martedì 9 aprile 2024
Nata nel 1904 e morta nel 1964, fu assistente sociale e scrittrice. Visse per più di 30 anni nella periferia di Parigi, abbagliata dall’incontro con il Signore. Ora in italia escono sette inediti
Madeleine Delbrêl con una bambina nella periferia parigina

Madeleine Delbrêl con una bambina nella periferia parigina - Association des Amis de Madeleine Delbrêl

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«Madeleine Delbrêl è vissuta in un’epoca in cui si diceva ancora che bisognava arrivare prima dell’offertorio se si voleva che la Messa fosse “valida”. Un po’ come se fosse stato possibile sorvolare senza problemi la prima parte della Messa, quando venivano proclamati i testi biblici». Scrivono così Gilles François e Bernard Pitaud, rispettivamente postulatore della causa di beatificazione e biografo della Delbrêl, in apertura di un nuovo libro, All’ascolto della Parola. La docilità di lasciarci plasmare (in uscita per Gribaudi), nel quale sono raccolti 7 testi di questa straordinaria scrittrice e mistica che ha lasciato un segno profondo nella Chiesa – non solo francese – del ‘900.

Il riferimento al contesto storico-ecclesiale permette di cogliere, per contrasto, quanto profetiche suonino le parole della Delbrêl. Come sottolinea don Luciano Luppi, prete bolognese, profondo conoscitore di Madeleine: «Uno dei frutti più belli del Concilio Vaticano II è stato rimettere nelle mani di tutto il popolo di Dio i tesori delle Sacre Scritture. Sappiamo quanto questo sia decisivo per permettere il necessario passaggio da un cristianesimo di pura tradizione e convenzione a uno di scelta e convinzione. Madeleine Delbrêl, pioniera e anticipatrice dell’insegnamento conciliare, si presenta oggi a noi come una preziosa guida a un rapporto spirituale maturo con la Parola di Dio».

C’è un brano, intitolato Testimoni, nel quale l’autrice condensa in modo formidabile il suo pensiero: «Una volta che abbiamo conosciuto la parola di Dio, non abbiamo diritto di non riceverla; una volta ricevuta non abbiamo diritto di non lasciare che si incarni in noi, una volta incarnata in noi non abbiamo diritto di tenerla per noi: da quel momento apparteniamo a coloro che la attendono». Poco prima Madeleine aveva introdotto la sua spiegazione ricorrendo, come spesso le capita, a immagini immediate, legate al quotidiano: «La parola di Dio non si porta ai confini del mondo in valigia; la si porta in sé. Non la si mette in un angolo di se stessi, come riposta sul ripiano di un armadio. La si lascia andare fino al fondo di sé, fino a quel cardine su cui tutto il nostro essere ruota. Non si può essere missionari senza aver operato in noi questa accoglienza franca, ampia, cordiale alla parola di Dio, al Vangelo. Questa parola ha la tendenza viva a farsi carne, farsi carne in noi. E quando siamo così abitati da essa, diventiamo adatti a essere missionari».

Questo testo è un passaggio tratto da uno degli scritti più celebri di Madeleine, ovvero Missionari senza barche. Redatto a fine ’43, era stato ispirato dalla pubblicazione, qualche mese prima, di La Francia paese di missione?: un testo-choc di due preti che presentava una diagnosi della scristianizzazione in atto nella Francia del tempo. «Scrivendo il suo testo – osservano i curatori del volume – Madeleine Delbrêl avrebbe voluto non tanto contestare l’opera dei due sacerdoti quanto aprire un altro campo di riflessione, suggerendo che la testimonianza evangelica, prima d’incarnarsi in metodi pastorali, deve passare per la conversione dei testimoni stessi. Può essere questo che spiega perché Madeleine, forse per discrezione, non abbia pubblicato il suo testo. E così Missionari senza barche, testo fondamentale nell’opera di Madeleine, fu conosciuto solo per degli estratti pubblicati in Noi delle strade e La gioia di credere. Bisogna attendere l’anno 2000 per avervi accesso nella sua versione completa».

Per una provvidenziale coincidenza, la pubblicazione de All’ascolto della Parola avviene a poca distanza dall’anniversario – un secolo tondo – della conversione di Delbrêl. Di lei papa Francesco, l’8 novembre 2023 ha detto: «Nata nel 1904 e morta nel 1964, è stata assistente sociale, scrittrice e mistica. Ha vissuto per più di trent’anni nella periferia povera e operaia di Parigi, abbagliata dall’incontro con il Signore». Proprio così: se nel 1922 la diciottenne Madeleine aveva scritto «Dio è morto, viva la morte» («Si è detto “Dio è morto”. Poiché è vero, bisogna avere l’onestà di non vivere più come se vivesse»), in capo a due anni la sua visione della vita e di Dio sarebbe cambiata radicalmente. Come mai? «Mi era accaduto l’incontro con parecchi cristiani che vivevano la mia stessa vita, discutevano quanto me, danzavano quanto me... Parlavano di tutto, ma anche di Dio che pareva essere a loro indispensabile come l’aria. Cristo avrebbero potuto invitarlo a sedersi, non sarebbe sembrato più vivo».

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