Agorà

Fotografia. Al Maxxi di Roma, Letizia Battaglia e la sua passione civile

Giuseppe Matarazzo mercoledì 22 febbraio 2017

Ritratto di Letizia Battaglia (foto di Shobha, courtesy l'artista)

Letizia Battaglia è la «fotografa della mafia», nel senso di «anti-mafia». Testimone dei più cruenti fatti che hanno insanguinato Palermo, da fotoreporter dell'Ora, così come della realtà sociale e politica del nostro Paese. Alcuni suoi scatti sono saldamente presenti nell'immaginario collettivo: Giovanni Falcone al funerale del Generale Dalla Chiesa; Piersanti Mattarella assassinato tra le braccia del fratello Sergio; la vedova Schifani; il boss Leoluca Bagarella dopo l'arresto; Giulio Andreotti con Nino Salvo. Ma non è solo questo. Anzi, negli ultimi anni ha percorso un intenso cammino di “liberazione” da foto «che mi hanno segnato molto»: «Basta parlare di mafia, non ne posso più. Parliamo di riscatto, di bellezza, di futuro».
Riconosciuta come una delle figure più importanti della fotografia contemporanea per il valore civile ed etico del suo lavoro, Letizia Battaglia è la prima donna e fotografa europea a ricevere il prestigioso “The W. Eugene Smith Award” a New York nel 1985, riconoscimento internazionale istituito per ricordare il fotografo di Life. Battaglia è una delle più tenaci interpreti del pensiero di Mary Ellen Mark sull'importanza della relazione tra fotografo e soggetto: «Credo – diceva la fotografa americana scomparsa nel 2015 – che sia importante essere diretti e onesti con le persone sul perché le stai fotografando, su cosa stai facendo. In fondo, stai prendendo una parte della loro anima». Per questo bisogna «fotografare tutto sempre da molto vicino – sottolinea la Battaglia – a distanza di un cazzotto o di una carezza». Il punctum nella fotografia «è l'essenza stessa dell'immagine».
A poca distanza dalle celebrazioni per i suoi ottant'anni, si può ammirare e ripercorrere il lavoro della fotografa palermitana al Maxxi di Roma nella grande antologica (fino al 17 aprile) dal titolo Letizia Battaglia. Per pura passione, a cura di Paolo Falcone, Margherita Guccione e Bartolomeo Pietromarchi: oltre 200 fotografie, provini e vintage print inediti provenienti dall'archivio storico di questa grande autrice, insieme a riviste, pubblicazioni, film e interviste. «Sono particolarmente lieta di questa mostra – dice Giovanna Melandri, presidente Fondazione Maxxi – con cui non solo celebriamo il lavoro straordinario di Letizia Battaglia fotografa, ma anche la sua passione militante che l'ha vista incessantemente in prima linea per cause diverse: la legalità, la questione femminile, i problemi ambientali, i diritti dei carcerati».
Ci sono le fotografie delle occupazioni, degli scontri di piazza, delle manifestazioni politiche negli anni Settanta e quelle della nuova scena creativa milanese che la porta a conoscere e a ritrarre Pier Paolo Pasolini e Franca Rame (immagini queste esposte per la prima volta). Un'altra serie inedita è quella realizzata nel 1983 all'ospedale psichiatrico di via Pindemonte a Palermo: con la “Real Casa dei Matti” Letizia Battaglia collabora a lungo, organizzando laboratori teatrali e attività che confluiranno nei filmati Festa d'agosto e Vatinni, presentati qui per la prima volta dopo trent'anni. In mostra anche il film-documentario, prodotto dal Comune di Palermo e presentato in anteprima al Maxxi, La mia Battaglia di Franco Maresco. Il 23 febbraio, alle ore 18, all'Auditorium del Maxxi l’attesa conversazione fra Letizia Battaglia e il regista. Dopo l’introduzione della Melandri, sono previsti anche gli interventi di Paolo Falcone, co-curatore della mostra, Margherita Guccione, direttore di Maxxi architettura, Bartolomeo Pietromarchi, direttore di Maxxi arte. Il film è «il racconto intenso e inedito di una città che Letizia Battaglia ha reso nota al mondo per la sua violenza efferata ma senza dimenticare la grazia, l'innocenza e la voglia di non arrendersi».

La bambina con il pallone, quartiere la Cala, Palermo,1980 (foto di Letizia Battaglia, courtesy l'artista) - è vietato utilizzare questa foto senza permesso