Agorà

Il caso. Largo, il Bob rosa scende in pista

ROBERTO BRAMBILLA mercoledì 24 febbraio 2016
«Quattro donne su un bob azzurro? Per ora un’utopia». Martina Schiavon, 23 anni di determinazione da Padova, bobbista della Nazionale italiana definisce così le prospettive, almeno in un futuro prossimo, di vedere scendere un equipaggio azzurro e tutto al femminile come quello canadese che nella gara di Coppa del Mondo di Lake Placid ha sfidato gli uomini nel bob a quattro. Al di là del risultato un momento storico, perché fino alla stagione 2014-2015 le donne in quella specialità non potevano gareggiare. Alle ragazze era consentito partecipare solo alle gare a due. Poi nel 2014 la svolta, con l’introduzione per le atlete della possibilità di prendere posto come pilota in un equipaggio a quattro. Una piccola rivoluzione partita proprio dalle ragazze. «Ne avevamo parlato tra di noi - racconta Martina - e abbiamo portato, con americane e canadesi in testa, la nostra proposta alla Federazione Internazionale che l’ha accettata». Donne che pilotano bob con uomini (la prima, la canadese Kaillie Humphries ha guidato anche l’equipaggio tutto femminile di Lake Placid) , ma anche interi equipaggi femminili che gareggiano tra di loro, come è successo per la prima volta in una gara dimostrativa ai Mondiali di Igls in Austria. Tutto questo però per Martina e per le azzurre rimane un sogno. Lei, insieme a Eleonora Filippetto, classe 1994, costruiscono infatti l’unico equipaggio di bob femminile (a due) in attività in Italia. «Le ragioni sono tante - spiega Schiavon, insieme alla sua compagna in gara nel 2015-2016 in tre appuntamenti di Coppa Europa e sono legate a strutture (non abbiamo in Italia una pista da bob n.d.R), scelte sulle priorità e anche reclutamento di atlete». Martina, come molte, è stata scovata nell’atletica leggera nel 2012.  «Io - racconta la ragazza, tesserata per la società Sarda Sport del preparatore atletico della Nazionale Nicola Piga - sono stata avvicinata dopo un campionato italiano assoluto a Bressanone in cui avevo corso la staffetta 4x100». «Dopo avermi preso i tempi - spiega - i tecnici mi dissero che avevo buone qualità e tempo dopo mi invitarono a fare una prova per il bob a due . Ho accetta- to... Della prima discesa - racconta la 23enne - io che non so neanche sciare non ci ho capito nulla. Ma era una cosa stupenda». È l’inizio di una grande passione, con il ruolo di frenatrice (l’atleta che siede dietro il pilota aiu- tandolo nel tenere in pista il mezzo) che nel 2014 avrebbe portato Martina alle Olimpiadi di Soci. «C’eravamo qualificate come ripescate - ricorda Martina - ma a una settimana dai Giochi il Coni ha deciso di non portare il bob femminile. Per loro eravamo troppo giovani e non avevamo i tempi di qualifica». La ragazza, anche se delusa («ho fatto un paio di settimane con l’umore a terra»), non ha mai mollato. Nonostante tutto. È passata da frenatrice a pilota e nel novembre 2015 si è trovata senza compagna, visto che la sua frenatrice Valentina Margaglio è passata allo skeleton. Così ha deciso di mettere un annuncio su Facebook per trovare l’altro membro del suo equipaggio. «Il tono - racconta ora divertita Martina - era un po’ duro, ma alla fine ha avuto i suoi effetti. In poco tempo mi hanno risposto in sette». Ora la sua frenatrice è Eleonora Filippetto, agli esordi nel bob. «Avendo fatto entrambi i ruoli - spiega Martina - posso aiutarla facendogli vedere dove sbaglia e dove possiamo migliorare. Il nostro è uno sport di squadra - argomenta la ragazza padovana- e l’affiatamento è fondamentale, in partenza e durante la discesa. Oltre a guidare al mio meglio possibile - continua - ho il compito di dare tranquillità a chi scende con me». Una bella responsabilità che Martina Schiavon si prende, mentre di fatto è un’atleta dilettante. «Di bob non si vive e io - racconta - non facendo parte di un gruppo sportivo militare, ho un lavoro nel bar di mia cugina. Alla mattina mi alzo presto e faccio un paio di ore di allenamento, palestra o corsa - spiega - poi mi metto dietro il bancone e dopo il lavoro qualche volta “raddoppio”. Per gare e raduni - prosegue - utilizzo le ferie, cercando di non abusare della bontà di mia cugina». Una situazione non facile, anche dopo la stagione 20152016 («aver fatto solo qualche gara in Coppa Europa non mi aiutato») da cui però spera di uscire nei prossimi mesi. «Ho parlato con i tecnici della Federazione - conclude - si sta lavorando a un nuovo bob, ma soprattutto alla creazione di un gruppo di lavoro, con una base fissa e con la possibilità di essere seguiti da un tecnico a noi dedicato. Sarebbe un grande passo avanti». Anche perché alle Olimpiadi invernali in Corea del 2018 mancano poco meno di due anni.