sabato 9 marzo 2024
Giornalista di denuncia negli Usa, decide di mettersi in gioco e fonda il Catholic Worker movement. Citata dal Papa, ricordata nel Meeting scorso, si è aperta per lei la causa di beatificazione
Dorothy Day, l'anarchica cattolica amica degli ultimi citata da Mattarella
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Una donna poliedrica, anarchica e cattolica, pacifista e ambientalista, giornalista degli ultimi che dalla mera denuncia decide di passare all'azione e diventa attivista dei diritti. Citata da Sergio Mattarella fra gli esempi luminosi di donne protagoniste del cambiamento loro e del mondo che le circonda, il nome di Dorothy Day è passato quasi inosservato, e resta sconosciuto ai più. Fondatrice di un movimento cattolico a difesa dei lavoratori negli Stati Uniti, è ricordata soprattutto per il suo impegno per la pace e contro il riarmo. Ma è stato papa Francesco ad accendere i riflettori su di lei per la prima volta definendola «una grande americana» durante il suo celebre discorso al Congresso di Washington nel 2015. Scomparsa nel 1980, è in corso per lei la causa di beatificazione «Ho trovato Dio attarverso i suoi poveri», è il titolo della sua autobiografia in cui racconta la sua esperienza, pubblicato dalla Libreria editrice vaticana. Un esempio luminoso di "amicizia sociale" nelle parole del Papa, la sua figura è stata valorizzata più di recente nel Meeting di Rimini dello scorso agosto, chiuso proprio da Mattarella, che - nel discorso dell'otto marzo al Quirinale - ha messo in luce proprio la sua poliedricità di donna «impegnata prima a sostegno della battaglia delle "suffragette" per il voto alle donne, poi contro la povertà e l'esclusione sociale, infine per la pace». Nell'incontro del Meeting, che ha visto la partecipazione, fra gli altri, del suo collaboratore, e curatore dell'autobiografia, Robert Ellsberg è stata ricostruita la sua personalità eclettica ed estroversa: fondatrice insieme a Peter Maurin del Catholic Worker a New York nel 1933, convertita al cattolicesimo in una vita piena di vicende drammatiche, di gioie e di dolori, successi, incomprensioni e “lunghe solitudini”. Un invito a interrogarsi sul perché valga la pena ancora oggi vivere per un ideale e e costruire qualcosa di buono per sé e per gli altri, a partire dai più poveri e abbandonati, lasciandosi guidare dalla scoperta della fede, e dell’amore per gli altri, che diventa pienezza, in definitiva, per la propria vita. «Una vita che fa bene al cuore», la ha definita il Papa.








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