Agorà

Apple ha smesso di osare e di farci sognare

Gigio Rancilio giovedì 10 settembre 2015
"Siate affamati. Siate folli". Sono passati dieci anni dal celebre discorso di Steve Jobs alla Stanford University di Palo Alto ma in casa Apple sembra sia passato un secolo. Ogni volta che il colosso di Cupertino presenta le sue novità, sembra allontanarsi sempre più dalla filosofia del suo fondatore. Di visionario e di “folle” c’è sempre meno, e di innovazione reale anche. Tutte le scelte sembrano orientate solo da esperti del marketing che potrebbero vendere smartphone, tablet e affini come saponette, vestiti o tondini di ferro. L’unico faro che sembra guidarli è quello dei profitti e delle quote di mercato. Due elementi fondamentali per ogni azienda che si rispetti ma che hanno trasformato Apple da azienda leader a una multinazionale “normale”. La vera differenza, semmai, sta nel fatto che quando presenta dei prodotti (come l’altra sera) lo fa in maniera così spettacolare da avere un risultato mediatico enorme. Cosa che non succede ai suoi concorrenti diretti come Samsung. Prendete le ultime novità. Quella della Apple Tv, per esempio, non è una novità (esiste da anni). E il fatto che si potrà comandare con la voce la ricerca di contenuti multimediali o di programmi da vedere in streaming (gratis o a pagamento) non fa la vera differenza rispetto a prodotti molto simili già presenti sul mercato. Certo, con Apple Tv si potranno scaricare app e giocare sulla tv, ma nemmeno questa è una novità assoluta. La vera svolta impressa questa volta da Apple non arriva nemmeno dagli aggiornamenti degli iWatch e degli iPhone 6. Sono aggiornamenti e basta. La differenza la fa l’iPad gigante. Un tablet da 12,9 pollici che contribuirà a mandare velocemente in pensione molti computer portatili. Diciamoci la verità: un tempo Apple indicava la strada del futuro a tutta la concorrenza, oggi si limita a battere sentieri certi e già consolidati. La “follia” e la “fame” di Jobs hanno lasciato il posto a grafici, diagrammi e algoritmi matematici. E non è una differenza da poco. Anche per noi consumatori.