofo Wittgenstein, si può dire che tutto ciò che non può essere spiegato deve essere raccontato: abbiamo scelto di mettere in scena questa storia perché è, per certi versi, davvero inspiegabile », evidenzia la Izzo. «Io – riprende Tognazzi che nel film recita anche la parte dell’avvocato difensore – mi sono immedesimato nella figura del padre. Che subisce l’accusa infamante, conosce il carcere e perde la figlia. Ho pensato a come avrei potuto reagire io. Ho provato un senso di drammatica impotenza di fronte a certe prove della vita, ma anche la necessità di non perdere mai di vista la speranza. Ci siamo confrontati con Simona: lei, donna, ha guardato da un’altra prospettiva. Così la protagonista di questo adattamento è diventata la madre». «Doppiamente coraggiosa, doppiamente sul campo. Lei che ha dovuto tenere insieme tutto. Fino alla fine. Un ruolo che Sabrina ha interpretato con la forza e la passionalità che da sempre la contraddistinguono. Così come Enzo Decaro, profondamente rispettoso della storia del padre, che ha incontrato, riportando la sua grande sensibilità», aggiunge la Izzo. Il papà, probabilmente, è proprio la persona più segnata: «Non è ancora riuscito a leggere il libro. Ogni volta che lo inizia, si mette a piangere e non ce la fa a continuare», racconta Maurizio Tortorella.

La realtà è più forte della fiction anche nel lieto fine. «Oggi Angela – aggiunge Tortorella – è una donna serena, lavora, è diventata mamma da pochi mesi del piccolo Stefano». Stasera la famiglia Lucanto vedrà probabilmente il film in tv, riunita a casa. Rivivrà quello che ha passato con occhi diversi. Quelli della fierezza. Con i gorgheggi del piccolo Stefano in sottofondo e quella luce che una nuova vita sa regalare a tutti. E al futuro. «Ci sembra una bella coincidenza», conclude Tognazzi. Angela può finalmente sorridere. Circondata da un amore ritrovato.