Agorà

Intervista. Calcio e disabilità. Il pallone è davvero per tutti

Marco Pedrazzini sabato 21 ottobre 2017

L’ultimo muro che imprigionava il calcio è crollato. Sinonimo di libertà, divertimento e competizione non era ancora il gioco di tutti. C’era chi poteva solo ammirare, invidiare da spettatore, in tribuna o in tv, i protagonisti in campo. Finché un arbitro ha fischiato il via della prima partita del Torneo nazionale di calcio a 7 per ragazzi con disabilità cognitivo-relazionali. Scatta oggi la 2ª edizione nazionale del Torneo Quarta Categoria, nato dall’intesa tra la Federazione italiana giuoco calcio e il Centro sportivo italiano e inserito nella sezione Special della Lega Nazionale Dilettanti. Quest’anno il totale degli iscritti è di 1240 nelle varie regioni italiane: + 202% rispetto all’edizione precedente. Valentina Battistini, milanese, è la coordinatrice nazionale. Mamma trentaseienne di una bambina di 9 anni, conduttrice tv a Sportitalia e allenatrice, è colei che per prima ha sognato la «liberazione» del pallone.

Com'è nata l’idea del torneo?

«Pur nella sua complessità devo dire che per me è stato semplice. Da un lato ero volontaria in alcune associazioni che si occupavano di disabili, dall’altro allenavo con il patentino Uefa B. Ho unito le due passioni, non le chiamo impegni, fondando nella primavera 2016 la Asd calcio 21 per far giocare persone diversamente abili dai 6 ai 40 anni d’età. La squadra si allenava sui campi messi a disposizione gratuitamente dalla società U.s. Aldini Bariviera. Però mancava qualcosa».

Che cosa?

«Il gol decisivo. I “miei” 25 calciatori, divisi in formazioni in base alle capacità motorie e cognitive, sostenevano con passione gli allenamenti ma non potevano giocare la partita alla domenica. Cioè il passo ufficiale per misurarsi e confrontarsi con gli altri. Ed era assurdo che nella casa del calcio, la Figc, non ci fosse uno spazio ufficiale per loro. La Costituzione non dice che abbiamo tutti gli stessi diritti?!».

Ha avuto il coraggio di tuffarsi nella burocrazia.

«Sì. Ho buttato il cuore oltre l’ostacolo rivolgendomi al presidente della Figc Carlo Tavecchio e trovato l’appoggio decisivo del presidente del Csi Vittorio Bosio. Così il 21 gennaio 2017 è iniziato il primo torneo di 8 partecipanti dai nomi dei club di A che le avevano adottate: Inter, Milan, Lazio, Fiorentina, Sassuolo, Cagliari, Udinese e Genoa. Poi si sono aggiunte le società che al loro interno avevano fondato squadre di Quarta categoria come il Torino e il Chievo-Verona. Infine, si è proseguito facendo gemellare altre squadre con i club di Serie B e C. Una crescita da vertigini».

Come si regge a livello economico la struttura?

«I club, con l’adozione, forniscono le divise di gioco, le scarpe e i palloni mentre la struttura è sostenuta dal fondo in cui confluiscono le multe prese dai giocatori professionisti. Per la prima edizione l’importo utilizzato è stato di 200 mila euro perché i campi vanno affittati, come i pullman per il trasporto delle squadre: tutto viene investito per far funzionare al meglio il Torneo. Le famiglie degli iscritti pagano solo l’assicurazione personale di 20 euro all’anno. Una mamma, in un video, mentre vede il figlio giocare racconta: “Da quando gioca, anche se perde la partita, è orgoglioso di se stesso e la sua relazione con il mondo è meno conflittuale”».

Quindi questa competizione può essere definita un inserimento nella società?

«Indubbiamente. Il ragazzo che ha, per esempio, un potenziale aggressivo se si prende il cartellino rosso per un’entrata pericolosa viene espulso e così puoi spiegargli regole e comportamenti comuni. Inoltre i cambi sono illimitati: puoi fare uscire e rimettere in campo i ragazzi per testarne l’aspetto educativo. Nella seconda edizione in Lombardia ci saranno anche la Quinta categoria (sempre con gare di due tempi da 15 minuti) e la Sesta (due frazioni da 12 minuti). Questo per includere tutti, anche chi ha maggiori difficoltà cognitive e motorie. Il Torneo 2017/18 terminerà a giugno e prevede 16 giornate con gare ogni due settimane. Le vincitrici dei campionati regionali si giocheranno la Supercoppa».

Immagino che le partite siano seguite solo da parenti e amici.

«All’inizio è stato così poi una domenica abbiamo avuto la bella sorpresa di ritrovarci al campo della Asd calcio 21, adottata dal Genoa, un gruppo di tifosi rossoblù con bandiere, striscioni e alcune torte per il dopo partita. Quando i ragazzi hanno visto la curva sono impazziti di gioia e si sono sentiti ancora più accettati».

Esistono campionati di calcio per diversamente abili all’estero?

«Da tempo ci sono squadre interne ai grandi club in Inghilterra e in Germania ma non tornei organizzati come il nostro. In Italia siamo partiti in ritardo ma ora siamo dei precursori. Stiamo già pensando di invitare squadre straniere per un grande evento da disputarsi nel maggio 2018».

Quale episodio le è rimasto in mente quest’anno?

«Quello di un ragazzo che dopo tanti tentativi è riuscito a colpire di testa la palla acquisendo un grande risultato tra coordinazione motoria e attenzione cognitiva. Ricordo ancora il suo sorriso. Ripensandoci ho ancora i brividi».