Agorà

TESTIMONI E MARTIRI. «In tivù la Chiesa che rischia la vita»

Tiziana Lupi martedì 3 gennaio 2012
«Per capire la Chiesa oggi bisogna andare a fondo. La Chiesa sono donne e uomini che danno la vita per gli altri». Le parole di Andrea Riccardi (fondatore della comunità di Sant’Egidio nonché ministro per la cooperazione internazionale e l’integrazione) aprono il documentario La Chiesa Altrove di Maite Carpio, che Raitre propone ne La Grande Storia venerdì 6 gennaio alle 21,05. La Chiesa Altrove (con la consulenza di Padre Federico Lombardi, Alberto Melloni e dello stesso Riccardi), è un viaggio per il mondo alla ricerca della Chiesa più remota, nei luoghi di frontiera del cristianesimo vissuto, dove abitano uomini e donne che hanno fatto una scelta di vita radicale in nome della propria fede.Un viaggio, spiega l’autrice, «per raccontare la Chiesa dai tre punti di vista che possono meglio rappresentarla: la preghiera, la carità, il martirio». Con la guida di altrettanti voci narranti: il Priore Enzo Bianchi, monsignor Gianfranco Ravasi e Andrea Riccardi.Si parte dalla preghiera. E dalla Siria, in un posto unico al mondo: il monastero di Mar Musa, gestito dal gesuita romano Paolo Dall’Oglio che, pur non senza contraddizioni (qualcuno probabilmente sobbalzerà sentendolo parlare di abolizione del celibato dei preti), si ispira alla radicalità del beato Charles de Foucauld e racconta: «Molti giovani vengono qui a chiedere: "Come faccio a scoprire Dio? Non lo sento". Ma il Signore parla in tutti i modi, è tutto fuorché astratto». Padre Bianchi aggiunge: «Pregare non è tanto un parlare di fronte a un Dio ma, soprattutto, imparare ad ascoltare un Dio che è invisibile ma che, pure ha una voce». Da Mar Musa al villaggio di Ma ’lula, dove si parla ancora l’aramaico e dove, nel monastero, vive solo padre Tufik, che tutte le mattine celebra la Messa «da solo ma non in solitudine perché, in quel momento, sono con tutti quelli che stanno celebrando l’Eucarestia nel mondo».Dopo la preghiera, la carità. E l’Etiopia. Dove i cattolici sono solo l’1% della popolazione ma dove vivono persone come suor Laura Girotto, missionaria salesiana di don Bosco che dice: «Quando Lui chiama, ti prende la vita. È come quando uno si innamora: i sacrifici non sono tali ma scelte d’amore». È Gesù stesso a dirlo, sottolinea Ravasi: «Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato. Cioè fino al punto di dare la vita». Il viaggio prosegue in Uganda, con suore come Anna Maria Spiga, comboniana che ha «una forza che sento non venire da me, è grandiosa»; laici come Anna Maria e Antonio Loro, medici del CUAMM, organizzazione cattolica dei medici con l’Africa («La nostra è una scelta di fede, abbiamo fiducia illimitata nel Signore») e sacerdoti come padre Prem Segar che, nella casa di accoglienza di Kampala, ama e cura i diseredati della terra: «Nella lettera ai Corinzi è scritto: "Dio sarà tutto in tutti". E questa specie di abbraccio è ritmato dalla carità» commenta Ravasi.Infine, il martirio. Che, per Riccardi, «è la punta dell’iceberg di un altro cristianesimo». Quello, ad esempio, di Shabbaz Bhatti, unico ministro cristiano del governo pakistano, ucciso pochi mesi fa da un gruppo di terroristi islamici; e don Andrea Santoro e monsignor Romero, uccisi entrambi perché con il loro messaggio di pace mettevano a rischio culture basate sull’ingiustizia e sulla violenza. E continuano a dimostrarlo suor Bianca Agnese Trabaldo e suor Maria di Meglio delle Figlie della Chiesa, uniche due suore in tutta l’Anatolia che, ogni giorno, fanno 60 chilometri per andare a Messa e tengono accesa la candela di Dio a Tarso, la città di Paolo: «Ci sentiamo quel chicco di grano che, se non muore, non porta molto frutto. Qui non possiamo nemmeno indossare l’abito ma viviamo la gioia della sofferenza».