Passa a livello superiore
Accesso
Cultura
Tecnologia
La Tv del futuro? Riempie il salotto di fantasmi
Giacomo Gambassi
  • facebook
  • twitter
  • google +
  • segnala ad un amico
    mail
  • font
  • stampa quest'articolo
    print

2016-premio-candida-300x125.gif
Nel futuribile delle nostre case i salotti non avranno più il televisore. Almeno come lo intendiamo oggi. Se vorremo vedere una trasmissione, avremo due possibilità: la prima è accendere un’intera parete che farà comparire il video attraverso una sorta di carta da parati formato tv; l’altra è schiacciare il telecomando di una scatola magica capace di proiettare in mezzo alla stanza immagini in tre dimensioni che fluttuano nell’aria, quasi che una partita di calcio o un talk show si svolga fra le mura domestiche. Invece i salotti di un futuro ormai dietro l’angolo saranno dominati da schermi giganti che offriranno inquadrature in 3D ma senza bisogno degli occhiali e soprattutto ad altissima risoluzione, così simili a quelle dell’occhio umano da farci credere di non essere dentro un’abitazione ma di fronte alla scena reale.


Cambierà il modo di guardare la tv. C’è chi sostiene che nel terzo millennio la tecnologia stravolga ogni sei anni il rapporto con il più familiare fra gli elettrodomestici. Se nel 2000 è comparsa la televisione ad alta definizione (il famoso Hd), nel 2006 sono arrivati i primi schermi full-Hd negli appartamenti; e se nel 2012 sono stati lanciati i programmi in 3D, adesso siamo alle soglie di una nuova rivoluzione. È quella della tv a un passo dalla visione reale che intende soppiantare la sensazione di trovarsi davanti a un apparecchio elettronico. Come? Coniugando dimensioni sempre più ampie dei display e immagini con qualità da primato. 


È stato appena presentato a Los Angeles il televisore più grande del mondo: è largo quasi quattro metri, è realizzato a cristalli liquidi (Lcd), occupa un muro e vuole essere davvero una finestra aperta sul mondo. Una novità che, però, rischia di impallidire di fronte alla tv paragonabile a un foglio. Che è già realtà. Arrivano dalla Corea schermi con uno spessore di poco più di un millimetro, che si srotolano e si arrotolano come fossero un pezzo di carta (e per di più sono ecosostenibili). Adesso hanno dimensioni di mezzo metro ma la prospettiva è che rivestano le nostre case. Sono realizzati con la tecnica Oled, nuova frontiera dei display che potrebbe sostituire il plasma e i cristalli liquidi. Uno dei limiti degli schermi piatti che hanno preso il posto dei tubi catodici è il colore nero: non è mai abbastanza nero, anzi spesso è slavato. L’Oled – che si basa su diodi capaci di emettere luce senza necessità di una retroilluminazione per rischiararsi, come accade nell’Lcd – supera questi limiti. Inoltre richiede uno strato sottilissimo di pellicola per funzionare. Quindi non servono più i vetri e la tv può essere stampata anche su una membrana flessibile. C’è, tuttavia, da scogliere il nodo dei costi: si va dai 2mila euro di un Oled familiare ai 140mila per uno schermo da parete.

Televisori colossal hanno bisogno di immagini con risoluzioni fuori dell’ordinario. Ecco la seconda scommessa. L’Hd non è sufficiente per la tv del domani. E i marchi dell’elettronica, le stazioni, i produttori puntano sulla super qualità. Tre anni fa è stato lanciato il 4K (o ultra Hd), sigla che sta a indicare una definizione video quattro volte superiore all’Hd. Ma siamo già approdati all’8K, o super ultra tv, che raddoppia ancora la qualità ed è stato progettato dall’emittente di Stato giapponese Nhk. L’idea di fondo è che gli schermi in stile manifesto replichino i dettagli che osserviamo a occhio nudo. In pratica potremmo vedere una partita di calcio con inquadrature che coprono metà campo da gioco e al tempo stesso leggere i numeri sulle maglie degli atleti. La storia della televisione insegna che una novità si afferma quando cinema e sport la trascinano. Perciò la Nhk proporrà le Olimpiadi di Tokyo 2020 in 8K.

Intanto si guarda all’ultra Hd che dai dischi Blu-ray o dallo streaming deve tradursi in trasmissioni in diretta, come mostrano i test durante i Mondiali di calcio in Brasile o l’apertura della Porta Santa nella Basilica Vaticana lo scorso 8 dicembre. Secondo l’istituto di ricerca internazionale Ihs, nel 2019 un terzo delle case in Europa e negli Usa avrà apparecchi in 4K. Da qui gli accordi fra i colossi dell’elettronica e società televisive come Netflix e Amazon per realizzare fiction con il nuovo standard. Che andrà a braccetto con un altro acronimo, Hdr, legato al mondo della fotografia e della grafica. Sui cellulari c’è già l’opzione Hdr che fa più scatti dello stesso soggetto e correggere i problemi di colori e luci. L’algoritmo sarà applicato anche alla tv per migliorarne il realismo. Nel 2019 la televisione “fotografica” sarà di massa, fa sapere ancora Ihs. Ma nel frattempo verrà sperimentata da case di produzione come Disney o Warner Bros, insieme con Netflix.

L’ultra tv che qualcuno considera figlia di una spasmodica «corsa ai pixel» e che ricorda la «cavalcata ai gigahertz» per i microprocessori dei computer ha già fatto tramontare il 3D. O meglio, quello che chiede di indossare gli occhiali. Un’alternativa sarà rappresentata dagli schermi curvi o in 8K che circonderanno lo spettatore con immagini panoramiche. Ma il sogno delle tre dimensioni persiste. Se giunge dalla Cina il primo televisore in 3D senza occhiali, l’autentica svolta sarà rappresentata dalla televisione olografica che proporrà immagini galleggianti sulla scia della realtà aumentata. Negli Stati Uniti è già stata ribattezzata “Holo tv” e il Mit, Massachusetts Institute of Technology, ritiene che entro dieci anni sarà fra noi. I primi traguardi sono stati tagliati. È uscito in Cina il primo cellulare con un touchscreen olografico. E nel 2014 due artisti scozzesi hanno realizzato un filmato Holo che mostra la sonda spaziale Nasa Voyager e che si ispira al primo film della saga Star Wars dove il robot R2D2 proietta un’immagine 3D lla principessa Leila. Anche il Mit ha creato videoproiezioni a basso costo con il laser e ha messo a punto un display Holo che costerà 10 dollari. Persino il Cnr italiano è sceso in campo con una “telepresenza” in chat che fa comparire l’interlocutore di fronte alla tastiera. Ed è targata Usa una sorta di secondo schermo che volteggia vicino al televisore e consente di leggere notizie o navigare sul web. Come se non bastasse, la nipponica Nhk annuncia che nel 2022 porterà la Holo tv ai Mondiali di calcio del Qatar. Fantascienza? Chissà. C’è comunque chi cita una frase quando si parla dell’avvenire televisivo: il piccolo schermo ha vestigia di ambizioni senza freno. E anche quelle novità che potrebbero avere una loro rilevanza rischiano di essere introdotte con troppa fretta e quindi “bruciate” in pochi mesi.



L'ESPERTO ZAMBARDINO: IN CASA LA TIVU' SARA' UNA CABINA DI REGIA DEGLI ELETTRODOMESTICI

«Se è vero che sono di grande attualità la realtà aumentata, le auto intelligenti o i droni, la grande sfida per i prossimi anni sarà quella di una casa che risponda ai comandi digitali. E l’apparecchio tv avrà la funzione strategica di una cabina di regia». Bruno Zambardino, direttore dell’Osservatorio media di I-Com, l’Istituto per la competitività, non ha dubbi. I televisori che si collegano a internet permetteranno di «controllare oltre duecento oggetti», spiega il docente di economia e organizzazione del cinema e della tv all’Università La Sapienza di Roma.

Il televisore sarà anche molto altro?
«Si sta consolidando la tendenza di ibridare le tradizionali esigenze di intrattenimento – che sono sempre più on demand e quindi legate a internet – con quelle di gestione di altri dispositivi domestici centralizzando le azioni in un unico “hub tv” ad alta connettività».

E quale tv vedremo?
«Avremo contenuti di altissima qualità in 4K (o ultra Hd) trasmessi da apparecchi connessi alla Rete e venduti già con un “palinsesto” personalizzabile di App che offriranno servizi streaming in abbonamento oppure on demand. Magari potremo contare anche su alcuni mesi gratuiti inclusi nel prezzo, per rafforzare la motivazione all’acquisto».

Adesso si punta sulla super alta qualità in tv. Perché?
«Perché l’utente, quando torna a casa, esige la stessa risoluzione e lo stesso design dello smartphone o del tablet. Sono le stesse emittenti a spingere in tal senso, consapevoli che il parametro qualitativo delle immagini diventa uno dei fattori di maggior presa sul pubblico e perciò di audience. Ma tutto ciò non è meno importante dei contenuti. Il 4K è l’asso nella manica degli operatori tv sul web per battere la concorrenza tradizionale».

Però c’è il rischio che resti un’esperienza di nicchia anche per i costi elevati delle tv.
«Secondo gli analisti, nel 2016 si registrerà una sensibile riduzione di prezzi e dimensioni. Certo, per garantire un’effettiva diffusione del super Hd occorre puntare su produzioni che meglio di altre si prestano a una visione “ultra-spettacolare” come ad esempio gli eventi sportivi e musicali ma anche la fiction: lo ha compreso Netflix che quest’anno distribuirà in tutto il mondo (visto che ha appena annunciato lo sbarco in altri 130 Paesi) i suoi “gioielli” in 4K inclusa la nuova stagione di
House of cards».

Ma vedere la super tv via web richiede connessioni veloci che l’Italia non ha.
«In un Paese in ritardo come il nostro occorre cambiare passo nelle strategie di penetrazione della banda ultra larga. Nessuno vorrebbe che il piacere di un film venisse rovinato da fotogrammi frammentati».

E la televisione olografica?

«C’è chi sostiene che 2022 andremo in uno stadio italiano e sul campo vedremo trasmessa una partita in diretta dal Qatar che ospita la Mondiali di calcio».

© riproduzione riservata
segnala ad un amico stampa quest'articolo
Articoli in evidenza