Agorà

Intervista . Bocelli: «In giro c’è un eccesso di musica»

Pierachielle Dolfini mercoledì 11 marzo 2009
Che «la musica in tempi di cri­si aiuta ad andare avanti» suo­na come una frase buona per molte occasioni. Andrea Bocelli, però, non si ferma qui. E accusa: «Oggi questo effetto è vanificato in quanto quotidianamente siamo di fronte a un abuso di musica: musi­ca in auto, in ascensore, al ristoran­te mentre si mangia. E il rischio è che a teatro la gente non si accorga più della musica». Il tenore toscano, da sempre diviso tra pop e lirica, è a Pa­lermo dove sta provando il Faust di Gounod che canterà al Teatro Mas­simo il 20 marzo.  «Debutto in un ruolo – racconta il cantante – che so­gno da sempre perchè, prima di tut­to, sono un grande appassionato d’opera». Scusi, Bocelli, vuole dire che se a­vesse potuto scegliere avrebbe fat­to solo il cantante lirico? Senza alcun dubbio. Poi, però, la mia storia mi ha portato su altre strade. Sfido qualsiasi collega onesto a dire che al mio posto avrebbe chiuso la porta al pop. Certo la prima volta a Sanremo ero molto in imbarazzo tanto è vero che ho portato un pez­zo ibrido, a metà tra lirica e pop. Poi ho trovato un mio stile. Ma questa formula, che nel mondo funziona, in Italia fatica un po’ a de­collare. Penso che, però, dipenda non da u­na diversa sensibilità del pubblico, ma dal fatto che agli inizi della mia carriera ho trascurato l’Italia per ra­gioni meramente commerciali. Que­st’anno, con i concerti nelle piazze, sono tornare a girare la mia terra. La risposta della gente è stata positiva tanto che sto già pensando al bis. Nel frattempo vuole anche conqui­stare un pubblico colto come quel­lo dei teatri d’opera. La parola conquista non mi piace anche perché ritengo che il pubbli­co è sempre stato dalla mia parte so­stenendomi nelle scelte che ho fat­to. Qualcuno, però, di fronte alle sue incursioni nella lirica storce il naso. Lo fanno certi critici: ed è giusto che sia così perché non si può piacere a tutti. Ma dovranno farsene una ra­gione perché non smetterò di can­tare l’opera. Il «Faust» di Palermo sarà in forma di concerto, senza scene e costumi. Una scelta per far fronte ai tagli? In questo caso no: era già previsto prima della riduzione del Fus. Una scelta che, però, non mi dispiace perché mi consente di registrare me­glio l’opera. Non c’è ancora un pro­getto preciso. Nel cassetto ho già pronto Andrea Chenier di Giordano. Certo, i suoi progetti, dovranno fa­re i conti con la difficile situazione in cui si trova la musica classica. Inevitabilmente. E questo mi di­spiace: se siamo arrivati a questi punti è perché qualcuno ha fatto scelte sbagliate sprecando soldi. È o­ra che si faccia un mea culpa e si ri­parta. Certo in Italia non si può pen­sare di non fare più l’opera: occorre cercare altre soluzioni. Lei, andando a cantare il 27 marzo al festival di Abu Dhabi, una solu­zione sembra averla trovata. Affi­darsi agli sceicchi milionari che nel paese degli Emirati arabi radunano i grandi nomi della musica (oltre a Bocelli concerti con Angela Gheor­ghiu e Jonas Kauffman, ndr). Ritengo che la musica vada dove le vengono aperte le porte: sarebbe un peccato rifiutare. Io porterò l’opera, ma anche il mio ultimo disco, In­canto.