Agorà

Alba. . Addio a Gianmaria Testa, il ?cantautore ferroviere?

MASSIMO IONDINI giovedì 31 marzo 2016
Ultima fermata per Gianmaria Testa. Un anno fa aveva svelato di avere un tumore inoperabile al cervello e di essere stato costretto dai medici a cancellare ogni impegno artistico. Ma non disperava di potercela fare. Ieri la notizia della fine del viaggio del cantautore ferroviere, a soli 57 anni. E domani l’amico sacerdote don Luigi Ciotti ne celebrerà i funerali nel Duomo di Alba, dove si è spento in un centro di riabilitazione. Nato in provincia di Cuneo in una famiglia di agricoltori, proprio come «certi piccoli fiumi di bassa pianura che arrivano dritti nel mare» (cantava in una delle sue più toccanti canzoni, Piccoli fiumi) Testa è stato un raffinato cesellatore di quotidiane visioni e sensazioni, ma anche capace di impugnare con la chitarra e la sua musica l’impegno sociale, prima ancora che politico. Quest’ultimo se l’era lasciato alle spalle con la militanza a sinistra negli anni Settanta. «Fare politica con le canzoni non esiste, è demagogia. Credo semmai ancora alla canzone popolare, capace di aggregare. Chiunque abbia visibilità pubblica ritengo abbia doveri etici» disse ad Avvenirequando uscì nel 2006 il suo disco più impegnato e coraggioso, Da questa parte del mare, un concept album sul tema delle migrazioni premiato con la Terga Tenco come miglior disco dell’anno. E un decennio dopo, come un testamento di umanità e un richiamo alla solidarietà, quel disco diventa ora un libro che, tra autobiografia e altrui storie di vita, uscirà il 19 aprile per Einaudi con la prefazione di Erri De Luca. «Quell’album uscì nell’ottobre di dieci anni fa giusti e niente da allora è cambiato, semmai è peggiorato. Il nostro mare piccolo, il Mediterraneo, è diventato una coperta chiusa, un lenzuolo bianco a coprire occhi e membra » aveva scritto Testa su Facebook lo scorso 26 febbraio annunciando che, in contemporanea con il libro, sarebbe uscito «anche, con la distribuzione di Egea Music, il vinile, perché dieci anni fa ci eravamo quasi dimenticati che esistesse anche quella forma, analogica, di ascoltar musica». Sette gli album di Gianmaria Testa in una carriera artistica condivisa anzitutto con la moglie e manager Paola Farinetti e, fino al 2007, con il mestiere di capostazione a Cuneo, assecondando quell’assennatezza contadina che consigliava di non lasciare mai il certo (il posto fisso) per l’incerto. Formatosi alla scuola di Georges Brassens e di Fabrizio De André, ha presto scoperto di essere quasi una sorta di fratello minore di Paolo Conte per quel suo stile da chansonnier che abbracciava scuola francese, jazz e bossanova, ma con una forte matrice folk. E fu proprio la Francia, dove grazie alla produttrice Nicole Courtrois pubblicò i suoi primi due album ( Montgolfières nel 1995 e Extra-Muros l’anno dopo, poi ripubblicato nel 2005), a lanciarlo aprendogli persino le porte dell’Olympia, il più famoso teatro di Parigi dove il conterraneo Paolo Conte era di casa. Quindi finalmente si accorse di lui anche l’Italia e nel 2000 pubblicò il suo terzo album Il valzer di un giorno e con esso arrivò pian piano l’apprezzamneto del pubblico più raffinato. Un successo fatto di nuovi dischi ( Altre latitudini, Solo dal vivo, Vitamiae l’ultimo live Men at workdel 2013), di tremila concerti nel mondo, ma soprattutto di tante collaborazioni con musicisti (da Mario Brunello a Rita Marcotulli a Fausto Mesolella degli Avion Travel), scrittori e attori. Incontri sfociati anche in spettacoli teatrali come Guarda che luna! (andato in onda anche sulla Rai) con Stefano Bollani ed Enrico Rava, Chisciotte e gli invincibili (da un testo di Erri De Luca), 18.000 giorni – Il pitone con Giuseppe Battiston e RossinTesta, spettacolo di teatro canzone con musiche inedite di Gianmaria che Paolo Rossi porterà in scena il 5 maggio al Teatro Colosseo di Torino e poi in giro per l’Italia. Negli ultimi tempi Testa aveva anche pubblicato con Gallucci tre libri di racconti e fiabe. © RIPRODUZIONE RISERVATA Chansonnier formatosi alla scuola di Georges Brassens e di Fabrizio De André, fino al 2007 conservò, con contadina assennatezza, il suo mestiere di capostazione a Cuneo Gianmaria Testa