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Marò, al via l'arbitrato. L'India: amici dell'Italia
Angelo Picariello
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Il caso dei marò inizia la sua lunga navigazione davanti al Tribunale internazionale, istituito presso la Corte permanente di arbitrato dell’Aja. Ad esso Italia e India hanno affidato ogni decisione circa la giurisdizione sul caso dei due fucilieri di Marina accusati della morte di due pescatori, ma senza che a loro carico si sia svolto ancora un regolare processo. A tema, all’Aja, ci sarà una questione preliminare di non poco conto, ossia la decisione sulla sede dove dovranno attendere la sentenza definitiva per emettere la quale il collegio si è riservato due anni di tempo.

Il caso riguarda soprattutto Salvatore Girone - trattenuto ancora, dopo oltre 4 anni, presso la nostra ambasciata nella capitale indiana, in libertà vigilata - visto che a Massimiliano Latorre è stato concesso di curarsi in Italia per i postumi di un ictus, decisione che il nostro governo considera, di fatto, definitiva. Ma l’Italia ha da tempo chiesto che anche Girone rientri in patria e che vi resti fino alla fine del procedimento arbitrale. E lo ribadirà domani e giovedì nell’udienza davanti al Tribunale arbitrale internazionale incaricato di dirimere la questione sulla giurisdizione, tra Roma e Delhi.

Con il ricorso all’arbitrato internazionale, «il caso non è più una questione bilaterale», ha dichiarato il direttore generale per l’Europa occidentale del ministero degli Esteri indiano, K. Nandini Singla, alla vigilia dell’atteso vertice - domani - a Bruxelles tra l’Ue e l’India, più volte rinviato anche a causa della crisi diplomatica con l’Italia. Parole che possono essere lette come concilianti, ma - al contrario - anche come un buttare le mani avanti verso l’Europa e verso la stessa Italia, respingendo in anticipo nuove pressioni. «Abbiamo sempre desiderato avere relazioni forti con l’Italia» che, ha sottolineato ancora Nandini, vediamo «come un partner chiave all’interno dell’Unione europea».
 
«L’Italia ha portato la questione al tribunale dell’Aja» e «l’India si è unita a questo processo, partecipando già a un’udienza ad Amburgo e con l’idea di continuare a partecipare», ha proseguito il responsabile indiano, senza tuttavia entrare nel merito della questione. L’Ue, ora, potrebbe sollevare al vertice la questione dei marò con il premier indiano Narendra Modi, in cerca di un Accordo di libero scambio per accrescere il ruolo dell’India sulla scena globale.

Il giorno dopo Modi volerà a Washington per il Summit sulla sicurezza nucleare, dove auspica di superare le resistenze degli Usa all’ingresso indiano al Nuclear Suppliers Group e di aprire così una via preferenziale verso l’adesione al Missile Technology Control Regime (Mtcr), su cui l’Italia ha posto il veto proprio per aumentare la pressione su Delhi. La richiesta di «misure provvisorie» a tutela di Girone era stata avanzata lo scorso 11 dicembre dal governo italiano, proprio alla luce dei tempi lunghi previsti per la fine dell’arbitrato non prima dell’estate 2018 - che dovrà decidere se spetti alla magistratura italiana o a quella indiana occuparsi del caso dei due militari in servizio antipirateria su una nave commerciale italiana e accusati per quel caso verificatosi il 15 febbraio 2012 al largo del Kerala ancora avvolto nel mistero. 

Latorre, invece, si trova già a Taranto su permesso della Corte Suprema indiana per motivi di salute concesso nell’estate del 2014 e da allora più volte reiterato. L’ultimo permesso scadrà il 30 aprile e una nuova udienza dell’Alta corte indiana è prevista il 13 aprile. Dal canto suo l’Italia ha però già fatto sapere che Latorre, tuttora alle prese con la difficile riabilitazione dalla malattia - e con nuovi problemi alla colonna vertebrale - resterà a casa fino a fine arbitrato, forte della sentenza con cui lo scorso agosto il Tribunale del mare di Amburgo (Itlos) impose a Italia e India di congelare ogni procedimento giudiziario nei confronti dei due militari.
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