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Calcio. Cos'è il racket delle scommesse? Calciatori a lezione

STEFANO SCACCHI sabato 28 novembre 2015

Scommettitori che si presentano agli sportelli con valigette strapiene di banconote: 500-600mila euro in contanti andando sul sicuro con puntate su eventi combinanti sfruttando le lacune delle legislazione locale.

È una scena che capita con una certa frequenza nei paradisi del match-fixing internazionale: Hong Kong, Singapore e Manila, una delle nuove capitali di questo traffico criminale. Sono i numeri più oscuri del business criminale che prolifera tra le onde dell’oceano multinazionale delle scommesse lecite: oltre mille miliardi di euro è il valore delle scommesse sportive legali nel mondo ogni anno (20 miliardi di “giocate” sulla Serie A). L’80% di questa somma viene generata in Asia - vero snodo di questo settore, come dimostrano anche i protagonisti delle inchieste portate aventi della magistratura italiana - dove la regolamentazione è decisamente meno severa che in Europa. 

 

Queste cifre sono state illustrate da Marcello Presilla, responsabile per l’Italia di Sportradar, agenzia leader nel settore della raccolta dei dati e della lotta alle frodi nello sport. La società, che ha sede a San Gallo in Svizzera, ha appena rinnovato il suo accordo con la Lega Serie A. Obiettivo della collaborazione: un ciclo di lezioni di formazione ai giocatori dei settori giovanili (Allievi Nazionali e Primavera) della massima divisione, da quest’anno estese anche alle prime squadre.

Hanno iniziato i ragazzi di Inter e Milan, seguiti dai “grandi” del Napoli, settimana scorsa. «Saranno interessati 1500 tesserati - dice il dg della Lega, Marco Brunelli - è fondamentale per tutelare e informare i nostri atleti». Il primo risultato da ottenere è far capire ai giovani calciatori che non possono scommettere su nessuna partita in ambito Fifa, Uefa e Figc, neanche su campionati esteri o amichevoli tra Nazionali. Molti giovani, a un passo dal professionismo, non conoscono questo divieto e finiscono per rovinarsi la carriera con una vanteria sui social network o una parola di troppo in chat con gli amici su Whatsapp. Peccati di ingenuità che sono già costati squalifiche a ragazzi dei vivai italiani per puntate di pochi euro.

«Ci siamo resi conto che, quando spieghiamo questo concetto - racconta chi ha partecipato alle lezioni - qualche ragazzo prende frettolosamente in mano il telefonino per cancellare qualche post compromettente sui suoi profili».

 

Passaggio successivo: mettere in guardia i calciatori dai veri scopi della pletora di faccendieri che cerca di avvicinare i protagonisti del mondo del pallone per trarne profitto. «I giovani devono capire - continua Brunelli - che non tutti i comportamenti di chi ha piacere a farsi vedere insieme ai calciatori sono disinteressati». L’elenco è lungo: inviti a cena, amicizia e messaggi su Facebook, offerta di sponsorizzazione, scarpe in regalo. Fino ad arrivare all’ottenimento di notizie sullo stato patrimoniale dei genitori in modo da offrire aiuto finanziario. Tutto per entrare in contatto con calciatori vicini alle rose di Serie A per raccogliere informazioni utili alle scommesse: condizione di forma di un titolare, infortuni dell’ultimo momento, esclusioni a sorpresa dall’elenco dei convocati, scelte dell’allenatore o stato di pagamento di premi e stipendi. 

Ogni particolare diventa prezioso adesso che gli operatori consentono di scommettere su 73 eventi diversi per ogni partita: ammonizioni, calci d’angolo, addirittura quale formazione batterà il calcio d’inizio. Sono lontani i tempi in cui si tentava di azzeccare solo risultato finale o al massimo primo marcatore. «Le organizzazioni criminali guadagnano soprattutto con la combine sull’esito dell’incontro - spiega Marcello Presilla - è lì che si ricava il guadagno consistente. Ma gli eventi minori servono a reclutare nuovi calciatori che poi saranno utili per alterare il corso finale di una partita».

Lo schema è chiaro: un giocatore, che non se la sente di vendere la gara facendo perdere la sua squadra, potrebbe avere meno remore invece a rimediare apposta un cartellino giallo oppure a concedere un calcio d’angolo. Impressionante la remunerazione: in un campionato di terza divisione europeo si arriva a 5-10mila euro per un “giallo”. Una somma che, in molti casi, equivale a 4-5 mensilità di stipendio nette. A quel punto però il tesserato è finito nella rete: l’organizzazione criminale lo ha in pugno e potrà chiedergli sempre di più. 

Situazioni che ormai possono essere replicate con i campionati giovanili: da almeno cinque anni è scattato l’allarme sulla crescita sempre più consistente di puntate su partite di Allievi Nazionali e Primavera: quasi incredulo, di fronte a questa deriva, Mauro Tassotti intervenuto alla presentazione del progetto di formazione contro le frodi sportive: «Davvero è possibile puntare sulle partite dei ragazzi? », si è chiesto l’ex difensore, ora osservatore del Milan. Per due edizioni era diventato possibile addirittura scommettere sul Torneo di Viareggio (prima di una salutare retromarcia).

 

Anche per quanto riguarda i tornei giovanili, i flussi più consistenti arrivano sempre dall’Asia dove la scommessa sulle partite è stata semplificata con l’introduzione dell’Asian Handicap, un sistema che sostanzialmente riduce a due le opzioni di puntata su una sfida di calcio: vittoria o pareggio della squadra A, vittoria o pareggio della squadra B. In questo modo il calcio perde il suo svantaggio principale rispetto a basket, pallavolo o tennis: l’esistenza del pareggio, quindi di una terza opzione che complicava il lavoro di chi deve aggiustare un evento. 

Dal 2009 sono stati 2.200 i match truccati segnalati da Sportradar che illustra ogni caso sospetto di «flussi anomali» con un report tecnico di 6070 pagine. «Ma stiamo attenti alle semplificazioni - fa notare Presilla - non bisogna stabilire un automatismo tra flussi anomali e combine. Altrimenti rischiamo di cadere nel facile allarmismo. Bisogna essere molto precisi». E occorre arrivare prima dei delinquenti che alterano le partite. «Vogliamo offrire strumenti di difesa validi ad atleti, tecnici e dirigenti contro chi infanga l’immagine dello sport», conclude Presilla. Emblematico un passaggio dell’opuscolo informativo che viene consegnato durante le lezioni ai calciatori: «Coloro che truccano le partite sono dei criminali, spesso con stretti collegamenti e legami con la criminalità organizzata, dispongono di molto denaro e solitamente si avvalgono di persone che ben conoscono l’ambiente del calcio per contattare e reclutare calciatori, allenatori, dirigenti e arbitri». Meglio spiegarlo bene alle promesse del nostro calcio prima che sia troppo tardi.