venerdì 15 marzo 2024
Dai fiordi norvegesi ai deserti africani, dalle palafitte della Thailandia ai fiordi norvegesi: in un libro i campi da gioco più curiosi della Terra. Una passione senza confini

«Un giornalista chiese alla teologa tedesca Dorothee Sölle: “Come spiegherebbe a un bambino che cos’è la felicità?” “Non glielo spiegherei,” rispose, “gli darei un pallone per farlo giocare”». È riportato dallo scrittore uruguaiano Eduardo Galeano questo celebre dialogo che vale più di mille parole per rendere l’idea: la passione per il calcio si tramanda di generazione in generazione ad ogni latitudine. I primi rudimentali calci a una palla risalgono addirittura a più di duemila anni fa. Una gioia senza tempo e senza confini che coinvolge oggi più di un di miliardo di praticanti in quasi tutti i paesi del pianeta. Dai ghiacciai della Groenlandia alle palafitte della Thailandia, dai deserti delle Piramidi agli strapiombi scozzesi non c’è spazio fisico o condizione climatica che possa fermare l’ebbrezza di un pallone che rotola. Se volete toccare con mano “letteralmente” il fascino del calcio ai quattro angoli della Terra, mettetevi comodi e gustatevi avidamente un libro avvincente del giornalista francese Vladimir Crescenzo: Il giro del mondo in 80 stadi. I campi da calcio più incredibili del pianeta (Meltemi, pagine 192, euro 30). Un clamoroso biglietto di viaggio intorno al globo a caccia dei campi da calcio più improbabili rimanendo sul divano di casa. Ogni terreno di gioco esaminato, fosse pure il teatro di un campionato locale, nasconde curiosità e aneddoti insospettabili.

Sci e reti, che salto in Corea
Maldive, il paradiso del gol

Il nostro itinerario parte dall’Estremo Oriente lì dove affondano le radici più affini a questo sport. Dal campo in Nepal ai piedi dell’Himalaya a quello galleggiante di Koh Panyee, villaggio di pescatori thailandesi costruito su palafitte. Qui la voglia di giocare è stata più forte della mancanza di una porzione di terraferma. La domanda però sorge spontanea: ma se la palla va fuori? Semplice, ci si tuffa in mare per recuperarla. Non è mai stato un problema. Piuttosto negli anni si è costruito un campo più stabile visto che le onde prima giocavano brutti scherzi. Fatto sta che il club locale, il Panyee Fc tra il 2004 e il 2010 ha vinto tutti i titoli del campionato giovanile della Thailandia del Sud. Pittoresco è anche lo stadio Changlimithang di Thimphu in Bhutan mentre è surreale l’Alpensia Jumping Park a Pyeongchang in Corea del Sud: uno stadio per il salto con gli sci, costruito nel 2018 per i Giochi olimpici invernali, ma usato anche per alcuni incontri del Gangwon Fc durante la stagione 2017 della K League, il campionato sudcoreano. Va oltre lo sport invece l’Hong Kong Stadium uno degli ultimi spazi in cui è ancora possibile sfidare il regime cinese: qui i tifosi possono far sentire la propria voce per la libertà senza ripercussione. Non si può invece rimanere indifferenti davanti alla bellezza del campo del Mahibadhoo Sports Club: siamo del resto nelle Maldive e il rettangolo di gioco è un piccolo paradiso circondato dal mare. La squadra partecipa al campionato di un Paese che conta 1199 isole, anche se lo scoglio più grande non sono gli avversari ma le traversate in traghetto per le trasferte.

A La Paz si sfiora il cielo
Buenos Aires: occhio al fium
Lasciamo il continente asiatico per quello americano, per andare in Groenlandia, dove sembra incredibile ma tra i ghiacci si disputa un campionato con ben 40 squadre: tra tutti gli impianti spiccano il Nanortalik e l’Uummannaq Stadion. Scendendo verso sud è doveroso passare da Haiti per il Parc Sainte-Thérese di Pétion Ville, la casa del Don Bosco Fc, club che ha lanciato Emmanuel Sanon detto “Manno”: il numero dieci che ha scritto la storia da queste parti e non solo, visto che nel Mondiale del 1974 con la sua Nazionale fece tremare anche l’Italia, battendo il record di imbattibilità di Zoff. In Sudamerica dove il calcio si sposa con la fantasia, non ci sono limiti nemmeno alla creatività degli stadi. A Buenos Aires un tiro fuori porta può finire direttamente nel fiume Riachuelo che circonda la striscia di terra sulla quale sorge l’Estadio Saturnino Moure. Mentre si sale in quota con il rischio di rimanere senza fiato all’Estadio Hernando Siles di La Paz in Bolivia: si trova a più di 3600 metri, al punto che qualche anno fa ci furono feroci polemi-che con la Fifa per la quale nessuna partita di qualificazione alla Coppa del Mondo può svolgersi al di sopra dei 2500 metri di altitudine. Se poi è ben noto il leggendario Maracanã di Rio de Janeiro (che prima delle modifiche ha ospitato anche 200 mila spettatori) tutto da scoprire è in Perù lo scenografico campo di fronte alle montagne Urubamba nel villaggio più vicino all’antica città inca di Machu Picchu. Prima di riprendere il viaggio verso altri continenti merita almeno una segnalazione l’Estadio Olìmpico Pedro Arispe in Uruguay con una vista impareggiabile sulla baia di Montevideo e una curiosa tribuna a forma di virgola che contorna il campo da due soli lati.

Senegal, un baobab in mediana
In Russia si gioca nella foresta

In Africa si gioca ovunque: dalle isole vulcaniche di Capo Verde all’oasi marocchina del Campo dell’Atlante e a quello delle Piramidi a Giza, e perfino in vetta al Kilimangiaro per una partita da guinness dei primati a 5756 metri e -15 gradi. Ma unico al mondo è il Campo del baobab sull’isola di Gorée al largo di Dakar in Senegal. Qui da cent’anni il titolare inamovibile è proprio quest’albero che staziona a centrocampo e non può essere per nessuna ragione tagliato: per gli anziani è sacro perché ospita al suo interno gli spiriti dei defunti. I giovani però si sono adattati: si gioca in otto proprio per l’imponenza del baobab, una sorta di nono uomo in campo, imprevedibile perché rilancia la palla talvolta a una squadra e talvolta a un’altra. In giro per l’Europa invece c’è l’imbarazzo della scelta. All stadio dello Hnk Slaven Trogir in Croazia tutte le partite sono storiche visto che il campo è delimitato da due gioielli del passato, castello e torre medievale. Da cartolina gli stadi a settentrione: il campo A Molini delle isole Faroe o sui fiordi norvegesi l’Alfheim e l’Henningsvaer Stadion. Di grande impatto è anche in Russia lo stadio nella foresta che sorge alla periferia di Mosca nel bel mezzo del parco Meshchersky o in Scozia lo spettacolare Dumbarton Stadium ai piedi di una massa rocciosa con un castello a strapiombo sul mare.

Le curve sulla roccia di Braga
In Svizzera serve la teleferica

È proprio uno stadio sulla roccia invece quello di Braga in Portogallo: al posto delle curve c’è la falesia da un lato e una collina alberata dall’altro. Menzione speciale infine per l’Ottmar Hitzfeld Arena, lo stadio più alto d’Europa (1890 metri sul mare): accessibile solo mediante teleferica, ospita l’FC Gspon squadra amatoriale di questo piccolo villaggio svizzero di montagna. E l’Italia? Di certo non sfigura in questo volume con almeno due impianti suggestivi: lo stadio Penzo a Venezia raggiungibile dai tifosi a piedi e in vaporetto o lo stadio Comunale San Costanzo a Capri. Ma il nostro viaggio non può dirsi concluso se non andiamo anche dall’altra parte del globo, nel Continente Nuovissimo. L’oceanico Central Coast Stadium del paesino australiano di Gosford, con tribune solo su tre lati è una sorta di panchina con vista incantevole sull’estuario del Brisbane Water. Una cartolina efficace per celebrare la passione per il calcio a tutte le latitudini. Una popolarità che colpì anche l’allora cardinal Ratzinger. Il futuro Benedetto XVI ci vedeva al fondo il desiderio di una vita paradisiaca proprio come i giochi nell’antica Roma. « In questo senso il gioco sarebbe una sorta di tentato ritorno al Paradiso: l’evasione dalla serietà schiavizzante della vita quotidiana e della necessità di guadagnarsi il pane, per vivere la libera serietà di ciò che non è obbligatorio e perciò è bello».

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