giovedì 17 ottobre 2013
​Gli Ospedali Riuniti di Bergamo dovranno pagare 400mila euro a una donna per la «mancata informazione» ​durante la gravidanza sulla malattia del figlio. Paola Bonzi (Cav): «Offrire alle donne la massima consapevolezza per compiere scelte importanti» (di Annalisa Guglielmino)
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Il giudice della Prima sezione civile del tribunale di Bergamo ha condannato gli Ospedali Riuniti della città lombarda a pagare 400mila euro a una madre il cui figlio era nato con la spina bifida a seguito di accertamenti sbagliati. Per il giudice vi fu «una mancata informazione», «nell'ottica dell'esercizio del diritto della gestante di interrompere la gravidanza».La sentenza. Il giudice Marino Marongiu, disponendo il risarcimento per la donna parla di «inadeguata visualizzazione nella documentazione fotografica degli organi del feto come necessario per la doverosa completezza dell'esame e in particolare per poter escludere la diagnosi di meliomeningocele». Il magistrato respinge le tesi sostenute dagli Ospedali Riuniti e dagli eredi del medico che svolse gli accertamenti secondo i quali la donna «quandanche informata non avrebbe verosimilmente optato per l'interruzione di gravidanza sia perché la nascita del figlio era attesa e desiderata da tempo», sia perché la donna, al consulente tecnico del giudice aveva dichiarato di «non sapere che cosa avrebbe fatto ove fosse venuta a conoscenza della deformazione fetale». La seconda circostanza, per il giudice, in particolare, è «condizionata dall'evento nascita e dal rapporto affettivo instauratosi con il piccolo», ma il diritto di scelta va considerato «ex ante e non ex post», «né può richiedersi, come deduce la difesa» dell'ospedale «che per accedere all' opzione abortiva avrebbero dovuto sussistere tutte le ipotesi previste» dalla Legge 194, «essendo invece sufficiente l'ipotesi» del «grave pericolo per la salute psichica della donna che costituisce la condizione richiesta dalla legge per l'interruzione di gravidanza». Da qui la decisione di risarcire la madre, assistita dall'avvocato Giuseppe Badolato di Milano, con circa 400mila euro. Paola Bonzi (Cav):  «La donna ha bisogno di consapevolezza per compiere scelte importanti». Pur non entrando nel merito della sentenza, Paola Bonzi, direttore del Centro di aiuto alla vita Mangiagalli di Milano commenta così la vicenda con Avvenire.it. «Bisogna offrire alle donne più consapevolezza: essere consapevoli permette di compiere scelte responsabili». Alla mamma di Bergamo «è successa una cosa buona - per la fondatrice del Cav -: se avesse abortito sarebbe rimasta dentro di lei una fatica superiore a quella che sta compiendo ogni giorno. Il problema è non essere stata protagonista della scelta». Al Cav della clinica Mangiagalli, aperto dall'84, migliaia di donne sono state sostenute in una gravidanza difficile. Otto su dieci, sostiene Paola Bonzi, se aiutate cambiano idea sull'aborto. «Il mondo sembra essere fatto per i perfetti, ma non è così -. I bambini che nascono con problemi, che potevano essere rifiutati, danno più gioie alle famiglie, è come se le rinvigorissero, c'è intorno a loro un coagularsi di forze».​
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