Agorà

Venezia. La scelta di Chiara, ispirata da Francesco. Libertà e povertà nella Chiesa

Angela Calvini, inviata a Venezia venerdì 9 settembre 2022

Margherita Mazzucco è Chiara

“Non sono credente, ma in cerca: come tutti. Mi provoca grande emozione la storia di Chiara e Francesco. Chiara trova un senso rispetto alle due donne raccontate prima nei miei film, Nico e Eleanor Marx, e trova una fine più positiva: per la sua fede e per la comunità di cui ha saputo circondarsi. È divertente raccontare un’icona che fa miracoli: anzi, non li fa lei, i miracoli li fa Dio, perché un santo non è un mago”.

Così la regista Susanna Nicchiarelli ha presentato oggi Chiara, che in Concorso a Venezia 79 completa la trilogia femminile iniziata con Nico, 1988 (2017) e proseguita con Miss Marx (2020). Una storia che parla all’oggi anche attraverso la musica. “Il francescanesimo era un ordine che celebrava la vita e quindi per me queste persone dovevano cantare e ballare – ha spiegato la regista -. Per me era un po’ Jesus Christ superstar che è il mio musical preferito, e un po’ Hair”. Nicchiarelli però sceglie di indagare il ruolo rivoluzionario di santa Chiara, accanto a quello dell’amico e mentore Francesco.

“Il messaggio è molto forte, quella di Chiara e di Francesco è una scelta radicale di povertà, in contrasto a una società molto ingiusta, come quella di oggi, fra chi ha tutto e chi non ha nulla. Loro si mettono dalla parte degli ultimi, e scelgono una società senza gerarchie”.

Il film inizia ad Assisi nel 1211 quando la 18enne Chiara abbandona la casa paterna e la ricchezza per combattere per un sogno di libertà, seguita a breve da tante donne, ispirata dall’amico Francesco. “La mia speranza è che il film trasmetta a tutti l'energia di questa battaglia, che racconti con forza quel sogno di rinnovamento voluto con l'entusiasmo contagioso della gioventù – aggiunge la regista -. C’è anche un messaggio femminista, perché Chiara voleva fare le stesse cose di Francesco, come il voto di povertà e l’apostolato attivo, che alle donne non era permesso. Chiara d'Assisi fu la prima donna a scrivere una regola originale per le donne, rifiutandosi di declinare al femminile una preesistente regola maschile: la sua è una specie di lotta per i diritti delle donne”.

Hanno le facce giuste i giovani protagonisti, la Chiara di Margherita Mazzucco, la Lenù del L’amica geniale, e il Francesco di Andrea Carpenzano. “Loro due hanno l’età giusta, Chiara aveva 18 anni quando è scappata di casa e Francesco 30 anni”. Una recitazione in volgare umbro, alternato a francese antico e al latino. “Una componente fondamentale di Francesco ed anche di Chiara era il volgare, per portare la predicazione fuori dalle cattedrali e parlare alla gente comune”.

IL lavoro della Nicchiarelli si basa sui libri della grande medievalista italiana, scomparsa quest’anno, Chiara Frugoni, che la regista umbra scoprì nella libreria della basilica di San Francesco ad Assisi: “Chiara Frugoni, che allo studio di Chiara e Francesco ha dedicato tutta la vita e che è diventata diventata un’insostituibile consulente per la sceneggiatura del film, nei suoi libri decostruisce l’immagine ufficiale, più docile e ubbidiente di Chiara, che in realtà era una ribelle”.

La fede è importante nel film aggiunge la regista: ”L’elemento spirituale della storia di Chiara è forse quello che dà più forza al film, dando solidità ai personaggi di Chiara e Francesco e spiegando l’ostinazione delle loro scelte, assieme a quelle degli uomini e delle donne che li circondano, e la volontà di restare nella Chiesa”.

E sono rappresentati anche i miracoli della santa perché, aggiunge, “non avrebbe avuto senso omettere gli eventi sovrannaturali che si dice abbiano scandito il suo percorso. Ho voluto interrogarmi su come la santità non poteva entrare in contrasto con il bisogno di semplicità e di umiltà di Chiara e di Francesco”. Il film, prodotto da Vivo film con Rai Cinema, verrà prossimamente distribuito nelle sale da 01 Distribution.