Agorà

CAMPIONATO. Adriano paga pegno. Fuori per 3 giornate

Paolo Delfino martedì 27 gennaio 2009
Un gancio destro che fa male. Soprattutto a chi l’ha dato. Al termine di una settimana vis­suta sul filo dei nervi con file e dos­sier sugli arbitri che spuntano da u­na parte e dall’altra (la Roma non ha ancora digerito il gol “irregolare” che l’ha esclusa dalla coppa Italia, la Fio­rentina srotola 11 casi contro i viola come dazio dopo il gol di mano di Gi­lardino), il giudice sportivo ieri ci ha messo su un carico da 40. Tre turni di squalifica per Adriano, beccato dalle telecamere (e quindi dalla prova tv) mentre facendosi lar­go in area mollava un pugno allo sto­maco al difensore doriano Gastal­dello. Il giudice sportivo Gianpaolo Tosel, che aveva “assolto” Ibrahimo­vic per la spallata a Thiago Motta nel­la sfida con il Genoa del 26 ottobre, non è stato altrettanto tenero con A­driano. In quell’occasione, pur stig­matizzando «il comportamento ir­regolare e gratuito» dello svedese, To­sel spiegò che il suo gesto non rien­trava «senza ogni ragionevole dub- bio» nella condotta violenta sanzio­nata dalla giustizia sportiva. Ci rientra in pieno invece il destro ri­filato da Adriano, pochi minuti pri­ma di segnare il gol partita contro la Samp, che ha scatenato l’ira del tec­nico Mazzarri. «L’intenzionalità del pugno inferto è ovvia e inoppugna­bile - scrive Tosel - e, in egual misu­ra, è evidente la potenzialità lesiva, per la dinamica del movimento e la zona del corpo attinta». Non è la prima volta che Adriano vie­ne squalificato per mezzo della pro­va tv: lo schiaffo che diede a Gran­doni nel 2006 scatenò il caos, il giu­dice sportivo Laudi lo squalificò per 2 giornate grazie alle immagini che però non mostravano con chiarezza il gesto del brasiliano. L’Inter fece ri­corso e la Disciplinare lo accolse as­solvendo il giocatore ma la Caf poi ri­pristinò la squalifica. E una simula­zione nella gara con la Roma nell’a­prile del 2007 gli costò altri due tur­ni con la prova televisiva. Adriano domani in tribuna a Catania (sempre che ci vada) sarà però in buona compagnia, perché nel gior­no del suo 46° compleanno ieri Mou­rinho si è visto recapitare, lui pure, un turno di squalifica per l’espulsione rimediata dal giovane arbitro Celi, a cui lo Special One ha intimato se a­vesse “paura” dopo le infinite pole­miche dei giorni scorsi. «Un conto è essere sotto pressione, un altro avere paura»». Così il tecni­co del Milan, Carlo Ancelotti, com­menta il primo rosso in Italia a Mou­rinho. «Da parte sua c’è stata una mancanza di rispetto nei confronti dell’arbitro, è giusta la decisione di mandarlo fuori. Se gli arbitri sono sotto pressione dovremmo essere noi ad aiutarli, togliendogliene una parte. Sicuramente la pressione ar­riva anche da certi nostri comporta­menti in panchina». L’ex arbitro Paolo Casarin critica a­spramente la più recente interpre­tazione della regola del fuorigioco (definendola «diabolica») che vuole l’attaccante in posizione regolare an­che se in linea con il difensore. «È un problema - concorda Ancelotti - ma penso che i guardalinee italiani sia­no di ottimo livello, fatti salvi i limi­ti dell’occhio umano quando si ra­giona sui centimetri». Quello che il tecnico rossonero non vorrebbe veder riemergere è il ter­mine “sudditanza”: «Obiettivamen­te non ne vedo verso le grandi. Vedo piuttosto degli errori, suddivisi in parti eguali. Domenica, a Bologna, ci sono stati rigori per entrambe le par­ti che potevano essere dati o no».