mercoledì 20 marzo 2024
Palazzo Chigi pronto a una replica che dovrebbe essere inviata a breve. A preoccupare i magistrati contabili sono soprattutto i tagli alla Sanità
Scontro tra il governo e la Corte dei conti sulle modifiche al Pnrr

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Il governo reagisce male alla bocciatura delle modifiche al Pnrr da parte della Corte dei Conti. L'irritazione è palpabile, sostengono fonti vicine a Palazzo Chigi, specie perché in passato rilievi così puntuali e meticolosi non avrebbero mai colpito un provvedimento dell'esecutivo. in ogni caso l'esecutivo sta preparando una replica che dovrebbe arrivare già nelle prossime ore.

​I rilievi della Corte

I rilievi dei magistrati contabili arrivati ieri si concentrano soprattutto sulla Sanità e sulla rimodulazione dei fondi relativi, con gli investimenti destinati al programma “Verso un ospedale sicuro e sostenibile” che vengono spostati dal Pnc al Fondo ex art. 20. Una strategia, osserva la Corte, che riduce «l'ammontare complessivo delle risorse destinabili ad investimenti in sanità» e comporta «il rinvio dell'attuazione del progetto a quando saranno disponibili spazi finanziari adeguati». Insomma, prosegue la memoria, «le norme proposte sono destinate a riflettersi sulla dinamica della spesa per investimenti del settore in misura significativa». Il punto è che gli obiettivi del Pnrr «devono essere colti senza incidere negativamente sui conti pubblici», il che comporta «un'operazione particolarmente complessa alla luce delle caratteristiche dei nuovi progetti inseriti nel Piano (e solo in minima parte scontati già nel quadro tendenziale) e di quelli che ne escono, ma che devono trovare forme di copertura alternativa». Un risultato che nel caso specifico «viene raggiunto soprattutto attingendo al Fondo per lo sviluppo e la coesione e ad una prima revisione dei progetti del Piano nazionale complementare, in attesa degli esiti di una rivisitazione più complessiva di quest'ultimo che viene contestualmente avviata». C'è poi un altro punto è cioè che al 31 dicembre 2023 «le risorse non ancora utilizzate, attribuite al fondo ex articolo 20, sono pari a 9,9 miliardi» e «il loro utilizzo effettivo è subordinato alla indicazione in bilancio di importi spendibili compatibilmente con gli obiettivi di finanza pubblica». In altre parole, «pur previste a legislazione vigente, tali risorse non sono già scontate nel tendenziale e quindi richiederanno apposita copertura. Un allungamento dei tempi che dovrebbe essere valutato alla luce dello stato di attuazione dei progetti attivati e che potrebbero registrare fabbisogni difficilmente rinviabili».

​Critiche all'accentramento

La magistratura contabile punta poi il dito anche sulla «istituzione delle nuove cabine presso le Prefetture e degli eventuali nuclei specifici di personale non meglio definiti», che «è auspicabile sia accompagnata da una chiara e puntuale ridefinizione del perimetro di operatività di ciascuno degli strumenti destinati in vario modo al supporto degli enti locali». Il rischio, altrimenti, è quello di «un ingorgo organizzativo», scongiurabile solo attraverso la differenziazione di «compiti, ruoli, responsabilità e modalità di raccordo con le strutture di governance nazionale».

Opposizioni all'attacco

Inutile dire che la bocciatura ha dato modo alle opposizioni di attaccare il governo anche su questo fronte. I capigruppo democratici nelle commissioni Bilancio e Affari europei della Camera, Ubaldo Pagano e Piero De Luca, parlano senza mezzi termini di «doppio flop» e di «ottimistiche dichiarazioni del ministro Fitto sbugiardate dai giudici». «Nella sanità questo governo ha fortemente disinvestito», ha commentato il presidente del M5s, Giuseppe Conte, in una diretta sui suoi canali social ieri sera e «nella rimodulazione del Pnrr sono arrivati tagli per 1,2 miliardi. Tutte le Regioni si sono lamentate. Mi appello al governo, a Giorgia Meloni: stop a queste sforbiciate sulla sanità, per far cassa non si disinveste in sanità, lo dobbiamo agli italiani e al personale sanitario».

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