Agorà

APPunti . All'Ariston la coppia in attesa del decollo

Massimiliano Castellani giovedì 7 febbraio 2019

«Basta un poco di auditel (oltre 10 milioni di telespettatori) e la pillola dei conflitti di interesse va giù, con o senza la Mary Poppins rock di Virginia Raffaele. Il Baglioni bis paga ancora, nonostante la milionata in meno di spiaggiati da divano davanti alla tv. Ma il 49,5% di share in un martedì da Vecchia fattoria è una bella tazza di latte di capretta, addolcita da un’edizione, armony, formato famiglia (per la gens Claudia), con tanto di continue difese d’ufficio di “mamma Rai”.

“Family day” all’Ariston
La prima serata è stato un “family-day” e la triade della conduzione pensa bene di omaggiare anche la famiglia Addams. Il Festival del lare domestico l’hanno aperto i 'Bocelli’s' con lo scambio simbolico di papà Andrea che per augurare buona vita e buona carriera al figlio Matteo (duetto premiato dalla visione di 15 milioni di telespettatori) gli ha donato il “chiodo” alla Fonzie, anzi alla Renzi, il giubbotto indossato nel trionfo sanremese del ’94. Padri e figli a confronto nei brani di Renga, Silvestri, Turci e Negrita fino a Nonno Hollywood di Enrico Nigiotti. Il ragazzo che, come i Zen Circus, viene dalla città dello chansonnier maledetto Piero Ciampi, Livorno, ha colpito nel segno con un brano da nostalgia canaglia dedicato al nonno scomparso che gli raccontava di quanto si stava meglio quando si stava peggio. Ma se è vero che Sanremo non è un paese per vecchi (vedi le presenze delle eterne Patty e Loredana) non lo è, forse, per i nonni cantati. Lo scorso anno lo fece Rubino che portò i suoi nonni a danzare sul palco, ma la gara non gli andò un granché bene

Virginia sciolta, Bisio meno
È solo l’inizio ma sul fronte del palco, versante comicità, c’è qualcosa da rivedere. Il tandem Raffaele-Bisio funziona a strappi. Virginia più sciolta e avvezza allo scenario, ma comunque un po’ ingessata, paga dazio “smascherata” . Bisio, alla prima, si riprende dallo choc del “debuttante” all’Ariston dopo le 22 e sciorina un monologo da Teatro dell’Archivolto in cui con piglio alla Pennac difende il “sovversivo” Baglioni dagli ormai neutralizzati strali di Matteo Salvini. L’impressione è che l’istrionica Raffaele si trovi meglio con al fianco un pari eclettico come Favino, mentre la dimensione ideale del guitto Bisio è quella di una spalla alla Zelig , gaia e non ingombrante come la Hunziker. Ma è solo un’impressione, una svista d’autore, come quelle di Bisio, che saluta Andrea Bocelli con la manina che fa “ciao” e che si fa scrivere i testi dall’(ex) compagno, ex Cuore Michele Serra e poi trova Salvini «una persona molto carina».