Agorà

Televisione. Bonolis resta a Mediaset. «Sanremo? Lo rifarei, ma non all'Ariston»

giovedì 23 marzo 2017

L'ad Mediaset Pier Silvio Berlusconi e Paolo Bonolis ieri a Cologno Monzese (Mi)

Bonolis a Sanremo l'anno prossimo? Era diventato il tormentone dello scorso Festival, quello che chiudeva in bellezza la trilogia di Carlo Conti. Invece Paolo Bonolis resta a Mediaset per due anni con un lautissimo contratto e Sanremo lo fa solo se si ribalta tutto: «Per me Sanremo potrebbe essere nuovamente interessante se potesse cambiare veramente, e io credo che all'Ariston non possa cambiare. Ed è un peccato, se avete visto l'Eurofestival ci sono possibilità di racconto della musica che l'Ariston non permette». Paolino il rottamatore ha lanciato la bomba dalla sede Mediaset di Cologno Monzese, affiancato dallo stesso ad Pier Silvio Berlusconi e dal direttore di Canale 5 Giancarlo Scheri. Una presentazione in pompa magna perché, come dicono i vertici Mediaset, Bonolis è il fulcro di un vero e proprio cambio di passo di Mediaset.

Caso Vivendi: perdite per 100 milioni

Lo spiega chiaro Pier Silvio Berlusconi. «Il media del futuro è la televisione generalista gratuita». Dopo i corposi investimenti passati sulla pay tv e la recente cura dimagrante dovuta alla crisi, aggravata dal mancato acquisto di Mediaset Premium da parte di Vivendi che «ha peggiorato i conti di Mediaset con una perdita vicina ai 100 milioni di euro» torna il momento investire. Puntando sul rilancio del canali gratuiti Mediaset, quelli capaci di grandi ascolti. «Si apre una nuova fase in cui andremo a produrre molto di più prodotti originali, 4 o 5 programmi nuovi a settimana – ha spiegato l’ad, Pier Silvio Berlusconi –. Negli scorsi anni l’efficienza era uno dei primi obiettivi, ora non so se la crisi sia effettivamente finita, non penso, ma almeno un’inversione di tendenza c’è e noi ci sentiamo solidi. In un panorama televisivo sempre più competitivo, abbiamo la consapevolezza che la forza della tv generalista saranno sempre più i prodotti locali, nati in Italia, pensati per un pubblico italiano». Si arriverà quindi a un progressivo aumento delle produzioni di intrattenimento e fiction, a regime intorno al 2020.

I programmi, dal solito Ciao Darwin al Senso della vita rinnovato

Ed ecco che la pedina Bonolis diventa essenziale, lui capace di garantire ascolti sempre superiori al 20%, con punte anche più alte fra il pubblico più giovane. Il presentatore ammette di avere avuto colloqui con la Rai, ma di essersi convinto a firmare per Mediaset sia per il tetto ai compensi delle star imposto al servizio pubblico, sia per un progetto più adeguato alla sua vita personale: «Qui ho un rapporto consolidato". Nel cassetto comunque l’artista ha una serie di programmi in grado di rafforzare gli ascolti di Canale 5 e Italia 1, fra quelli di intrattenimento già consolidati, per non dire visti e rivisti, ed altri più sperimentali. Dopo 7 anni viene ripescato Chi ha incastrato Peter Pan? con protagonisti i bambini impertinenti che tornerà dopo l'estate su Canale 5 («i nostri non hanno talenti speciali, mi attira di più il bambino che è ancora bambino e non un adulto in miniatura», dice il conduttore). In seguito torneranno sull'ammiraglia Music dedicato alla musica italiana e il preserale Avanti un altro. Infine nella prossima stagione torneranno su Canale 5 un programma di grana grezza come Ciao Darwin e l'ennesimo Scherzi a parte. La sperimentazione finisce invece su Italia 1 in prima serata con Il senso della vita rivisto e corretto con l'intenzione di cercare nuovi linguaggi e contenuti: «Ma non si tratta di social - aggiunge Bonolis -. Voglio essere al passo coi tempi senza rinnegare l'età che ho: sono analogico in un mondo digitale, ritengo più utile combinare le due cose».

Il caso Perego: «Dietro c'è altro»

Infine un commento sulla chiusura di Parliamone sabato, trasmissione di Raiuno chiusa dopo le accuse di razzismo e sessismo verso le donne dell'Est, schierandosi con Paola Perego, conduttrice e moglie del suo agente Lucio Presta. «Sono rapporti di forza quelli che si esercitano spesso in tv: la Rai è un'azienda di Stato e di conseguenza deve far contenti tutti, e se fai contenti tutti non puoi non ascoltare le lamentele di tutti, e così finisci per fare una tv innocua in cui anche l'ironia rischia di non prendere corpo». Già, ma quando l'ironia offende e non fa ridere nessuno?