Agorà

Intervista . La banca dati dei cattolici del '900

Roberto I. Zanini mercoledì 1 aprile 2015
«Siamo forse di fronte al più grande archivio contemporaneo in Italia». Nella sua stanza di presidente del-l’Istituto Luigi Sturzo, a Palazzo Baldassini di Roma, opera di Antonio da Sangallo il Giovane ( Vasari lo definiva «il più bel piccolo palazzo del ’500 a Roma »), Nicola Antonetti, docente di Storia delle dottrine politiche a Parma, si sofferma sulla lunga e laboriosa digitalizzazione dell’archivio Andreotti. «Una incredibile miniera di informazioni, documenti originali, fotografie, carteggi, dossier sui principali eventi del ’900». Si tratta di una delle più recenti acquisizioni dell’Istituto alla quale lavorano da un paio d’anni archivisti, studiosi e docenti universitari. E per far comprendere che si tratta di documenti finiti in mani sapienti, Antonetti volge lo sguardo a una fotografia in bianco e nero posta fra i circa 3 mila volumi contenuti nella stanza. Uno scatto degli anni 50 che ritrae Benedetto Croce e don Luigi Sturzo impegnati in amabile dialogo all’Istituto. «Due uomini lontanissimi fra loro per idee e formazione, eppure uniti nello sforzo di dare all’Italia solide basi sociali e culturali per il futuro». È davvero così vasto l’archivio di Giulio Andreotti? «È costituito da 3500 faldoni. Fino a ora ne sono stati inventariati e digitalizzati circa il 50%: l’intera sezione sul Vaticano, quella sulla Dc, quella relativa al periodo in cui Andreotti era sottosegretario con De Gasperi, con tutto il dibattito sulle questioni Trieste e Trentino Alto Adige...». State già preparando qualcosa da pubblicare? «È in corso l’edizione critica del carteggio Andreotti-Cossiga. Circa 300 lettere riguardanti il periodo in cui Cossiga era presidente della Repubblica. Siamo negli anni del “Picconatore” e nel carteggio si discute del ruolo del Capo dello Stato e del suo rapporto con le altre istituzioni. Vi sono elementi di grande rilevanza costituzionale. L’edizione è curata da due docenti del Dipartimento di Scienze politiche della Sapienza: Francesco Lefebvre d’Ovidio e Luca Micheletta. La pubblicazione dovrebbe avvenire entro l’anno». Cosa resta da inventariare? «Ci sono le centinaia di faldoni delle sezioni dedicate agli Usa, all’Urss e alla Nato. Quest’ultima è oggetto di un progetto di riordinamento condotto insieme al Wilson Center di Washington. Ma c’è anche la cinquantina di faldoni relativi al caso Moro...». È lecito aspettarsi novità interessanti? «Non ci abbiamo ancora messo mano. Ma intendiamo farlo in tempo utile per l’anno centenario della nascita di Moro, che cade nel 2016. Ricorrenza per la quale stiamo pensando a una serie di iniziative». La cosa più curiosa che è emersa dall’archivio Andreotti? «Un’enorme quantità di vignette e caricature su lui stesso, che prendeva dai giornali italiani e stranieri, e catalogava con cura. Si tratta di qualcosa come tremila ritagli dagli anni ’50 in poi, che stiamo acquisendo su supporto digitale». A dimostrazione della sua proverbiale ironia. «Certamente. Ma ciò che in generale colpisce di più osservando le carte di Andreotti è la straordinaria capacità di catalogazione, la puntualità con la quale sono state raccolte, la capacità di dominare un’enormità di eventi e di informazioni in modo ragionato e sistematico. Anche perché si trattava di carte che consultava quotidianamente per lavoro e per studio». Di recente avete acquisito altri archivi? «L’Istituto conserva 80 archivi privati, che nel loro insieme (con l’enorme archivio Sturzo) costituiscono buona parte della storia del movimento cattolico in Italia. In questo senso siamo un punto di riferimento fondamentale. Pensi che Mario Segni e Arturo Parisi stanno trasferendo qui l’archivio dell’Ulivo. Sta arrivando l’archivio Colombo e anche l’archivio di don Giuseppe De Luca. Siamo in trattativa per acquisire l’archivio Rumor...». Tutto questo come si traduce in attività culturale per il presente? «La nostra ambizione è quella di diventare un pensatoio, un luogo dove si ragiona e si discute ad alto livello di politica e di questioni sociali coniugandole ai principi etici. Questa era l’idea di Sturzo e vogliamo mantenere il carattere di istituto di cultura cristiana, laico e pluralista, aperto al mondo e a ogni forma di pensiero, con l’idea che in esso si debbano poter riconoscere tutti i cattolici indistintamente. Questa è sempre stata la sua forza. Non a caso lo Sturzo è l’unico istituto culturale cattolico di livello nazionale e internazionale rimasto in Italia escludendo le università e gli istituti a esse collegati». Anche voi, però, avete seri problemi economici. «Come tutti gli Istituti di cultura che in Italia hanno visto calare fortemente i finanziamenti statali. Ma poiché non vogliamo rinunciare alle nostre prerogative abbiamo avviato varie forme di razionalizzazione. Un impegno particolarmente gravoso per il quale abbiamo chiesto la collaborazione dei dipendenti, abbiamo attivato iniziative per ottenere contributi e liberalità, finanziamenti per singole iniziative». A proposito di iniziative cosa avete in programma nei prossimi mesi? «Oltre alla pubblicazione di cui abbiamo parlato, alle iniziative per il centenario di Moro e alla Scuola di formazione politica 2015 (le iscrizioni si sono chiuse in questi giorni), a novembre ci sarà un convegno internazionale sulla donna nelle democrazie cristiane del mondo. Stiamo pensando a cicli di formazione per gli amministratori pubblici per affermare un modello di gestione delle autonomie attento al bilancio, alle ricadute sociali, ambientali e culturali, ma non ispirato ai soli risultati economico- finanziari».