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Nozze Bpm-Banco: nasce il terzo Gruppo italiano
Marco Girardo
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​Dopo il via libera informale della Bce, Bpm e Banco Popolare hanno "firmato": con le nozze Milano-Verona nasce il terzo Gruppo bancario italiano dopo Intesa SanPaolo e Unicredit, un polo italiano del credito da 4 milioni di clienti, attivi per oltre 171 miliardi, più di 25mila dipendenti e 225 miliardi di raccolta.


Una manciata d’ore prima che i promessi sposi pronunciassero il fatidico "sì", a benedire preventivamente – e autorizzare di fatto – il matrimonio ci aveva pensato ieri la Bce con il suo officiante deputato, il presidente del nuovissimo Consiglio di Vigilanza Danièle Nouy: «Sì, probabilmente ci sarà una risposta (a questo punto affermativa, ndr) prima di ricevere il business plan». Poco dopo i consigli dei due istituti, in riunioni-fiume in parallelo a Milano e Verona, hanno iniziato a definire i dettagli.



L’operazione è certamente complessa e i tempi sono stretti. Il protocollo d'intesa, reso noto in tarda serata, prevede la nascita di una capogruppo (una Spa con un sistema di governance tradizionale) controllata al 54% dagli azionisti del Banco e per 46% dai soci di Bpm. Avrà due teste, una a Verona e una a Milano: sede legale nel capoluogo lombardo e amministrativa nella città veneta. È previsto poi che Bpm conferisca a una banca-rete gli sportelli nelle province di Milano, Monza e Brianza, Como, Lecco e Varese. La controllata avrà sede legale e amministrativa a Milano e dopo tre anni verrà incorporata nella nuova capogruppo. Per il primo triennio, il Cda del nuovo gruppo bancario sarà composto da 19 amministratori (poi scenderanno a 15), avrà come Ad Giuseppe Castagna (Milano) e come presidente Carlo Fratta Pasini (Verona), mentre Pier Francesco Saviotti sarà presidente del comitato esecutivo.


Già all’uscita dal Consiglio di gestione veronese, verso le 22 di ieri, Fratta Pasini aveva anticipato via Twitter: «Felici di varare operazione straordinaria così significativa dopo un processo competitivo e in contesto di mercato severo». Subito imitato dal "cinguettio" del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan: «Le riforme funzionano, le popolari cambiano: più grandi, più forti, più trasparenti».


I titoli, sospesi per l’intera seduta di  ieri, alla riapertura di oggi hanno iniziato ad essere soggetti a forte volatilità, con ribassi e rialzi corposi a ripetizione. Quanto alle possibili ricadute occupazionali, che hanno già messo in allarme i sindacati, nel pomeriggio Castagna e Saviotti incontreranno i rappresentanti dei lavoratori.
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