domenica 13 luglio 2014
​Forte richiamo a chi "ha responsabilità politiche": ogni sforzo per far cessare le ostilità. Sul campo però la situazione è drammatica: 165 morti sotto i raid israeliani, oltre 700 razzi lanciati da Hamas in una settimana, popolazione in fuga dalla Striscia, primi combattimenti di terra. Si intensifica anche l'azione diplomatica: missione dei ministri tedesco e italiano nell'area.
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"Esorto le parti interessate e tutti quanti hanno responsabilità politiche a livello locale e internazionale - si è appellato domenica papa Francesco all'Angelus - a non risparmiare la preghiera e alcuno sforzo per far cessare ogni ostilità e conseguire la pace desiderata per il bene di tutti". "Mai più la guerra".Solo qualche settimana fa i presidenti di Israele e Palestina pregavano nei giardini vaticani inseguendo impegni di pace, ma negli ultimi giorni volano bombe da una parte e razzi dall'altra, sembra cominciato un attacco israeliano di terra, parte della popolazione è in fuga dalle proprie case. Questo il quadro che aveva presente papa Francesco quando ha lanciato il suo "accorato appello" dalla finestra su piazza San Pietro, davanti a diverse decine di migliaia di persone. L'appello è nato "alla luce dei tragici eventi degli ultimi giorni", ma papa Bergoglio ha "ancora nella memoria il vivo ricordo dell'incontro dell'8 giugno scorso con il Patriarca Bartolomeo, il Presidente Peres e il Presidente Abbas, insieme ai quali abbiamo invocato il dono della pace e ascoltato la chiamata a spezzare la spirale dell'odio e della violenza. Qualcuno potrebbe pensare - ha commentato il Papa - che tale incontro sia avvenuto invano. Invece no, perché la preghiera ci aiuta a non lasciarci vincere dal male né rassegnarci a che la violenza e l'odio prendano il sopravvento sul dialogo e la riconciliazione".  A questo punto papa Francesco ha pronunciato la parte più pragmatica del suo appello, richiamando alla responsabilità sì di tutti, ma in particolare della politica, sia a livello locale che internazionale. Poi di nuovo una incursione nella preghiera: un minuto di preghiera silenziosa, lui alla finestra e i tanti in piazza. E infine una invocazione a Dio a aprire "occhi e orecchie" di tutti al "coraggio della pace" e a dire "mai più la guerra".  "Rendici disponibili - ha concluso papa Bergoglio - ad ascoltare il grido dei nostri cittadini che ci chiedono di trasformare le nostre armi in strumenti di pace, le nostre paure in fiducia e le nostre tensioni in perdono". .
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