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CINEMA. Venezia, il Leone d'oro a Sofia Coppola

sabato 11 settembre 2010
Tarantino è Tarantino e ignora con i fatti le critiche dei giornalisti che da subito avevano adombrato la possibilità di un conflitto di interessi. Se lo può permettere. E così, convinto al punto da dire «questo film ci ha incantato», consegna il Leone d'oro scelto all'unanimità dalla giuria a Somewhere della sua ex (Sofia Coppola) e il Leone speciale per l'opera al suo primo produttore (Monte Hellman). Ma lo fa con la stessa disinvoltura con cui Til Schweiger spacca le teste dei nazisti in Inglorious Basterds.E l'Italia? Non vince nulla. Un pò tutta qui questa 67esima edizione della Mostra internazionale dell'arte cinematografica che si ricorda anche che oggi è l'11 settembre e dà ben due premi a Essential killing di Jerzy Skolimowski, quello speciale della giuria e la Coppa Volpi al non molto loquace Vincent Gallo (e alla premiazioni assente), talebano in fuga in un Paese dell'Est pieno di neve.Anche per quanto riguarda il doppio premio ricevuto da Balada triste de trompeta di Alex de La Iglesia (Leone d'argento e Osella per la migliore sceneggiatura) non si può dire che il carisma del regista di Pulp Fiction non abbia pesato. Chiunque ha visto il film grottesco, barocco nel segno dell'horror che passa in rivista cinquanta anni della storia spagnola, dalla guerra civile fino agli anni Ottanta, ha parlato subito di un film perfetto per Tarantino, esattamente nel suo stile.È tutta un'altra storia per quanto riguarda la Coppa Volpi andata all'angelica Ariana Labed (classe 1984 nata ad Atene da genitori francesi), la straordinaria protagonista del film greco di Athina Rachel Tsangari, Attenberg.  Il film cavalca uno dei temi forti di questa edizione, la morte. E Ariana Labed così scoprirà progressivamente la vita proprio mentre accompagna l'amato padre alla più terribile delle dipartite: quella per cancro (un tema quasi identico c'è in Drei di Tom Tykwer).Il premio speciale a Monte Hellman, a Venezia con il film Road to nowhere ricompensa un veterano regista tornato la cinema dopo 18 anni di assenza con un che mescola realtà e fiction in un inestricabile gioco tra queste due dimensioni.Infine, A silent souls film russo di Aleksei Fedorchenko anche lui dedicato al tema della morte, va  la meritata Osella per la migliore fotografia. La storia è triste e nostalgica. Si tratta di accompagnare i resti di una moglie molto amata sulle rive di un lago. Un viaggio iniziatico di un popolo che ama ancora fare riferimento alla proprie origini.