Agorà

Fotografia. Alinari, scatto moderno

Giuseppe Matarazzo mercoledì 22 aprile 2015
«L’Italia ha mille fotografi, ma non ha uno sguardo. Ecco, vogliamo ridare al nostro Paese una visione d’insieme. E raccontarla». Claudio de Polo è il presidente di Alinari, l’azienda fondata nel 1852 (più o meno come la fotografia), la più antica realtà tuttora operante nel campo della comunicazione per immagini. Un nome storico. Associato, appunto, alla storia. Al passato. Alla memoria. Alle fotografie in bianco e nero o seppia. Un patrimonio da museo. E infatti Alinari ha anche uno splendido museo a Firenze (in fase di ampliamento), in cui raccoglie strumenti, tecniche e foto. Ma nell’epoca della rivoluzione digitale, delle immagini usa e getta, cosa fa Alinari? Lancia il progetto “Alinari Contemporary”, per legare «memoria e presente, storia e contemporaneità, attraverso la narrazione potente delle immagini, con il nostro stile e lo stesso spirito che animò i fratelli Leopoldo, Giuseppe e Romualdo Alinari: essere testimoni del nostro tempo».Così Alinari rinasce – spiega de Polo – «dopo un periodo altalenante, a contatto di un mercato compulsivo», e una crisi penetrata ovunque, a livello economico e non solo: «Un’esperienza che ci ha fatto apprezzare ancora di più l’importanza del nostro patrimonio e la possibilità di costruire il futuro riabbracciando il nostro canone migliore, l’eccellenza con cui abbiamo a lungo rappresentato la storia dell’Italia nel modo che tutti ci riconoscono». I ritratti, le vedute, i cataloghi firmati Alinari hanno raccontato il Paese. La serie ventennale degli elenchi telefonici delle (ex) province italiane, come le cartoline dei monumenti simbolici delle città hanno permesso di fare storia dell’arte, promozione culturale e perché no, turistica. A metà dell’800 l’obiettivo, ambizioso, scritto nello stesso statuto della società, era questo: «Faremo circolare l’arte italiana nel mondo con un pezzo di carta». Un’espressione di una attualità formidabile. Oggi non sarà solo un pezzo di carta, ma il senso comunicativo e di condivisione restano tali. «Una intuizione che arriva 150 anni prima di internet – argomenta il presidente –. Significava diffondere la grande bellezza italiana quando ancora si riproducevano appena figure incise su rame o acciaio e con linguaggi arcadici, la presenza di elementi allegorici e folkloristici. La fotografia d’avanguardia di Alinari ha permesso di documentare fedelmente l’arte e l’architettura, le città e i suoi abitanti, così com’erano. Veri, reali. Ancora oggi questo stile di fotografare è unico. E se la cupola di una chiesa non è cambiata, quella foto di fine ’800 sarà ancora attuale. Sembra fatta oggi. Non c’era nulla di costruito». Lo stile non cambia, ma gli strumenti sì. «Gli Alinari sono in campo, oggi, non solo perché la fotografia si è evoluta, ma perché la stessa storia degli uomini e delle donne chiede nuovi principi di narrazione. E per farlo una volta di più, noi ripartiamo da quel made in Italy che da sempre raggiunge ogni parte del mondo». Alinari riparte dall’Italia per raccontare l’Italia. Con un bagaglio di 5 milioni di foto, frutto di un impegno lungo 163 anni, e una nuova squadra di venti fotografi che opereranno sia a livello di informazione che di comunicazione d’impresa. Fra questi, Luigi Baldelli, con l’esperienza al seguito di Ettore Mo e illustratore del best seller Il cacciatore di aquiloni, Gabriele Croppi con i paesaggi urbani metafisici, Paolo Formichella e i suoi reportage etnici, e ancora Vittorio Giannella e i suoi reportage turistici, passando per i virtual tour di Franco Garlaschelli, per le "contraddizioni" di Uliano Lucas, o la fotografia antropologica di Angela Prati e i collage digitali di Agnese Purgatorio. E poi Luigi Bussolati, Alberto Campanile, Domenico Cicchetti, Maurizio Fraschetti, Angela Prati, Mauro Ranzani, Paolo Righi, Roberto Salbitani, Andrea Samaritani, Mario Spada, Paolo Spigariol, Stefano Torrione, Luigi Vitale. “Alinari Contemporary” diventa un modo di fare informazione con autori innovativi, ognuno secondo uno stile personale, accurato e ricercato, in grado di dare rilievo e anima alle “notizie”. «Il varo di una nuova nave da crociera merita dieci scatti straordinari che raccontino l’eccellenza della cantieristica italiana. E va documentato, non solo per la bellezza delle cabine, ma il fare italiano. Non parliamo insomma esclusivamente di fotografia - dice de Polo – ma di valori civili. Abbiamo coinvolto venti fotografi italiani di talento, per riportare in Italia un nuovo modo di vedere le cose, forse con più ricchezza di contenuti, forse no. Ma almeno ci proviamo». Non si tratta di una nuova agenzia fotografica, né giornalistica. È Alinari che lavorerà sempre su committenza, con il proprio stile, ma in chiave appunto, contemporanea, con i linguaggi della modernità, senza dipendere però dalla “fluidità” della modernità, travolti come siamo da milioni di immagini scattate con gli smartphone e scambiate ogni giorno via social network, senza che se ne stampi una. «Forse vale la pena – conclude de Polo – distinguersi per qualità del soggetto e della stampa. La bellezza della fotografia sta nella capacità del fotografo di fare clic davanti al soggetto scelto e nella sua sensibilità in camera oscura. Sono forse cambiati gli strumenti, ma non le due operazioni. E non è cambiata l’esigenza di raccontare e di custodire la memoria. In un mondo in cui frenesia e consumismo sembrano trionfare sopra la storia e la cultura del mondo, la memoria anche di una impresa sembra valere poco. Eppure, noi continuiamo a crederci. Crediamo nella cultura della memoria, di ieri, di oggi e di domani che intendiamo proporre al mercato con l’operatività di questi venti autori. Alinari è di nuovo qui per iniziare una nuova storia».