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In tv. Su Rai3 l'utero in affitto, petizione a Maggioni: trasmissione non imparziale

Andrea Fagioli mercoledì 11 ottobre 2017

Un frame della trasmissione Chakra

Geppetto precursore di Niki Vendola. Chi l’avrebbe detto? Eppure, stando a Michela Murgia, Pinocchio va riletto in questa chiave. Carlo Lorenzini in arte Collodi avrebbe raccontato una paternità alternativa, addirittura di quelle senza una madre biologica. Il tutto a dimostrazione che si può nascere come una cosa e diventare persona attraverso le relazioni.

Il consiglio a rileggere in quest’ottica uno dei classici della letteratura per ragazzi è arrivato al termine della seconda puntata di Chakra, il programma in onda il sabato pomeriggio alle 18,10 su Rai 3 condotto dalla scrittrice sarda divenuta popolare proprio in tv per le stroncature dei libri degli altri. Chakra, dice lei, è uno «spazio energetico televisivo dove i fili delle idee si danno appuntamento, si intrecciano, si scontrano per ragionare insieme e capire tutti qualcosa di più».

La prima puntata ha indagato il confine sempre più labile tra realtà fisica e mondo virtuale, ma la seconda, sabato 7 ottobre, si è addentrata nel terreno scivoloso delle «nuove maternità» dove i fili più che intrecciarsi rischiano di strapparsi. Ecco allora la Murgia che pontifica sulla distinzione tra «maternità» e «gestazione». Per questo lei non parlerà mai di «maternità surrogata» e men che meno di «utero in affitto», affermazione «volgare e violenta» dalla quale prende le distanza anche Vendola, ospite adulato dalla Murgia nella puntata di Chakra in questione, nel corso della quale lo «lo spot pro-gestazione per altri» è apparso talmente evidente da interpellare in merito la presidente della Rai, Monica Maggioni.

In una lettera a lei indirizzata e promossa dalla giornalista e scrittrice Marina Terragni e sottoscritta da almeno 200 persone, tra cui molte esponenti del movimento femminista, si accusa la conduttrice di avere sposato in toto le tesi di chi vuole rendere legale in Italia la maternità surrogata. «Da un servizio pubblico - si legge nella missiva - ci saremmo aspettati un’informazione imparziale e ad ampio spettro».

In realtà l’unica voce contraria in trasmissione, quella della sociologa Daniela Danna, è stata interrotta più volte e ha potuto intervenire solo all’inizio della trasmissione non consentendo, ad esempio, un contraddittorio con Vendola, che invece ha avuto scena libera e tutto il supporto del caso. «Ho cercato - ha detto l’ex governatore della Puglia con l’aria contrita della vittima - di tenermi lontano dalla volgarità, dal riverbero di violenza di chi pensa di entrare nell’intimità delle scelte più personali per giudicarle senza conoscere niente».

Questo per dire che nessuno (nonostante che Vendola sia un politico e quindi un personaggio pubblico) doveva permettersi di commentare la scelta di andare in America a cercarsi una donna disposta a donare un ovulo da fecondare con il seme del compagno e un’altra donna disposta a portare in grembo per nove mesi il frutto di questa fecondazione artificiale per poi consegnarlo dopo il parto ai due «padri» che lo avrebbero portato in Italia aggirando la legge nazionale.

In trasmissione avrebbe dovuto esserci anche Luisa Muraro, femminista, filosofa e scrittrice, ma lei stessa, come ha spiegato sul sito della Libreria delle donne, ha deciso di rinunciare a partecipare in polemica con la scelta di Vendola come ospite: «Non ho niente da ridire sulle idee di questo personaggio, le rispetto e in parte le condivido, ma non tutto è rispettabile nel suo comportamento. C’è chi va all’estero per farsi fare le scarpe o il vestito. È un insulto ai poveri. Andarci per farsi confezionare un bambino, è un insulto ai poveri, alle donne e ai bambini».

Silenzio assoluto, inoltre, sul costo dell’operazione paternità. Nella lettera della Terragni si parla di 130 mila euro. Ma quello che conta, per Vendola e per la Murgia è «abbattere gli schemi» per fare spazio al «mondo della relazione significante» perché «è l’affetto che legittima tutto». Anche le famiglie, a loro giudizio, «sono un dato culturale, relazionale e spesso possono prescindere dai legami di sangue», anzi: «per fortuna, perché non sempre i legami di sangue sono in grado di garantirci quel clima salutare di affetto e di cura che molte volte è la volontà a sopperire».

E allora ben vengano tutti i padri alternativi di questo mondo e quel bugiardo di un burattino di legno non ci venga a dire che per diventare persona ha avuto bisogno soprattutto di una figura femminile e materna come la Fata Turchina.