Vulnerabili perché umani
giovedì 14 aprile 2022
Il termine vulnerabilità deriva dal verbo latino vulnerare (ferire) con il relativo sostantivo vulnus. Di solito si ritiene vulnerabile chi: è suscettibile di possibili lesioni, è esposto ad attacchi o danni, può essere ferito fisicamente o emotivamente.
I primi due significati rinviano a interpretazioni mediche o militari, mentre la terza è più generale, e spesso è associata a realtà come fragilità, precarietà, debolezza.
Sono tanti gli approcci culturali, filosofici, teologici al tema della vulnerabilità, ormai sempre più riconosciuta come condizione di base, comune, di ogni essere umano. La persona umana, spirito incarnato, è vulnerabile perché ha un corpo finito, fragile, che deperisce, muore; perché è inserita in un contesto di relazioni sociali che possono anche ferire, creare ingiustizie, generare discriminazioni per l'abuso del potere; perché il rapporto con l'ecosistema, può limitare e pesantemente condizionare l'esistenza umana esposta alle forze della natura.
Ma la condizione umana di vulnerabilità è stata riconosciuta dalla riflessione etica anche come un appello alla responsabilità e alla cura reciproca, diventando uno dei princìpi fondamentali della bioetica. La Dichiarazione di Barcellona (1998) ha sostenuto questo principio, inducendo a ripensare la "tirannia dell'autonomia" che ispira molta bioetica di matrice americana, vedendo il soggetto in modo individualistico e autosufficiente, nella pretesa di controllo e dominio di sé e della propria vita. Vulnerabilità ci ricorda la comune appartenenza all'umanità fragile, invitando alla fraternità; implica la consapevolezza che tante nostre esperienze sono frutto di altri, delle relazioni vissute, del dono ricevuto; stimola una potenzialità ad aprirsi, a svilupparsi come soggetti chiamati a crescere in autonomia e di responsabile cura verso gli altri. «Considerare seriamente la vulnerabilità illumina la nostra comune umanità e il nostro interesse verso le altre persone. Vulnerabilità è l'ispirazione per un tipo veramente globale e differente di bioetica» (Henk ten Have). È un appello a una sana umiltà, aperta alla solidarietà e al bisogno di salvezza: «Vulnerabilità è l'incontro di ferite diverse, di debolezze diverse: tutti siamo deboli, tutti siamo vulnerabili. Anche Dio ha voluto farsi vulnerabile per noi, è uno di noi e ha sofferto... Dio si è fatto vulnerabile... abbiamo la stessa carta di identità: vulnerabili, amati e salvati da Dio» (papa Francesco).
Cancelliere
Pontificia Accademia per la Vita
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