Agorà

Bilancio. Pasolini e Assisi: alla Cittadella la vitalità e l'eredità di un legame

Agata Diakoviez lunedì 29 agosto 2022

Pier Paolo Pasolini all'Eremo delle Carceri nel 1963 in occasione del Convegno dei Cineasti della Pro Civitate Christiana

Ad accogliere i visitatori dell’itinerario espositivo “Storie di un incontro. PasolinAssisi” che resterà aperto fino al 31 dicembre nella Galleria d’Arte Contemporanea della Pro Civitate Christiana ad Assisi è una foto scattata dal casarsese Elio Ciol, fotografo e amico di Pasolini. La foto ritrae un gruppo di persone in cammino di ritorno all’Eremo delle Carceri ad Assisi. Vi si riconoscono oltre a Pasolini, Elsa Morante e Alberto Lattuada con la moglie, l’attrice Carla Del Poggio.

Pasolini arrivò ad Assisi il 2 ottobre del 1962. Dieci giorni dopo avrebbe avuto inizio il Concilio Vaticano II. I suoi passi alla Pro Civitate Christiana si incrociarono da lontano con quelli del Papa a cui avrebbe dedicato il suo lavoro sul Vangelo, scriverà in seguito: “Ero ospite alla Pro Civitate Christiana d’Assisi, dove sono tornato più di una volta anche dopo, essendo quella porta sempre aperta anche a gente come me. Era il 2 ottobre 1962, stava per arrivare da Loreto Giovanni XXIII, il primo Papa che era uscito dal Vaticano e che veniva a pregare sulla tomba del Poverello per il destino del Concilio imminente… Pensavo a quel dolcissimo Papa contadino che aveva aperto i cuori e una speranza che sembrava allora sempre più difficile, e al quale si erano aperte le porte di Regina Coeli, dove era andato a “guardare negli occhi” ladri e assassini, armato solo di un’immensa ed arguta pietà. Sentii anch’io, per un momento, il desiderio di alzarmi e andargli incontro, di vederlo da vicino e di guardarlo negli occhi. Ma mentre ormai le campane rombavano anche sulla mia testa, di colpo il desiderio di vederlo svanì. Mi resi conto che sarei stato un’irritante distrazione per molta gente; mi avrebbero accusato di cercare una facile pubblicità. Non mi sentivo il figliol prodigo, e per molti quel gesto sarebbe stato soltanto una sceneggiata di cattivo gusto. D’istinto allungai la mano al comodino, presi il libro dei Vangeli che c’era in tutte le camere e cominciai a leggerlo…”.

Quello che seguirà, non fu solo il film più bello realizzato sulla vita di Cristo, ma l’inizio di una profonda amicizia fatta di stima e confronto reciproco con don Giovanni Rossi e i Volontari della Cittadella. Per questo l'itinerario espositivo proietta le pagine della sceneggiatura originale del Vangelo secondo Matteo su una tovaglia d'altare. Quasi a proseguire la provocazione di un film che rende il sacro e lo ripropone senza annacquamenti. Quel testo è custodito presso la Cittadella con le preziose annotazioni del biblista don Andrea Carraro con cui il regista si recò in Palestina e a Matera e col quale discusse e approfondì il senso della Parola.

Durante l’ottantesimo Corso di Studi Cristiani con l’aiuto dei maggiori esperti dell’opera pasoliniana sono state percorse in questi giorni le sue pagine e viste alcune delle sue pellicole, non per un esercizio di memoria, ma per evidenziarne i temi, le denunce, le incongruenze di quel boom economico che non poteva realizzare i sogni e i desideri che suscitava.

Ivano Dionigi, Roberto Mancini, Ugo Biggeri, fra Mariano Bubbico, hanno ricondotto la riflessione sull’oggi, sulle storture del potere che deforma le parole mascherandone la sostanza, sull’economia che ha preferito lo "sviluppismo" della società consumistica al progresso, lasciando indietro gli uomini, sul senso di colpa che schiaccia e annulla il senso religioso.

Ad ottobre e novembre la riflessione proseguirà con Giovanna Marini, Dacia Maraini, Franco Lorenzoni, Giorgia Bruni e Andrea Speranzoni, un itinerario che si compie sui passi di Pasolini accanto a quelli di quanti credono che l’altro da te non è altro da te. Ma intanto l'itinerario espositivo, visitabile fino alla fine dell'anno, è predisposto ad accogliere soprattutto gli studenti che, in una visita di istruzione nella città di Assisi, possono incontrare quella pietra d'inciampo che è stato il poeta di Casarsa, e poi di Bologna, di Roma, di Matera e della città di Chiara e Francesco.