Agorà

Libro. Giacomo Biffi, cardinale «ambrosiano» e profeta di Bologna

Filippo Rizzi sabato 8 gennaio 2022

Il cardinale Giacomo Biffi con Giovanni Paolo II

Il «bolognese di Milano» il maestro di fede, il raffinato e ultimo “Pinocchiologo”, ma soprattutto il «pastore esemplare» secondo una definizione di Benedetto XVI che intravedeva nella Chiesa di Bologna a lui affidata per 19 anni (1984-2003) «la Sposa che il Papa gli aveva dato, così bella da non desiderarne altre». Questo breve ritratto racconta, in poche righe la complessa figura del cardinale Giacomo Biffi (1928-2015).

Un libro scritto da un giornalista di consumata esperienza come Paolo Francia che conobbe da “vicino” il porporato ambrosiano dal titolo molto eloquente Biffi per sempre. Memoria di un grande arcivescovo cardinale (Minerva, pagine 256, euro 18) ripercorre la vita, i momenti pubblici e anche gli aspetti meno conosciuti sul successore di san Petronio. Il volume vanta, tra l’altro, la prefazione dell’attuale arcivescovo di Bologna il cardinale Matteo Zuppi.

Da queste dense pagine affiorano gli amori di Biffi il cristocentrismo, sant’Ambrogio (da cui prende il suo stesso motto episcopale Ubi fides, ibi libertas: dove c’è la fede, lì c’è la libertà). Dentro questo saggio compaiono anche alcuni frammenti dei suoi interventi più famosi definiti da Francia come quelli di un «profeta inascoltato», a cominciare da quello notissimo sulla reale integrazione del mondo islamico con la cultura italiana.

Il volume permette di mettere nel giusto contesto la frase attribuita a Biffi e mai pronunciata su Bologna «città sazia e disperata» e lo stile di vita degli emiliani tra gli anni Ottanta e Novanta. Tra le perle del testo vi è la ripubblicazione della lunghissima intervista (la prima, per ammissione dello stesso autore, fu per “Avvenire”) del 1984 concessa a Francia per “Il Resto del Carlino” in occasione del suo ingresso a Bologna come nuovo arcivescovo.

Il cardinale Giacomo Biffi tra don Luigi Giussani (a sinistra) e don Giuseppr Dossetti - Ansa

Il volume rievoca i tanti volti del Novecento di Biffi da Dossetti descritto come «autodidatta in teologia», ma di cui riconosce il grande spessore spirituale di monaco, al suo predecessore sulla Cattedra di San Petronio Antonio Poma, al suo «maestro di sempre» l’arcivescovo di Milano Giovanni Colombo. Si scopre, per esempio, come il cardinale di Buenos Aires Bergoglio sposò in pieno l’intervento di Biffi sul futuro della Chiesa, durante le congregazioni generali precedenti al Conclave del 2005 che portò all’elezione di Benedetto XVI.

Tra i meriti di questa pubblicazione vi è anche quella di riportare alla luce alcune delle frasi più celebri del cardinale. Come quella sulla Tv che «come educatrice è la peggiore che esita; impone un atteggiamento di passività». O ancora quella sulla ricchezza: «I cristiani devono essere poveri, non la Chiesa. Oggi invece i cristiani ricchi dicono che la Chiesa deve essere povera».

Un volume che consente, tra l’altro, di conoscere più nel profondo il rapporto intercorso tra il cardinale Martini e Biffi due pastori definiti dal vescovo ausiliare di Bologna Ernesto Vecchi con «carismi diversi e complementari». Si scopre così che fu proprio Biffi a volere che Martini fosse uno dei principali relatori del Congresso eucaristico nazionale del 1997 a Bologna.

Emergono anche alcune istantanee del “Biffi privato” il suo amore per la tavola in particolare la cacciagione, il suo rifiuto, quando poteva, della scorta o i suoi gesti di carità nascosta verso i poveri e i preti in difficoltà. Un volume che ci regala di Biffi la sua idea di vescovo sotto le due Torri: «l’“immagine bolognese” – sono sue parole – di Cristo, maestro e pastore che rimane con noi».