martedì 7 maggio 2024
Mancavano i dispositivi e le condizioni di sicurezza. Restano gravissime le condizioni di Domenico Viola, uno dei quattro lavoratori sopravvissuti
Parenti delle vittime del tragico incidente sul lavoro a Casteldaccia (Palermo)

Parenti delle vittime del tragico incidente sul lavoro a Casteldaccia (Palermo) - Ansa

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Dopo il dolore, la rabbia. «O cambiano le cose o proseguiremo a oltranza con le mobilitazioni», avvertono i sindacati. In centinaia sono scesi in piazza per partecipare allo sciopero generale di quattro ore e quello degli edili di otto a Casteldaccia, in provincia di Palermo, dove ieri sono morti cinque operai per le esalazioni di gas in una vasca di liquami. Restano molto gravi le condizioni del sesto operaio, Domenico Viola.

«Fermate questa guerra, questa carneficina» è il grido che si sente nelle strade. Il presidio davanti alla Prefettura era stato proclamato ieri dalle segreterie provinciali di Fillea, Filca e Feneal per gli edili, e da Cgil, Cisl e Uil per tutti gli altri settori. «Chiediamo più verifiche, più controlli, più ispezioni. Assunzione di ispettori e tecnici della prevenzione», ha affermato il leader della Cisl, Luigi Sbarra. E ha sottolineato: «Al lavoro bisogna andare sicuri, dietro questi caduti ci sono sicuramente responsabilità che bisogna accertare e omissioni che occorre verificare. Ecco perché la magistratura deve fare al più presto piena luce. Noi andiamo avanti con la nostra mobilitazione nelle aziende, nei territori fino a quando non ci sarà un cambiamento vero in tutti i luoghi di lavoro». Molto duro anche il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini: «A uccidere è il sistema di appalti, subappalti, precarietà. Un modello di impresa fondato su appalti, subappalti e precarietà è un modello che uccide».

Omissioni che effettivamente sembrano esserci state. Mancavano i dispositivi e le condizioni di sicurezza, che probabilmente avrebbero potuto evitare questo ennesimo incidente. Ne è certo il comandante provinciale dei vigili del fuoco di Palermo, Girolamo Bentivoglio Fiandra: «Questa tragedia non ci sarebbe stata se fossero state prese tutte le precauzioni necessarie e previste». Nel tentativo di aiutarsi l’uno con l’altro sono rimasti soffocati dall’idrogeno solforato, prodotto di fermentazione dei liquami nella vasca dell'impianto di sollevamento di acqua reflue di via Nazionale dell'Amap, la società che gestisce le condotte fognarie e idriche del capoluogo siciliano. Da quanto si apprende il gas velenoso nei cunicoli era presente in una concentrazione dieci volte superiore ai limiti.

«Queste morti sono una sconfitta sociale, una ferita che riguarda tutti – ha dichiarato l’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice ­–. Non possiamo rassegnarci agli incidenti sul lavoro, non possiamo essere indifferenti». Esprimendo «sentimenti di vicinanza e cordoglio» alle famiglie delle cinque vittime e dei feriti - uno dei quali, Domenico Viola di 62 anni, ancora in condizioni gravissime in ospedale - l’arcivescovo sottolinea che «sicurezza significa un’economia e un mercato del lavoro governati dall’istanza etica, attenzione alla persona del lavoratore, alla sua dignità e ai suoi affetti familiari», conclude Lorefice. Lanciando un «forte appello alla sicurezza nei luoghi di lavoro» e «auspicando un maggiore impegno di quanti hanno la responsabilità - legislatori, imprese, organizzazioni e associazioni di categoria - di tutelare i lavoratori».

«Cordoglio» per le vittime e «vicinanza» alle loro famiglie è stata espressa anche dalla Presidenza nazionale dell’Azione Cattolica Italiana. «Denunciamo la carenza di tutela e di misure di prevenzione da parte di soggetti pubblici e privati, sottolineando come i fatti di Casteldaccia ripropongano l’imperativo assoluto di interventi e controlli stringenti per la sicurezza sul lavoro e per spezzare la drammatica catena di morti», di legge in una nota. Cominciando con l’applicare «sul serio il Decreto Legislativo 81/08, che regola la salute e la sicurezza sul lavoro», facendo «crescere una cultura della sicurezza, a partire dalla consapevolezza condivisa che investire in sicurezza non è un costo ma un investimento sul futuro dell’azienda e dei suoi lavoratori».

Le vittime sono state trovate tutte senza protezioni e mascherine. Si tratta di Epifanio Alsazia, 71 anni di Partinico, contitolare della ditta Quadrifoglio group srl di Partinico, che aveva vinto l'appalto dell'Amap e degli operai Giuseppe Miraglia, 47 anni, originario di San Cipirello (Palermo), Roberto Raneri, 51 anni di Alcamo (Trapani), Ignazio Giordano, 59 anni (Partinico) e del lavoratore internale dell’Amap Giuseppe La Barbera, 28 anni, di Palermo.

Quattro sono i colleghi sopravvissuti. Il più grave è Domenico Viola, 62 anni, che ha superato la notte ma le cui condizioni restano grevissime. È attualmente ricoverato al Policlinico di Palermo, dove è intubato e ventilato, in distress respiratorio gravissimo. Viola è stato l'ultimo ad entrare tra i cunicoli e il primo ad essere soccorso dai vigili del fuoco. Per quanto riguarda gli altri operai, le condizioni non destano preoccupazione. Paolo Sciortino, 35 anni, ha subito una lieve intossicazione mentre Giovanni Scavuzzo, 39 anni, e Giovanni D'Aleo, 44 anni, hanno subito malori anche a causa dello shock e le loro condizioni non destano preoccupazione.





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