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Il Papa: «Risplenda la gioia del sacerdote»
 
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"​Trovo tre caratteristiche significative nella nostra gioia sacerdotale: è una gioia che ci unge ma non che ci rende untuosi, sontuosi e presuntuosi, è una gioia incorruttibile ed è una gioia missionaria che si irradia a tutti e attira tutti, cominciando alla rovescia: dai più lontani". Ha richiamato al senso profondo della missione sacerdotale papa Francesco nella sua omelia durante la Messa del Crisma che ha presieduto nella Basilica di San Pietro e che apre le solenni liturgie del Triduo di Pasqua.

È il popolo di Dio a far fluire la vera gioia sacerdotale e a "custodirla". Per questo il sacerdote deve sempre "uscire" da se stesso. "Esci da te stesso e dai al tuo popolo ciò che ti è dato, e il tuo popolo di farà gioire", ha esortato il Papa.

"Anche nei momenti di tristezza, in cui tutto sembra oscurarsi e la vertigine dell'isolamento ci seduce - ha osservato papa Francesco -, quei momenti apatici e noiosi che a volte ci colgono nella vita sacerdotale, e attraverso i quali anch'io sono passato - ha aggiunto -, persino in questi momenti il popolo di Dio è capace di custodire la gioia, è capace di proteggerti, di abbracciarti, di aiutarti ad aprire il cuore e ritrovare una gioia rinnovata".

La gioia dell'ordinato, ha proseguito il Papa, è custodita "anche da tre sorelle che la circondano, la proteggono, la difendono: sorella povertà, sorella fedeltà e sorella obbedienza". "Il sacerdote è povero di gioia meramente umana: - ha detto Francesco - ha rinunciato a tanto! E poiché è povero, lui, che dà tante cose agli altri, la sua gioia deve chiederla al Signore e al popolo fedele di Dio. Non deve procurarsela da sé".

Per quanto riguarda "sorella fedeltà", il Papa ha detto che il sacerdote identifica la Sposa nella "Chiesa viva, con nome e cognome, di cui si prende cura nella sua parrocchia o nella missione affidatagli. È essa - ha aggiunto - che gli dà gioia quando le è fedele, quando fa tutto ciò che deve fare e lascia tutto ciò che deve lasciare pur di rimanere in mezzo alle pecore che il Signore gli ha affidato".

Infine, la "sorella obbedienza", non solo "alla Chiesa nella gerarchia" e alla "parrocchia alla quale sono inviato, le facoltà del ministero, quell'incarico particolare... bensì - ha detto papa Francesco - anche l'unione con Dio Padre, dal quale deriva ogni paternità. Ma anche l'obbedienza alla Chiesa nel servizio: disponibilità e prontezza per servire tutti, sempre e nel modo migliore".

Il Pontefice ha infine pregato per i sacerdoti e in particolare per i nuovi ordinati, per i preti anziani e per quelli che sono chiamati a cambiare parrocchia. "In questo Giovedì sacerdotale - ha detto - chiedo al Signore Gesù di confermare la gioia sacerdotale di quelli che hanno parecchi anni di ministero. Quella gioia che, senza scomparire dagli occhi, si posa sulle spalle di quanti sopportano il peso del ministero, quei preti che già hanno tastato il polso al lavoro, raccolgono le loro forze e si riarmano: cambiano aria, come dicono gli sportivi".

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