Agorà

AMBIENTE. Balene. Torna la licenza per uccidere?

Stefano Gulmanelli lunedì 21 giugno 2010
Quella che si apre domani non sarà una settimana qualunque per le balene e per chi ne ha a cuore la sopravvivenza. Il bando alla caccia commerciale dei cetacei più grandi del pianeta, indetto 24 anni fa dinanzi al pericoloso declino nel numero di esemplari residui, potrebbe infatti essere revocato dall’International Whaling Commission (Iwc) che si riunisce ad Agadir, in Marocco. A spingere per l’abolizione di quella che è considerata come una fra le migliori storie di successo nella protezione ambientale sono soprattutto tre Paesi: il Giappone, l’Islanda e la Norvegia. Una posizione che non sorprende, vista la loro consolidata tradizione "baleniera". A lasciar perplessi osservatori e gruppi ecologisti è invece l’atteggiamento che va delineandosi da parte dell’Amministrazione Usa; il governo degli Stati Uniti all’epoca della presidenza G.W. Bush aveva appoggiato una proposta di abolizione, seppur condizionata, del bando. Ora, sotto la presidenza Obama, la prospettiva non sembra cambiare. Il che, notano i critici, contrasta non solo con le promesse di un irrigidimento del bando fatte in fase pre-elettorale da Obama, ma anche con il fervore ambientalista dimostrato dal presidente nella crisi del pozzo petrolifero Bp nel Golfo del Messico. Non a caso si susseguono gli appelli affinché il Presidente Usa prenda una posizione più ferma contro l’abolizione del bando: ultima star in ordine di tempo a rivolgersi a Obama al riguardo è stato l’attore Pierce Brosnan, il non dimenticato 007 dello schermo cinematografico e ambientalista di lungo corso.Va peraltro sottolineato che il bando alla caccia oggi in vigore non è totale. Per quanto impedisca la caccia a scopo dichiaratamente commerciale, il divieto lascia la possibilità di condurre quella a scopi scientifici. Alcuni Paesi – a partire dal Giappone – hanno interpretato l’eccezione "scientifica" in maniera a dir poco estensiva, tanto che nei 24 anni di bando le balene uccise sono state comunque circa 30mila. Un numero assai minore rispetto alle 50mila annue cacciate prima del 1986, ma pur sempre pari ad oltre un migliaio l’anno. A "studiare" gran parte di questi cetacei sono le baleniere giapponesi che solcano i mari prospicienti l’Antartico, con vere e proprie campagne di caccia. La spregiudicatezza giapponese sulla questione ha portato alla dura reazione di organizzazioni ecologiste che hanno dato il via ad attività di disturbo, usando navi e imbarcazioni che più di una volta sono state quasi speronate dalle baleniere del Sol Levante. Ma soprattutto l’atteggiamento sprezzante di Tokyo ha generato una querelle con l’Australia che ora sta tramutandosi in un caso legale internazionale: con un tempismo che non sembra indipendente dall’imminente riunione dell’Iwc, il governo federale di Canberra ha formalmente deferito il Giappone alla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia per abuso dell’attività di caccia a scopi scientifici.  La mossa, seppur minacciata da tempo, vista la freddezza giapponese agli inviti australiani a usare moderazione nell’uso dell’eccezione al bando, ha preso in contropiede gli osservatori. Si pensava che difficilmente l’Australia avrebbe davvero portato in giudizio il suo secondo partner commerciale per una questione di principio; una questione peraltro in procinto d’essere affrontata in sede internazionale. Ma, a parte considerazioni di politica interna (l’opinione pubblica australiana vede la caccia alle balene come il fumo negli occhi) la logica della mossa australiana sembra quella di volersi mettere alla testa del gruppo di Paesi che ad Agadir cercherà d’impedire il compromesso che sembrerebbe delinearsi. Vale a dire l’implementazione di un sistema che allochi ai Paesi che lo richiedono delle quote – da ridursi progressivamente nell’arco di un decennio – all’interno delle quali ogni Paese potrebbe liberamente esercitare il diritto di caccia. È la posizione che sembra essere in questo momento prediletta dall’Amministrazione Usa, che ritiene la mossa australiana di denunciare il Giappone controproducente e per certi aspetti pericolosa: «Se l’Australia perde, tutti i Paesi contrari alla caccia alle balene avranno perso», ha commentato Monica Medina, il delegato americano all’Iwc, lasciando intendere che qualora il Giappone uscisse indenne dalla causa, chi reclama libertà d’azione poi non potrà più essere fermato. Meglio la via diplomatica, sembra essere il ragionamento del governo Usa, e se proprio necessario l’onorevole compromesso. Quello che nel suo appello a Obama l’ex 007 Brosnan ha, guarda caso, chiamato la «Licenza di uccidere».