lunedì 24 giugno 2013
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Grande attenzione al mondo giovanile, accoglienza residenziale di donne in particolare difficoltà con i loro bambini, progetto “Speranza”. Sono alcune delle caratteristiche del Centro di aiuto alla vita di Mantova, che sta per aprire un punto di ascolto anche all’ospedale cittadino “Carlo Poma”. «Il nostro Cav è nato nel 1981, sull’onda della campagna per il referendum contro la legge 194 – racconta la presidente Marzia Monelli –. Attualmente possiamo contare su una cinquantina di volontari e soci. La maggior parte delle donne che incontriamo, circa l’80 per cento, sono straniere, ma in quest’ultimo anno sono in aumento le italiane». Da oltre quindici anni, racconta una delle vicepresidenti Maria Luisa Costa, è stato sviluppato un ampio progetto per i giovani: «Ci è stato chiesto di dedicarci a fornire loro informazioni e assistenza. Abbiamo quindi aperto un centro di ascolto telefonico (0376.225959), che raccoglie le problematiche e le domande dei giovani (che chiamano da tutta Italia)». Il servizio è stato avviato dopo corsi di formazione per gli operatori: «Recentemente abbiamo ampliato la nostra azione con altri mezzi in uso tra i giovani: sms, chat, facebook». Questa attività ha avviato un circolo virtuoso anche per incontri e assemblee nelle scuole: «Da un lato conosciamo meglio le necessità degli adolescenti – continua Maria Luisa Costa – dall’altro sappiamo come entrare in comunicazione con loro. Infatti i temi affrontati in chat e al telefono sono i più vari, ma al 90 per cento riguardano una sfera etica». Importante è la collaborazione con altri enti del territorio: «Sia con le Caritas, sia con i Servizi sociali, sia con i consultari – precisa la presidente –. Questo ci permette sia di confrontarci sulla risposta più adatta da fornire a chi chiede aiuto, sia di lavorare “in rete”. Anche per quel che riguarda l’accoglienza residenziale di mamme (e figli) in particolari situazioni di difficoltà». A questo scopo, il Cav può contare su un appartamento di prima accoglienza presso il Gradaro, in collaborazione con le suore oblate dei poveri, e di sei alloggi nella Casa di Mamma Isa (nei pressi dell’ospedale) di proprietà della Fondazione Bruno Traverso, dove sono ospitate donne per offrire opportunità di un percorso di autonomia, su richiesta dei Comuni di Mantova e della provincia. «Speriamo di poter ampliare questa offerta – dice Marzia Monelli –. Infatti nella nostra futura nuova sede (come l’attuale messa a disposizione dalla curia mantovana) ci sono tre ambienti, già celle delle suore, che potrebbero essere trasformate in minialloggi per situazioni di emergenza da violenza o abbandono». Sul fronte più “caldo” del sostegno alle donne tentate di abortire, oltre ai fondi Nasko e ai Progetti Gemma, il Cav di Mantova ha lanciato il Progetto Speranza: «Si tratta di fondi che eroghiamo noi, grazie al sostegno dei nostri benefattori: una somma equivalente agli altri (160 euro per 18 mesi), ma che possiamo avviare con velocità». Già siglata una convenzione con l’azienda ospedaliera “Carlo Poma”: «Abbiamo partecipato alla formazione per affiancare gli operatori del Pronto soccorso a riconoscere i casi di violenza. Apriremo uno sportello presso il reparto di Ginecologia per offrire aiuto alle donne in difficoltà per una gravidanza».
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