martedì 7 maggio 2024
A quattro anni dall’omicidio di George Floyd, e nonostante il varo di nuove leggi, non è cambiata la cultura di chi indossa la divisa. L'anno scorso 1.232 persone sono state uccise dalla polizia
Il Dipartimento di Polizia di Miami

Il Dipartimento di Polizia di Miami - Ansa

COMMENTA E CONDIVIDI

Si avvicina il quarto anniversario dell’uccisione di George Floyd e i dipartimenti di polizia americani, a partire da quello di Minneapolis dove il 46enne afroamericano fu soffocato a morte, ostentano le riforme attuate da allora. Oltre 150 leggi di controllo dell’operato della polizia sono state approvate a livello statale o federale. Eppure ancora oggi, ogni giorno, negli Stati Uniti in media tre persone muoiono per mano degli agenti. E il numero continua ad aumentare. Secondo dati recenti, la polizia statunitense ha ucciso almeno 1.232 persone l’anno scorso: il numero più alto in oltre un decennio.

Il tutto emerge con forza dopo l'ennesimo episodio di violenza documentato dai video, quello a danno del 25enne italiano Matteo Falcinelli avvenuto a Miami, lo scorso febbraio e di cui si è saputo solo in questi giorni. Il giovane, studente in un'università della Florida, è stato portato in cella dopo un diverbio in un locale, legato mani e piedi e picchiato. Del caso si sta occupando anche la Farnesina.

I numeri, forniti da Mapping Police Violence, un gruppo di ricerca no-profit, suggeriscono che gli interventi legislativi non hanno fatto nulla per sanare una crisi sistemica. Come è possibile? La maggior parte degli americani, infatti, è stufa di aver paura della polizia. I sondaggi fatti dopo le massicce proteste Black Lives Matter seguite alla morte di Floyd mostravano che un’ampia maggioranza di elettori chiede una polizia meno manesca e dal grilletto meno facile. I politici a livello federale, statale e locale (principalmente dal lato democratico) hanno cercato di rispondere a questa richiesta di cambiamento. Gli Stati hanno aumentato la formazione su come evitare che gli arresti degenerino in violenza, hanno proibito il ricorso a mosse per immobilizzare i sospetti che potrebbero portare all’asfissia e hanno imposto agli agenti di intervenire se vedono che i loro colleghi si comportano in modo scorretto. Molte città hanno reso obbligatorie le “body cam” (telecamere indossate dagli agenti), ritirato la polizia dalle scuole e proibito alla polizia di svolgere attività di controllo del traffico di basso livello.

Tutte queste misure si scontrano però con un aspetto che non è cambiato per le forze dell’ordine americane: la cultura interna che insegna ai poliziotti a considerarsi aggressivi combattenti del crimine impegnati in una lotta contro le forze del male. È una mentalità che dà priorità alla sicurezza tattica, a sbattere i cattivi dietro le sbarre, alla lealtà verso gli altri poliziotti e al non accettare critiche da nessuno per strada. I cambiamenti percepiti come in contrasto con questi valori sono destinati a fallire, come mostrano i numeri. Gli esperti parlano della necessità che le forze dell’ordine si considerino “guardiani” piuttosto che “guerrieri”, ma non hanno ancora tracciato una strada che si muova in tale direzione. Il maggiore ostacolo al cambiamento di cultura è l’impunità.

Dal 2013 al 2022, il 98% degli omicidi della polizia non ha comportato accuse per gli agenti, mentre gli accordi sindacali in tutto il Paese rendono molto difficile indagare, disciplinare o licenziare gli agenti. Una legislazione federale che avrebbe ridotto le protezioni dalla responsabilità per gli agenti di polizia è stata bloccata al Senato. Non stupisce allora che le forze dell’ordine americane abbiano ancora un’enorme discrezionalità nell’usare la forza ogni volta che lo ritengono opportuno.

© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: