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Genova-Londra, l'asse del rischio
Fulvio Fulvi
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UN’ASTUZIA DA MERCANTI Targhe-incendio, antiche polizze, libri e manifesti storici raccontano il complesso percorso dell’assicurazione nell’arco di 700 anni, dalla Firenze di Giotto e Petrarca ad oggi. La mostra “Scacco al rischio! Fortuna, sventura, calcolo nella storia dell’assicurazione dal medioveo ai giorni nostri”, a cura di Marina Bonomelli e Claudia Di Battista, è allestita fino al 9 aprile sul monumentale scalone che conduce alla sala del Grechetto della Biblioteca Sormani di Milano (lunedì-venerdì, ore 15.00-19.00; sabato, 9.00-13.00; ingresso libero). L’esposizione si avvale del materiale raccolto dalla Fondazione Mansutti che vanta una collezione specialistica unica al mondo. Nelle tre sezioni della mostra spiccano una polizza stilata da un notaio genovese nel 1343, la prima edizione del Tractatus de assecurationibus di Pietro Santerna, del 1552, e manifesti realizzati da artisti come Boccioni, Dudovich e Mucha. Tra le rarità, il manoscritto membranaceo De contractibus et usuris di San Bernardino da Siena del 1470, strumenti di navigazione, portolani e atlanti tascabili.

Nel Medioevo furono i mercanti a volersi proteggere dal rischio che le loro merci, in viaggio via mare da un continente all’altro, venissero depredate dai pirati. E, con loro, gli armatori che temevano danni per le navi costrette ad affrontare troppo spesso acque pericolose con forti probabilità di perdere equipaggio e carico. Frequenti erano gli affondamenti a causa di tempeste o arrembaggi. Nacquero così le assicurazioni. A Genova, nel 1424, prese vita la prima compagnia: si chiamava “Tam mari quam terra”. Due secoli dopo, in una taverna sulle sponde del Tamigi, si costituisce una società destinata a entrare nella leggenda, i Lloyd’s di Londra: si trattava di un gruppo di facoltosi intermediari che allargò presto la propria attività anche alla City, il quartiere degli affari, dove si correvano rischi più terricoli, legati agli scambi commerciali, alla vita domestica, a catastrofi e ruberie nelle banche e nelle abitazioni. Nel 1666 la capitale britannica fu devastata da un furioso incendio che, in quattro giorni, distrusse 13 mila case e 87 chiese, tra cui la cattedrale di St. Paul. Centomila persone restarono senza tetto. La collettività aveva bisogno di maggiore 'sicurtà' e di qualcuno che gliela garantisse.

C’erano, appunto, i Lloyd’s (il nome deriva dal titolare dell’osteria che si affacciava sul fiume, Edward Lloyd). Ma quella delle assicurazioni è una vicenda che dura da oltre duemila anni se si considerano le prime forme di 'mutua assistenza' e solidarietà sorte nell’ambito di comunità, famiglie, corporazioni sin dall’antica Roma. «Basti pensare ai collegia funeraticia, i fondi che i legionari mettevano da parte per pagarsi una decente sepoltura » dice Ennio De Simone, già ordinario di Storia economica all’Università di Napoli Federico II e all’ateneo del Sannio, dove continua a tenere un corso. Il professore ha curato, sull’argomento, studi e pubblicazioni, tra cui i testi del volume L’affascinante storia dell’assicurazione (Silvana editoriale) che accompagna la mostra “Scacco al rischio! Fortuna, sventura, calcolo nella storia dell’assicurazione dal Medioevo ai giorni nostri” (vedi box) allestita fino al 9 aprile sullo scalone monumentale della Sala del Grechetto della Biblioteca Sormani di Milano. «Il fascino di questa lunga storia – spiega De Simone – consiste soprattutto nel fatto che con l’assicurazione non si vende nulla di materiale ma 'soltanto' la copertura di un rischio: chi vuole mettersi a riparo da un possibile danno ed eliminare al tempo stesso l’ansia che deriva dall’incertezza del futuro paga un premio in cambio di un impegno a risarcire; per l’assicuratore, invece, tecnicamente, l’investimento produce un profitto se alla scadenza del contratto l’evento non si verifica». Un sistema di mutualità sociale che cominciò a delinearsi nel nord Europa durante il XVII secolo. «Quando avveniva un disastro come quello che bruciò Londra, il re concedeva le 'licenze di questua' ai cittadini per raccogliere soldi nelle chiese per costituire un fondo di garanzia, in quell’occasione fu lo stesso Oliver Cromwell a contribuire versando duemila sterline». 

Non si deve credere però che l’evoluzione del 'diritto delle assicurazioni' e il suo perfezionamento nei secoli sia avvenuto senza incontrare ostacoli e diffidenze. «I nemici delle assicurazioni sono stati tanti sin dall’inizio – chiarisce il professore – perché il sistema di cui stiamo parlando è un parente stretto del prestito a usura e l’usuraio nella cultura cristiana è condannato all’inferno, tanto che era un mestiere avversato e praticato nel Medioevo soprattutto dagli ebrei. Assicurarsi sulla vita, inoltre, significava intervenire sui piani della Provvidenza, la logica era: la disgrazia mi arriva perdiminuirà ché sono un peccatore... insomma, la polizza era ritenuta un patto implicito col diavolo perché tempo e futuro appartengono solo a Dio. Fu san Bernardino da Siena nel Quattrocento con il De contractibus et usuris a rivalutare la materia considerando apprezzabile il contratto di assicurazione». Anche in India e nei Paesi islamici, però, il sistema assicurativo ha fatto fatica ad affermarsi: si credeva un’invasione sacrilega. Sospetti sul negozio giuridico in questione erano poi determinati, più laicamente, dal meccanismo del rimborso, assai simile a quello della scommessa e basato sul calcolo delle probabilità. «Va anche detto – prosegue De Simone – che le obiezioni riguardavano spesso anche l’aspetto psicologico, per esempio: 'Se mi assicuro non starò più attento a quello che faccio, quindi la mia responsabilità nei rapporti con gli altri'». 

Un ruolo fondamentale in questa affascinante storia è stato svolto dal banchiere napoletano Lorenzo de Tonti che nei primi anni del Seicento inventò un nuovo metodo di investimento, una forma primordiale di assicurazione sulla vita. «Il denaro circola nella società come il sangue nel corpo umano... e Tonti, che faceva anche il medico, lo sapeva bene, perciò si recò nella ricca Francia per cercare finanziatori disposti, pagando una quota di ingresso (chiamata 'tontina'), a formare un capitale comune – racconta De Simone –, un 'monte' di denaro sottoposto alla gestione del re, dal quale ricavare per loro stessi o per altri beneficiari, con gli interessi maturati, una rendita vitalizia, versando somme diversificate sulla base di fasce d’età, da 0 a 70 anni». La proposta piacque al cardinale Mazzarino, ma il parlamento francese la bocciò. Il sistema assicurativo è in continua evoluzione. Nel Novecento, con le due guerre, l’intensificarsi dei rapporti economico- finanziari all’interno dei singoli Paesi e degli affari internazionali, si è registrato l’impulso maggiore. Oggi esistono polizze in grado di coprire qualsiasi evento dannoso, morale, materiale e persino biologico: furti, incendi, incidenti stradali, malattie, infortuni, morte prematura, perdita di bagagli, conseguenze causate a terzi dal comportamento dei propri animali... E, con la Rete, gli spazi sembrano aumentati. «E perché, allora – propone De Simone – non introdurre pure un’assicurazione per rimborsare i viaggiatori che perdono il treno?».
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