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LA MOSTRA DEL CINEMA. «Barney, un uomo nemico di se stesso»

Alessandra De Luca sabato 11 settembre 2010
La sfida era impegnativa: portare sullo schermo uno dei romanzi più letti degli ultimi anni, La versione di Barney di Mordecai Richler, ovvero il mondo secondo il cinico, stravagante e politicamente scorretto Panofsky alle prese con mogli, amanti, figli e un amico misteriosamente scomparso nel nulla. Distribuito in Italia il prossimo inverno da Medusa, il film diretto da Richard J. Lewis è dunque un viaggio alla scoperta  di un personaggio che ha il volto e il corpo rotondetto di Paul Giamatti e si dibatte tra ossessioni, manie, affetti e verità. «Non è stato facile affrontare un romanzo divenuto di culto – ha detto il regista –. Barney è un misto di odio e amore, un romantico frustrato e al tempo stesso un pessimo soggetto, ma le sue ossessioni lo rendono dolce e divertente. Abbiamo poi scelto, d’accordo con Mordecai, enfant terible della comunità ebraica canadese, di eliminare le parti più politiche del romanzo che cinematograficamente proprio non funzionavano».Aggiunge Giamatti: «Sullo schermo il mio personaggio, amabile tipaccio, perde l’irascibilità che lo caratterizza nel libro, diventa più morbido. La sfida più impegnativa è stato interpretarlo quando è giovane, io mi sono sempre visto vecchio». E il produttore, Robert Lantos: «Ogni film che non sia destinato ai quindicenni è un percorso a ostacoli, e questo non ha fatto eccezione». Curiosamente però il film ha vinto (con Miral) il Leoncino Agiscuola, cioè il premio più importante assegnato da una giuria di ragazzi.Concluso il concorso, non resta che attendere stasera il verdetto della giuria presieduta da Quentin Tarantino. E nel gioco dei pronostici, tutti guardano al regista americano. Le voci che circolano a Lido da ore dicono che il suo film preferito è 13 Assassins, remake de I sette samurai del regista di culto giapponese Takashi Miike. Ma ci auguriamo faccia una scelta meno scontata. Tra i film da premiare ci sarebbero infatti Post mortem del cileno Pablo Larrain ambientato durante il rovesciamento del governo Allende, Essential Killing del polacco Jerzy Skolimowski su un talebano braccato dagli americani, The ditch (Il fosso) del cinese Wang Bing sui gulag maoisti nel deserto dei Gobi, il russo Ovsyanki – Silent Souls di Aleksei Fedorchenko sulla morte e l’elaborazione del lutto, Noi credevamo di Mario Martone sul Risorgimento italiano. Come migliore attrice sarebbero in lizza Nathalie Portman, cigno nero di Aronofsky, Alba Rohrwacher per La solitudine dei numeri primi, Yahima Torres, la venere nera di Kechiche, l’energica Catherine Deneuve di Potiche diretto da Ozon. Tra le interpretazioni maschili più meritevoli ci sono invece quelle di Vincent Gallo in Essential Killing, Paul Giamatti in La versione di Barney. Ma le sorprese non mancheranno.