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Pillole «facili», un'illusione a spese delle donne
Valentina Fizzotti
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La multinazionale farmaceutica Bayer ha annunciato di aver perso soldi per colpa delle sue pillole contraccettive. Alla presentazione del bilancio dell’ultimo trimestre 2012 l’azienda ha dichiarato un utile netto in discesa (374 milioni di euro contro i 397 dello scorso anno) nonostante le vendite ancora in salita. Questo perché, alla fine del 2012, ha messo in preventivo di spendere 455 milioni di euro nelle cause legali in cui è stata trascinata per danni collegati agli effetti collaterali di alcuni dei suoi ultimi anticoncezionali. I processi hanno preso il via dalle denunce di danni o decessi causati da coaguli (la maggior parte trombosi o embolie) e lo scorso giugno l’azienda ha spiegato di aver speso per patteggiare – senza alcuna ammissione di colpa – 142 milioni di dollari. Di questi, 110 sono serviti soltanto per chiudere le prime 500 cause negli Stati Uniti, dove la sua pillola di nuova generazione è vendutissima e presentata come molto più tollerabile delle altre.

Le pillole a base di drospirenone però aumentano dal 50 al 75% il rischio di coaguli, in particolar modo se unite a fumo e predisposizione: per questo donne giovani e sane si sono sentite male o hanno perso la vita dopo averne fatto uso. E per questo l’Agenzia del farmaco americana Fda ha chiesto ai produttori di aumentare le avvertenze, ma, ha detto il padre di una delle vittime, le adolescenti non perdono tempo a leggere i bugiardini. I numerosi casi emersi negli ultimi mesi sono stati anche alla base della decisione del Ministero della salute francese (molto di sinistra e molto liberal, guidato da una donna, Marisol Touraine) di tentare di arginare nel Paese le numerose prescrizioni da parte dei medici delle pillole cosiddette di terza e quarta generazione, facendo appello anche all’Unione europea perché riveda in senso restrittivo la loro autorizzazione all’immissione in commercio.

In realtà però, rischi e spiacevoli conseguenze riguardano tutti i contraccettivi ormonali, in qualsiasi forma e dosaggio. Scientificamente agiscono a livello del sistema endocrino, di quello metabolico e anche di quello immunologico. Gli ormoni poi sono collegati all’incidenza di tumori femminili molto diffusi (dal cancro al seno a quello all’utero) oltre che a malesseri comuni ma fastidiosi (molte donne lamentano sbalzi d’umore, mal di testa, gonfiori, capelli danneggiati). La storica «Diane», sempre della stessa azienda di origine tedesca, usata come contraccettivo già da tre decenni e prescritta come trattamento per l’acne legata a squilibri ormonali, ora non potrà più essere prescritta come anticoncezionale in Francia: l’Agenzia nazionale del farmaco ha confermato almeno quattro decessi collegati alla sua assunzione.

«Le donne saranno finalmente liberate dalle loro catene», assicurava la prima pubblicità della pillola anticoncezionale, «Enovid», dall’ambientazione mitologica: la donna era un’Andromeda, legata a una roccia come vittima sacrificale di un mostro marino, ed «Enovid», la pasticca rivoluzionaria, il suo Perseo. Dalla liberazione dal giogo riproduttivo la pillola è arrivata a incarnare, dagli anni Novanta in poi, il ruolo immaginifico di panacea: dopo essere diventate indipendenti e padrone della loro più intima agenda, le femmine possono avere anche la pelle liscia e un umore ottimo in un colpo solo.

Gli ormoni della felicità sono venduti in pacchetti diversi, per tutti i gusti: dall’anello al cerotto (ormai considerato passé), dall’iniezione (in gran parte ancora sperimentale) all’impianto sottocutaneo. I metodi naturali, invece, restano pressoché sconosciuti alla maggior parte delle donne (e chiaramente dei maschi, angosciati). Eppure, la tecnologia rende sempre più facile utilizzare tecniche basate sulla consapevolezza di sé (ci sono app per smartphone, persino), che servono anche agli specialisti per individuare patologie nascoste (perché la donna conosce meglio il suo corpo). In più, se utilizzati correttamente, hanno la stessa efficacia della pillola. Uno di questi metodi l’ha inventato John Billings, medico cattolico australiano, ma nel 2007, quando è morto, dove il controllo del corpo spopola nessuno ne ha parlato.​
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