sabato 23 marzo 2024
Don Gino Rigoldi lascia il carcere minorile milanese dopo 50 anni di servizio. Al suo posto don Claudio Burgio. Ma non finisce l’impegno del sacerdote per i ragazzi
Don Gino Rigoldi

Don Gino Rigoldi - .

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Don Gino Rigoldi lascia ma raddoppia: lo storico cappellano dell’Istituto penale minorile Beccaria, dopo 50 anni a servizio dei giovani del carcere, ha deciso di fare un passo indietro. Ha rassegnato le sue dimissioni e diventerà presto cappellano emerito: al suo posto don Claudio Burgio, fondatore e presidente dell’associazione Kayròs. «Ma non mollo il colpo» ci tiene a precisare don Rigoldi, che lancia l’idea di una comunità da realizzare da zero. Un modello innovativo in cui accogliere i ragazzi che, dopo il compimento della maggiore età, si troverebbero isolati, spesso assegnatari di alloggi singoli. «Ho visto queste comunità in Francia, gruppi misti di quindici o venti ragazzi e ragazze che fanno attività culturali ed educative, stanno in compagnia. Gruppi allegri – racconta –. Non possiamo lasciarli soli o mandarli per strada. Sono posti dove ciascuno potrebbe avere la sua autonomia ma non cadere nella solitudine: è un modello che in Italia non c’è, ma noi lo faremo».

La sua missione inizia 50 anni fa: «quando sono arrivato c’erano mille ragazzi ogni anno e con l’allora direttore Antonio Salvatore abbiamo reso il Beccaria un modello da imitare in tutta Italia. Allora erano tutti figli del Sud Italia, che pensavano di trovare nella criminalità uno stile di vita. Dagli anni ‘90 abbiamo visto arrivare sempre più stranieri, e oggi qui il 90% è arabo». Proprio alla luce di questo cambiamento culturale, continua don Gino, il dialogo non è sempre facile, «ma siamo noi educatori che dobbiamo andare verso di loro e a capire di cosa hanno bisogno. Penso alla preghiera, perché quando pregano si tranquillizzano, cambiano proprio. Vorrei che il Beccaria fosse un luogo di integrazione e per questo continuerò a star qui».

Intanto don Gino ha lanciato un'altra sfida, in occasione dell’asta fotografica di beneficenza “A noi ci frega lo sguardo”, organizzata per supportare il programma “Cambio Rotta”, ideato dalla Fondazione Don Gino Rigoldi per finanziare alcune attività a favore dei ragazzi dell’area penale del Beccaria e coprire i costi necessari a riparare le strutture dell’istituto, come ad esempio la cucina in cui i ragazzi fanno i laboratori. «Un mio sogno - racconta - è cominciare con gli Articolo 21: la possibilità per i ragazzi di uscire dal carcere durante il giorno per lavorare e tornare la sera. Che ci siano per loro posti dove trovare un lavoro vero, con uno stipendio reale perché non sempre è facile per chi esce da qui trovare un’occupazione. Chi sta qui è perché ha commesso reati di sopravvivenza: noi vogliamo che il messaggio sia che fuori c’è qualcosa che li aspetta». Perché quando escono, altrimenti, la sopravvivenza ricomincia: «ma se si tratta di aiutare, finché si può, si deve fare. Io so che c’è la Provvidenza dietro di me». Poi don Gino fa l’esempio di uno dei suoi “figli”, uno dei 14 ragazzi che abitano con lui, «un perito chimico, assunto in un’azienda con un buono stipendio. Ha firmato il contratto per una casa in affitto ma quando si è presentato di persona lo hanno stracciato: solo perché è nero. Se tutto questo scomparisse sarebbe un grande passo avanti».

L’asta, durante la quale sono state messe in palio 20 fotografie di autori italiani, ha permesso di raccogliere oltre 80mila euro. Il ricavato servirà a realizzare percorsi formativi dentro e fuori dal carcere, personalizzati a seconda delle esigenze dei ragazzi: tra questi, il progetto “Credito al futuro”, per l’attivazione di borse di studio e il Teatro Puntozero, che permette ai giovani di partecipare a laboratori teatrali come attori, musicisti e tecnici.


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