Agorà

Festival. A Bolzano la danza è politica

Angela Calvini lunedì 19 luglio 2021

Le chant du cigne: le lac di Marie Chouinard

Morte e rinascita, buio, ma anche speranza. Ha avuto coraggio Bolzano Danza a dedicare ad una tematica così forte ed in linea con i tempi la sua 37ma edizione. Intitolata Swan (Cigno) che si collega si al balletto dei balletti, ma che, come spiega il direttore della kermesse Emanuele Masi, “ricorda che il cigno è un archetipo della trasformazione, del cambiamento, del passaggio all’età adulta ed è strettamente legato all’attualità”. Oltre 22 saranno quindi le rivisitazioni affidate ai migliori coreografi mondiali de La morte del cigno , l’assolo coreografico di Michel Fokine disegnato nel 1901 su un brano di Camille Saint-Säens (di cui quest’anno si celebra il centenario della morte) appositamente per l’étoile Anna Pavlova e poi danzato dalle più grandi di ballerine del mondo.

A Bolzano anche le rivisitazioni contemporanee di grandi classici come Il Lago dei cigni, Giselle o La Sacre du Printemps. Dove però l’attualità entra prepotente, in un festival dichiaratamente politico dove il cigno può essere un rifugiato che scompare nel Mediterraneo, o un volatile/natura ricoperto di catrame che forse possiamo ancora salvare come in Swan di Kor’sia, oppure ancora, come in Come out di Olivier Dubois( il 20 luglio), è un afroamericano torturato dalla polizia, sulla potente colonna sonora di Steve Reich scaturita da un collage di voci di ragazzi di colore coinvolti in un omicidio ad Harlem.

E mentre nella Giselle rivisitata dei Kor’sia ci si domanda se possa ancora esistere l’amore puro, 8 ballerine cigno rosavestite si ribellano alle violenze sessuali intonando il loro grido di lotta nella coreografia della canadese Marie Chouinard Le chant du cigne: le lac, che ha inaugurato il 16 luglio al Teatro Comunale di Bolzano nella serata Swan Lakes. Una prima italiana che ha visto reinterpretare il dramma della principessa cigno Odette e del suo sfortunato amore, dall’energetica Gauthier Dance Company di Stoccarda dove il tema del bene e del male intrecciava le sinuose coreografie dello spagnolo Cayetano Soto, le nervose movenze del tedesco Marco Groecke sino all’esplosivo finale pieno di vita dell’israeliano Hofesh Shechter.

E se Alessandro Sciarroni mette in scena la circolarità della vita nell’ipnotico Dialogo Terzo: in a landscape, sulla terrazza delle Cantine Kettmeir a Caldaro, a colpire forte sono anche i 16 assoli dedicati alla morte del cigno nati nel periodo del lockdown più duro e affidati da Eric Gauthier ad altrettanti coreografi, musicisti, registi e ballerini della sua compagnia. Ne sono nati 16 video (in parte danzati dal vivo nella serata The Dying swans live experience) di estrema potenza, in cui le angosce della pandemia di trasformano in arte contemporanea fare grida, nevrosi ed esplosioni vitali fino al positivo e luminoso abbraccio finale tra un ragazzo chiuso in casa e la madre finalmente vaccinata.

Anche per questo nel ricco programma che durerà fino al 30 luglio, c’è grande attesa per il nuovissimo Requiem dedicato alle vittime del Covid e alle loro famiglie, Requiem (Sià Karà), che avrà il suo debutto assoluto il 28luglio composto dal musicista Trentino Matteo Franceschini, Leone d’oro alla Biennale di Venezia del 2019, e coreografato dal regista e coreografo tunisino Radhouane El Meddeb danzato dalla cubata MiCompania e interpretato dall’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento. Un lavoro che, traendo ispirazione dal capolavoro di Mozart e rispettando la partitura liturgica, mescolando strumenti tradizionali ed elettronica sarà un inno alla circolarità della vita.