Agorà

Reportage. A Coventry la cultura è post-industriale

Angela Napoletano venerdì 9 luglio 2021

L’installazione “Rising from adversity” tra le rovine della cattedrale

Si narra che intorno all’anno Mille una nobildonna inglese di nome Godiva abbia attraversato a cavallo le strade di Coventry, nuda, avvolta solo nei suoi lunghi capelli, per convincere il conte Leofrico, suo marito, a ridurre le tasse che aveva imposto agli abitanti del regno di Mercia. Dinanzi a tanta determinazione, dicono, l’uomo capitò. Forte, ribelle, solidale e intraprendente, il personaggio di Lady Godiva, che gli annali raccontano abbia poi fatto fondere tutto l’oro che possedeva per forgiare le croci da donare al monastero benedettino di St. Mary, sintetizza lo spirito della Coventry odierna, cuore delle Midlands occidentali proclamato “città della cultura” del Regno Unito per il 2021. Per un anno, a partire dallo scorso 5 giugno, la cittadina a un’ora di treno dal centro di Londra, ospiterà rassegne di arte e design, musica e teatro, danza e poesia, organizzate per offrire alla comunità locale, poco più di 350mila abitanti, la possibilità di tornare al centro della scena nazionale e internazionale e dimostrare che, nonostante il declino degli ultimi quarant’anni, innescato in pieno Thatcherismo dalla drammatica crisi dell’industria, Coventry ha ancora qualcosa da raccontare. Sbaragliata la concorrenza di Swansea, Paisley, Stoke-on-Trent e Sunderland, le altre città in lizza per il riconoscimento che il ministero britannico della cultura assegna ogni quattro anni dal 2013, la “Detroit britannica”, come Coventry veniva chiamata durante il boom industriale degli anni Sessanta, è stata scelta «per aver dimostrato come cultura, arte e tradizione possono tenere unita una comunità ». Nel 2017, John Glen, sottosegretario al turismo dell’allora governo di Theresa May, spiegava con queste parole i motivi che avevano portato l’esecutivo a incoronare la città delle Midlands come erede del titolo appartenuto in passato a Hull e Derry. Rasa al suolo (quasi completamente) dai bombardamenti dall’aeronautica militare tedesca, la Luftwaffe, durante la Seconda guerra mondiale, Coventry è una città che, a detta dei suoi stessi abitanti, ha sempre dovuto reinventarsi per sopravvivere. Con determinazione e coesione. Lo ha fatto dopo il Blitz, risorgendo dalle macerie causate da 198 tonnellate di bombe, con un progetto di sviluppo urbanistico, di cui la cattedrale ne è ancora il simbolo, che valorizzava le antiche rovine attraverso inserzioni di architettura moderna. Lo sta facendo anche oggi, dopo la pandemia, Brexit, la chiusura delle fabbriche di biciclette, orologi, auto, aerei e prodotti tessili, proponendo una rassegna culturale, curata dal direttore artistico Chenine Bhathenam, pensata proprio per scavare nel passato, celebrare il presente e creare un’eredità per il futuro.

Performance dello Harewood College - Doug Peters/PA Wire

Alla fine degli anni ’70 Coventry è stata fucina del movimento “2 Tone Ska”, il pop ispirato ai ritmi giamaicani che con le band The Specials e The Selecter ha lanciato i temi dell’antirazzismo e della multiculturalità nel panorama musicale britannico. Per tutta l’estate, fino a ottobre, il ciclo di eventi musicali “Sound System” celebrerà, con la partecipazione di artisti di fama internazionale, i tratti caraibici distintivi dell’identità di Coventry, che durante l’età d’oro dell’industria ha attratto da Kingston, in Giamaica, generazioni di migranti. L’attenzione al tema dell’integrazione delle minoranze è al centro di uno spettacolo di danza e recitazione, Can you hear me now? (Puoi sentirmi adesso?), in calendario dal 20 giugno, che promuove, in collaborazione con il centro locale per i migranti e i rifugiati, l’importanza dell’unità e dell’ascolto. L’antica solidarietà di Godiva verso i poveri sembra aver ispirato anche una mostra (8-16 ottobre) di opere d’arte realizzate dagli homeless della città, uomini e donne che non hanno una fissa dimora o che, seppure per un breve periodo della propria vita, non l’hanno avuta. Quella dei senza tetto è una delle piaghe più tristi del paese ma lo è stato ancor di più in passato, in particolare tra il 2005 e il 2009 quando i tassi di disoccupazione, insieme a quelli sulla criminalità, sono schizzati oltre la media nazionale. Alla voglia di voltare pagina e guardare con ottimismo al futuro è dedicato il “CVX Festival”, un evento di tre giorni che avrà inizio il 12 agosto, Giornata internazionale della gioventù. La manifestazione, non è un caso, è rivolta proprio ai giovani, chiamati attraverso la musica del rapper Jay-1, workshop e conferenze a esplorare i temi del cambiamento sociale e le potenzialità di innovazione offerte dall’arte. Le proposte culturali messe a punto per quest’anno “speciale” non riguardano però solo i più giovani ma, tutti, anche adulti e bambini. La città che ha dato i natali, tra gli altri, al poeta Philip Larkin e al romanziere Lee Child, dove per anni ha vissuto lo scrittore di età vittoriana George Eliot, sarà animata fino al 2022 da installazioni, sculture di fuoco, seminari di poesia, proiezioni di film, esibizioni circensi, spettacoli e mostre fotografiche. In autunno, a partire dall’8 ottobre, ospiterà una Biennale intitolata Hyper-Possible, super-possibile, allargata ai musei e alle gallerie di altre località del Warwickshire. A fine anno, farà tappa all’Herbert Art Gallery and Museum di Coventry anche il celebre “Turner Prize”, la manifestazione dedicata al pittore inglese William Turner organizzata ad anni alterni dal Tate Britain di Londra che porta in mostra, fuori dalla capitale, le opere di arte contemporanea di artisti emergenti under 50 e ne premia la migliore. L’attesa è che la manifestazione inietti energia positiva (anche economica) nella città e in chi la vive portando a vita nuova anche le rovine del castello di Caludon, dove si dice si sia tenuta nel 1595 la prima rappresentazione del Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare, o la sala delle corporazioni, al municipio, utilizzata come prigione per Maria, la regina di Scozia. Ci sia aspetta che attraverso la cultura Coventry possa riconciliarsi con il passato doloroso della guerra e della povertà per guardare avanti. A detta dei suoi stessi abitanti, la trasformazione è già cominciata.