Agorà

Cinema. Cannes, Jennifer Lawrence dalla parte delle donne afghane

Angela Calvini lunedì 22 maggio 2023

Da sinistra la regista afghana Sahra Mani, l'attrice Jennifer Lawrence, Hayedeh Safyiari e Justine Ciarrocchi a Cannes per "Bread and Roses"

L'attrice premio Oscar Jennifer Lawrence ha fatto un'apparizione a sorpresa a Cannes per presentare un documentario da lei co-prodotto sulla condizione delle donne afghane da quando i talebani hanno preso il potere. "Non dimenticate le donne dell'Afghanistan", ha implorato Zahra Mohammadi, una delle partecipanti al film Bread and Roses (Pane e rose), dopo la presentazione ufficiale al pubblico, avvenuta ieri sera. Il film, un mosaico di video girati al telefono da attivisti sul posto e dalle stesse done protagoniste, è uno sguardo agghiacciante sulla lotta di queste donne per i loro diritti. "Come molti altri artisti, non posso tornare nel mio Paese per fare il mio lavoro. Così è nato questo progetto, che è soprattutto il frutto di uno sforzo collettivo", ha spiegato.

Da quando hanno preso il potere nell'agosto 2021, i taleban - che difendono una visione ultra rigorosa dell'islam - hanno moltiplicato le misure liberticide contro le donne. Le porte delle scuole secondarie sono chiuse alle adolescenti, alle giovani donne è vietato frequentare le università e i parchi sono inaccessibili per loro. Da dicembre, inoltre, è stato vietato loro di lavorare per organizzazioni non governative nazionali e straniere. Questo divieto è stato esteso alle Nazioni Unite all'inizio di aprile.

Jennifer Lawrence ha raccontato il senso di impotenza davanti alla tv quando vide le truppe americane lasciare l'Afghanistan e il conseguente abbandono a se stesse di tante donne inermi. Così ha deciso che questo sarebbe stato il primo documentario della neonata società di produzione, Excellent Cadaver, fondata da Jennifer Lawrence e Jennifer Ciarrocchi. Le due donne hanno inseguito la regista afghana Sahra Mani per aiutarla a raccontare le storie sul campo delle donne represse.

Il film finito, che è stato accolto da grande commozione alla sua prima mondiale sulla Croisette, è composto in gran parte da video girati dalle tre donne protagoniste.

"Volevo mostrare la vita quotidiana ma anche la realtà di queste donne istruite che lottano per il loro Paese", continua la regista che si è fatta conoscere nel 2018 con il film Mille ragazze come me, che racconta la lotta di una donna afghana vittima di incesto. Lo spettatore segue diverse donne, tra cui Zahra Mohammadi, una dentista il cui studio medico è costretto a chiudere dai taleban. "Istruzione, salario, libertà": al suono di questo slogan, trasformato in grido di guerra, queste donne continuano a manifestare, rischiando la vita. Alcune vengono picchiate per strada, altre vengono arrestate nelle loro case o addirittura scompaiono.

"Nessuna donna è al sicuro in Afghanistan", insiste il regista, per il quale queste attiviste sono "guerriere di tutti i giorni". Nonostante la durezza delle immagini, il film è attraversato da un senso di speranza. La speranza che la situazione possa cambiare. "Le donne sono il futuro del Paese e i talebani ne hanno paura", afferma il regista. Il film è stato coprodotto dall'attrice di Terapia della felicità. "Il sostegno che mi è stato dato è stato decisivo per portare a termine il progetto", afferma la regista, che dice di essere "eternamente grata" ai suoi collaboratori.